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La testimonianza. "Marco": due al giorno mi bastano

«Mi rassereno come se qualcuno mi cullasse e non penso a ciò che non va nella mia vita»

La testimonianza. "Marco": due al giorno mi bastano

È ora di pranzo e Marco (ma il nome è di fantasia) dal marsupio prende il kit porta tabacco: cartina, filtro, sigaretta e marijuana. Subito dopo avere mangiato rulla frettolosamente uno spinello. Dopo i pasti, il suo è una sorta di rito.

«Fumo per non pensare - dice - a ciò che non va come vorrei nella mia vita: il lavoro, l’amore e la realizzazione. Ho provato a realizzare le pretese dei miei genitori, però non ci sono riuscito. Mi sono laureato in legge per accontentarli, sebbene volessi diventare un musicista. Il risultato? A 28 anni sono disoccupato e non mi va di fare gavetta, sottopagato, nello studio di qualche avvocato. Sono rimasto con un pugno di mosche in mano. Non ho punti di riferimento. Instabilità. Ovunque. Questo è il mio male di vita. Lo riesco a sopprimere solo con una canna, che però devo fumare di nascosto, perché è vietata. Per esempio, non accendo mai lo spinello dentro la macchina, perché mio padre potrebbe sentire l’odore e non mi va di avere noie. Lui non capirebbe».

Cosa non capirebbe tuo padre?

«Intanto mi giudicherebbe, e non mi piace. E poi finirebbe con il sentirsi in colpa e chiedersi se ha sbagliato qualcosa nell’educarmi. La verità e che io sono stato troppo accondiscendente: se avessi reagito alle loro imposizioni, sarei un ragazzo felice perché perlomeno così avrei inseguito un sogno».

Quando hai cominciato?

«Fumo spinelli da parecchi anni: ho cominciato durante gli anni di studio per emulare i miei amici. Ci si riuniva in piazza Teatro, si fumava, si chiacchierava e si beveva qualche birra. Oggi fumo due spinelli al giorno, dopo i pasti, e mi bastano ancora per stare bene. Fumare è un modo per staccare la spina e svuotarmi la testa dagli assilli giornalieri. Il problema è che la società è schiava di tanti tabù e, per riuscire a superarli, occorre riconoscere che la canna è una realtà diffusa e, quindi, va accettata e legalizzata».

Così potresti fumare in macchina?

«Non credo. I miei non capirebbero lo stesso, quindi eviterei di metterli a conoscenza di questa realtà, almeno non subito. Quanto meno per la società non sarei più un appestato, un ragazzaccio, un nullafacente. E io mi sentirei “normale” a fumare in pubblico. Il mio primo sì alla canna non è nato dal desiderio di superare un momento difficile, ma solo dalla voglia di contraddire un divieto. Adesso fumare è un’abitudine e non sono capace di astenermi».

Quali sono gli effetti della canna?

«Sento il sistema nervoso rilassarsi e mi abbandono a me stesso. Mi rassereno, come se qualcuno mi cullasse e mi tranquillizzasse. È il mio sedativo contro il male di vita. Se mi sento depresso? Sì, per i motivi che ho appena raccontato. L’effetto calmante mi coglie subito dopo due tiri. È una sensazione particolare, intensa e diversa da ogni altra, che modifica sia la mia percezione del mondo sensibile sia quella del pensiero. Quando non sono "fatto", invece, prevale una sensazione di vuoto e la mia mente sembra come bloccata da un tappo».

Cosa vorresti fare della tua vita?

«Vorrei essere felice e fare quello che mi aggrada. Lo spinello mi disinibisce e mi aiuta a confermare la mia passione. Ho intenzione di imparare a suonare la chitarra elettrica perché quella a corde già la strimpello da un pezzo. Confesso, però, che vorrei abbattere questo limite che mi sono creato e rendere efficiente il mio pensiero senza bisogno di usare sostanze stupefacenti. Ma da solo, al momento, non ci riesco».

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