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Rosario Crocetta: «Ma cos'è questa crisi?» «Io colpito al cuore della mia persona»

Il presidente della Regione: «Mai chieste garanzie di ricandidatura come condizione per stare nel mio governo»

Rosario Crocetta, la resa dei conti «Ma cos'è questa crisi?»

Rosario Crocetta, presidente Regione Sicilia

«E perché? Non capisco».

Ha provato ad alzare il prezzo sullo scontro con l’assessore Pistorio, innescando una reazione a catena. Centristi e Ap ritirano gli assessori, anche se la Mangano resta. E pure il Pd potrebbe uscire dal suo governo. Dica la verità: non l’aveva previsto.

«Macché previsto, io non ho fatto niente. Ho soltanto chiesto rispetto. Rispetto per la mia dignità personale, per l’istituzione che rappresento, per la figura del presidente della Regione, per i diritti costituzionalmente garantiti».

E che c’entra la Costituzione?

«C’entra, eccome. Quando parlo di dignità mi riferisco alla dignità mia come persona. Ma anche a quella di una minoranza, quella degli omosessuali, che hanno dei diritti di parità e di libertà di espressione garantiti dalla Costituzione. E quindi, anche in nome di questo, non consento a nessuno di sfottermi, di irridermi, di deridermi. Io su questa cosa vado fino in fondo. Chi pensava che non lo facessi, allora significa che non conosce Rosario Crocetta, nonostante lo frequenti da quasi cinque anni».

Lei s’è fissato sulle frasi dell’assessore Pistorio. Ma adesso il caso è politico.

«No, io non mi sono fissato. Io sono stato colpito al cuore della mia persona, della mia dignità. Cosa avrebbe fatto D’Alia se in quelle intercettazioni avesse letto di Pistorio che parlava in termini irridenti di lui?».

Pistorio, però, le ha chiesto scusa.

«Non sono state scuse sufficienti. Parlare vagamente di frasi da caserma non è una giustificazione. E conferma un modo di pensare e agire incompatibile con il vivere civile Sono frasi e situazioni vergognose, rispetto alle quali nessuno ha preso le distanze o mi ha dato solidarietà, soltanto i Verdi l’hanno fatto».

Chi tace acconsente? Ce l’ha anche col suo partito?

«Io non voglio accusare nessuno. Chi ha la coscienza pulita non ha nulla da temere. Le vicende giudiziarie le risolvono i giudici, per il resto si alimenta un processo mediatico, un processo alle streghe colpevoli del nulla e massacrate. Contrariamente ad altri personaggi politici, io ho vissuto la mia sessualità mantenendo la privacy. E ho dovuto persino denunciare in procura alcuni giornalisti che, venuti da fuori Sicilia, tentavano di indurre alcuni esponenti del mondo omosessuale di Palermo a inventarsi cose scabrose e scandalose su di me».

Quindi la crisi di governo per lei è soltanto un problema personale con Pistorio?

«Pistorio rimane il principale artefice del ludibrio nei confronti di chi, come me, l’ha rilanciato quando era politicamente finito. Era e rimane un problema personale con lui: mi sarei dovuto trovare in giunta con uno che mi disprezza e del quale non ho la fiducia».

Ma ora è diventato un problema politico.

«Che me ne frega? La crisi l’hanno aperta loro, non c’entrava nulla con quello che era successo».

Ma adesso deve affrontarla lei, la crisi.

«Per me non esiste proprio, questa crisi. Non ha alcun fondamento. Non ho posto problemi politici, non ho fatto ricatti, e ne avrei potuti fare, non ho mai detto “mi ricandido” e “chi non mi vuole esca dal governo”. Non ho mai legato il sostegno alla mia eventuale ricandidatura alla permanenza dei partiti nel mio governo. Un governo non si fonda sulle future candidature, ma su un programma».

Veramente l’ha detto, più di una volta, che si ricandida…

«Ho semplicemente detto, più volte, che è normale che il presidente uscente, che ha vinto le elezioni nel 2012, debba essere considerato prima per il bilancio politico-amministrativo, aprendo poi una discussione sulla candidatura. E sia chiaro: non sto dicendo che non mi ricandido. Sto dicendo che non è un tema politico sul quale fondare l’esistenza di un governo. Né di aprire una crisi».

Magari, sentendo queste parole, il Pd, D’Alia e Alfano ci ripensano…

«Spero di sì. Io non ho mai chiesto garanzie di candidature. La discussione va fatta nei luoghi adatti. Non è questo il tema: in questo momento è la dignità della persona. Non mi capacito della motivazione fornita da D’Alia. E mi rifiuto di pensare che il Pd possa associarsi a chi strumentalizza una vicenda che politica non è».

Che ne pensa dei suoi assessori?

«Sugli assessori, al di là del problema di fiducia venuta meno nei confronti di Pistorio, il mio giudizio è positivo. E l’avevo già detto, perché sono soddisfatto del lavoro di tutti».

E se dovessero uscire anche gli assessori del Pd?

«E perché dovrebbero farlo? Io non pongo alcuna condizione. Non ho mai chiesto a nessuno che per stare nel mio governo bisogna sostenere la mia ricandidatura».

Sì, ma c’è la possibilità che lo facciano davvero…

«Saremmo alla fine della Sicilia perché dopo gli attacchi omofobi significherebbe che non ci sono più forze democratiche e progressiste in questa terra».

Presidente, il punto è politico. Non omofobico…

«Allora, per essere chiari. Se il problema è la mia non ricandidabilità o il mancato gradimento rispetto alla mia ricandidatura, questo è un problema di cui si parla già da anni. E sono anni che tutti dicono o fanno capire che io non sono candidato, facendo a gara per candidarsi loro. Questa discussione, per ora, a me non interessa e non vedo perché debba essere il motivo ufficiale della crisi aperta dai Centristi, che poi coinvolge anche il mio partito. Mi sembra una situazione assurda e surreale».

Dunque alzerà la voce nei confronti del suo partito alla vigilia della direzione regionale che deciderà sul sostegno al suo governo?

«Non l’ho fatto nei confronti di nessuno, nemmeno quando ho subito comportamenti poco corretti: mentre stavano con me preparavano la mia sepoltura politica. Nessuno ci sarebbe stato a queste condizioni, io l’ho accettato responsabilmente per il bene del partito, della coalizione e dell’istituzione. Spesso hanno lavorato organicamente contro di me, da un lato godendo degli interessi di essere al governo e dall’altro invece cercando di mettermi in difficoltà giorno dopo giorno. Abbiamo affrontato e superato questo e tanti altri problemi in questi oltre quattro anni. Non vedo dunque il motivo di aprire questa crisi adesso, a poco più di quattro mesi dalle elezioni».

A prescindere da chi sarà il candidato?

«Non stiamo parlando di questo, adesso».

Ma lei vuole ricandidarsi?

«Non voglio parlare di ricandidatura, in questo momento. Ho una crisi di governo da affrontare. Una crisi che, voglio dire, per me è senza senso».

Twitter: @MarioBarresi

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