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Per i prof con la valigia almeno 5 anni di esilio

Solo pochi potranno rientrare alla base con la richiesta dei presidi

Per i prof con la valigia almeno 5 anni di esilio

Catania. Non si poteva dire proprio di no. Anche se qualcuno lo ha fatto, per la verità, ma perché aveva, decisamente, prospettive differenti e altre opportunità. O ostacoli insormontabili. Intanto, però, sta concludendosi il primo anno scolastico che ha visto centinaia di docenti del Meridione, con una rappresentanza davvero massiccia di siciliani, essere immessi in ruolo grazie alla “buona scuola” di Renzi, ma costretti ad emigrare, accettando anche sedi molto lontane da casa. E adesso che succede? Cioè, finito il primo anno in esilio, quanti di loro potranno tornare a casa o avvicinarsi, quanto meno, alla Sicilia?

Difficile rispondere. E, intanto, per chi era stato immesso in ruolo e trasferito, ma era riuscito ad avere una supplenza vicino casa, il 1° luglio c’è stato il ritorno alla sede di immissione. Perché con il 30 giugno l’anno scolastico in classe finisce, dunque la supplenza si esaurisce e si torna nella propria sede. Sino a quando non scattano le ferie. E ci risiamo: e dopo?

«Dopo bisognerà vedere che disponibilità ci sarà di posti vicino casa - spiega Santo Molino, presidente dell’Associazione nazionale dirigenti scolastici a Catania - e certamente non potranno essere tanti. Innanzitutto, però, direi che è stato un risultato certamente positivo quello che ha portato all’immissione in ruolo di quasi 100 mila insegnanti che vivevano in uno stato di eterno precariato. E inevitabilmente per i siciliani, restando alla nostra regione, è stato obbligatorio accettare destinazioni là dove c’era posti disponibili, la maggior parte anche in aree lontane da casa. E’ anche naturale che, esaurito il primo anno, adesso molti stiano facendo le valutazioni, analizzando queste esperienze, i disagi sostenuti. E pensando ad un possibile ritorno. Non facile».

Non facile perché la massiccia immissione in ruolo e i conseguenti trasferimenti si pensava all’inizio potessero essere ammortizzati con i pensionamenti. Ma non è proprio così.

«Non è così - spiega ancora Molino - perché se da un lato ci sono i pensionamenti, dall’altro una quota notevole dei posti che si libereranno saranno occupati da chi supererà il concorso che hanno voluto Renzi e il ministro Giannini e che sta per giungere la fase degli orali. Così se si pensava all’inizio che potessero bastare due anni, forse tre, per fare rientrare alla base questo esercito di professori siciliani emigrati, adesso il calcolo cambia e i tempi potrebbero allungarsi sino a 5 anni».

Cinque anni, con tutto quel che significa. Non è che ci siano grandi novità rispetto a scenari passati: qua c’è più disoccupazione, là c’è più disponibilità di spazi da occupare. E così va. Si emigra. Però, anche qui, Santo Molino spiega che uscire da quello stato di precariato è cominciare a vivere una nuova esistenza possibile.

«Molti docenti non ancora di ruolo vivevano l’incertezza di ogni anno, della nuova chiamata, della nuova assegnazione. E molti hanno dovuto rinunciare a metter su famiglia, per esempio. Certo, adesso hanno dovuto lasciare le loro città, le loro case, ma hanno una certezza per il presente e per il futuro. E da quella certezza possono ripartire».

Per tornare a casa, per chi vorrà farlo, ci vorrà tempo, dunque. Per esempio Francesca Guercio aspetta di conoscere il suo destino, dopo il primo anno di ruolo. Da Catania a Ostia. E a lei, che per vent’anni aveva insegnato inglese, inserita nel lotto degli 8.500 lo Stato ha detto: o accetti anche una classe diversa o ti cancelliamo.

«Ho insegnato quest’anno spagnolo - racconta Francesca - ora ho chiesto la mobilità per provare il rientro. Ci sarà il posto? Molti di quelli dei potenziamenti sono stati assegnati a docenti già di ruolo da tempo che avevano chiesto il trasferimento, dunque molte chance perdute in partenza. Non resta che presentare credenziali, curriculum, titoli e aspettare la chiamata da parte dei dirigenti. Intanto qui ho passato un anno in un convento di suore, lontana da casa, con mille spese e tanti disagi. Certo di ruolo, ma a che prezzo».

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