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L'inarrestabile emigrazione siciliana e quelli che d'estate ritornano

Nei mesi estivi molti paesi dell’entroterra rivivono grazie al rientro per le ferie di chi è andato via. Un fenomeno che prosegue ancora oggi

L'inarrestabile emigrazione siciliana e quelli che ritornano

FOTO DI ANTONIO PARRINELLO

Nissoria, ora vanno via i laureati

di GIULIA MARTORANA

 

 

NISSORIA - Un piccolo centro nel cuore della Sicilia e della provincia di Enna, che come tanti altri ha subito l’emigrazione e la flessione demografica, tanto che la festa del patrono San Giuseppe di celebra due volte, la seconda ad agosto, quando in paese gli emigrati tornano per le ferie. Con 2.992 residenti e 4.104 iscritti alle liste elettorali Nissoria ha molti cittadini emigrati, anche se nei primi 16 anni del terzo millennio il picco di migrazioni si è avuto nel 2012 con 77 cittadini che si sono iscritti alle anagrafi di altri Comuni e 10 che sono emigrati all’estero.

 

Nell’ultimo decennio le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno cercato di mettere in atto politiche che offrendo sopporto ad agricoltura, artigianato e turismo, settori portanti dell’economia locale, possono limitare l’emigrazione, offrendo nuove opportunità occupazionali. L’emigrante, però, è cambiato e se l’emigrazione dei primi anni del secolo scorso e dal dopoguerra fino agli anni ’70 è stata per necessità di sopravvivenza, quella che caratterizza questo primo scorcio degli anni 2000 è soprattutto una emigrazione di professionalità.

 

Fino agli anni ’70 l’emigrazione era verso Paesi che offrivano maggiori opportunità, come la Germania per l’Europa o gli Stati Uniti, ma a Nissoria si è quasi arrestata tra gli anni ’80 e gli inizi del 2000, per poi riprendere, sia pure con un flusso minore, in coincidenza con la crisi economica internazionale. Alcune coppie già anziane e pensionate hanno ricomprato la casa, fino a qualche anno fa vi trascorrevano le ferie estive, ma ora vi risiedono stabilmente. «Una volta si diceva che Nissoria ha oltre 10 mila cittadini, dei quali 3 mila in paese e oltre 7 mila sparsi per il mondo. Ritengo che oggi sia una affermazione fuorviante – dice il sindaco Armando Glorioso – perché ormai i figli di quei 7 mila emigrati sono alle terza generazione e, quindi, cittadini dei luoghi dove vivono. Da un decennio gli amministratori comunali hanno portato avanti politiche di sostegno all’economia locale – aggiunge Glorioso – e guardando le statistiche nazionali, Nissoria non è colpito dall’emigrazione come alcuni comuni vicini. Ritengo che oggi a determinare l’emigrazione sia soprattutto l’alta scolarizzazione dei giovani, che comporta necessariamente lo spostamento verso Paesi stranieri o grandi città italiane. Ad esempio alcuni giovani nissorini che sono apprezzati ingegneri meccanici lavorano all’estero, in Africa e in Francia, perché le alte specializzazioni in qualunque campo, non possono trovare sbocchi nei nostri territori dove mancano industria e ricerca».

 

Quindi il migrante ha cambiato volto e non è più il contadino o l’operaio, ma il laureato specializzato. Nissoria per quanto sia una piccola realtà offre alcune opportunità a chi non vuole andare via. Fino al 2012 c’era un solo ristorante, adesso ce ne sono 5 che riescono a lavorare grazie alle presenze di visitatori in occasione della stagione teatrale che inizia a novembre e si conclude a maggio con un cartellone settimanale che porta mediamente 600 spettatori dai paesi vicini ogni fine settimana, con un impulso all’economia legata alla ristorazione e alla ricettività, nei bed&breakfast della zona.

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commenti 3
  • Sense

    09 Settembre 2017 - 12:12

    Da siciliano che torna per le vacanze e ritrova quello che aveva lasciato 30 anni fa e che anno dopo anno vede tutto immobile, vede il cronicizzarsi di tante situazioni. I treni lenti e sporchi, le strade buie e non manutentate, l'incivle ineducazione verso quello che è di tutti. Le strade insozzate, i cumuli di immondizie, le spiagge "libere" di cui si travisa il termine e sono intese libere da sporcare e rovinare. Chi torna, anno dopo anno, vorrebbe trovare qualcosa di diverso che non c'è. La Sicilia ha tutto, mi sento sempre ripetere, ciò che c'e in Sicilia non si trova altrove......tutto vero ma chi torna vorrebbe le spiagge pulite, le città ordinate, i cafoni emarginati, educazione e tolleranza. Ed invece resiste ancora il mito che i siciliani residenti sono i più fighi e furbi. Non funziona così cari amici.

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    • Sig. Rossi

      17 Settembre 2017 - 19:07

      Purtroppo è proprio così, anch'io provo le stesse sensazioni di disagio e tristezza nel constatare, al mio ritorno in Sicilia dal'estero, che non è cambiato quasi nulla e che l'inciviltà la fa da padrona. Pare proprio che certi comportamenti asociali vengano premiati, se ci si comporta in base alle regole e al rispetto degli altri si viene svantaggiati o penalizzati

      Rispondi

  • Sense

    09 Settembre 2017 - 12:12

    Da siciliano che torna per le vacanze e ritrova quello che aveva lasciato 30 anni fa e che anno dopo anno vede tutto immobile, vede il cronicizzarsi di tante situazioni. I treni lenti e sporchi, le strade buie e non manutentate, l'incivle ineducazione verso quello che è di tutti. Le strade insozzate, i cumuli di immondizie, le spiagge "libere" di cui si travisa il termine e sono intese libere da sporcare e rovinare. Chi torna, anno dopo anno, vorrebbe trovare qualcosa di diverso che non c'è. La Sicilia ha tutto, mi sento sempre ripetere, ciò che c'e in Sicilia non si trova altrove......tutto vero ma chi torna vorrebbe le spiagge pulite, le città ordinate, i cafoni emarginati, educazione e tolleranza. Ed invece resiste ancora il mito che i siciliani residenti sono i più fighi e furbi. Non funziona così cari amici.

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