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Firme false M5S, deputati nazionali e attivisti a processo: 14 rinvii

Il Gup di Palermo ha disposto il processo anche per tre deputati nazionali, già fuoriusciti dal Movimento. Giorgio Ciaccio, deputato regionale, si dimetterà mentre Claudia La Rocca rinuncerà a candidarsi alle regionali

Firme false M5S, rinvio a giudizio per 14

PALERMO -  Parlarono di una montatura politica, di un complotto, ma la decisione del gup conferma che le accuse della Procura di Palermo erano fondate. I tre deputati nazionali Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita costretti, dopo la sospensione dei probiviri, a passare dal M5S al Gruppo Misto alla Camera, sono stati rinviati a giudizio per la vicenda delle firme false apposte alla lista presentata dal movimento alle Comunali palermitane del 2012. Il processo, che comincerà il 3 ottobre davanti al giudice monocratico, è stato disposto anche per i parlamentari regionali Claudia La Rocca, che ha annunciato che non si candiderà alle regionali, e Giorgio Ciaccio, autosospesi dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia dalla Procura. Con un post su Fb Ciaccio ha comunicato oggi l’intenzione di dimettersi dall’Ars.


Dovranno comparire davanti al giudice monocratico anche gli attivisti grillini Samanta Busalacchi, Pietro Salvino, Riccardo Ricciardi, Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso, Toni Ferrara e Alice Pantaleone, l’ex esponente del movimento, avvocato Francesco Menallo, e il cancelliere del tribunale di Palermo Giovanni Scarpello.
I 14 rinviati a giudizio rispondono, a vario titolo, di falso e della violazione della legge regionale che ha recepito il Testo Unico in materia di elezioni negli enti locali. Reati che si prescriveranno nel 2018.  Si chiude così la prima parte di una vicenda non solo giudiziaria, ma anche politica: la messa sotto accusa di Nuti, ex capogruppo alla Camera, nel 2012 candidato a sindaco di Palermo e ritenuto il personaggio principale del caso firme false, ha determinato un grossa spaccatura nel movimento. Che ha inciso anche sull'esito delle ultime comunali nel capoluogo, con un M5s che ha incassato un risultato ben al di sotto delle aspettative.


L’inchiesta, riaperta dopo una prima archiviazione, è stata avviata a ottobre dopo un servizio de Le Iene in cui un ex attivista ha denunciato la falsificazione di centinaia di firme a sostegno della lista di Nuti per le elezioni comunali del 2012. I magistrati, in pochi mesi, hanno disposto una consulenza grafologica, accertando la falsità di decine di firme, e hanno interrogato centinaia di testimoni che hanno disconosciuto le sottoscrizioni che sono state loro mostrate. Alle prove documentali e grafiche si sono aggiunte le rivelazioni della La Rocca e di Ciaccio che hanno raccontato, incolpandosi, cosa accadde la notte del 3 aprile del 2012, quando, accorgendosi di un vizio formale nelle generalità di un firmatario, si decise di correggere l’errore e di ricopiare dalle originali tutte le firme avute fino ad allora. Una scelta presa, su input di Nuti, dicono i pm, perché si temeva di non fare più in tempo a raccogliere le sottoscrizioni necessarie, per legge, per presentare la lista.
Gli imputati rinviati a giudizio erano tutti presenti la notte del 3: alcuni avrebbero solo assistito alla «copiatura», altri avrebbero materialmente riprodotto le firme. E il cancelliere del tribunale le avrebbe autenticate sostenendo, falsamente, che erano state apposte in sua presenza.

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