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Agricoltura e caporalato, la mafia in guerra per non rinunciare al lavoro di Terranera

Incentivi alle imprese che sono in regola e trasparenti controlli massicci e sanzioni pesanti per chi sgarrerà

Agricoltura e caporalato, la mafia in guerra per non rinunciare al lavoro di Terranera

Adesso che la legge contro il caporalato c’è, straordinaria conquista di democrazia, di libertà e, naturalmente, di legalità per il nostro Paese, si tratta di cominciare a fare seriamente i conti con le conseguenze che l’applicazione delle nuove normative provocheranno. E quanti, e che tipo di nemici, ovviamente, ci si troverà a fronteggiare. Tanti, agguerriti. E servirà compattezza, coraggio, coesione per portare avanti una battaglia sociale e civile, oltre che, di rispetto dei diritti e dei doveri.

Alfio Mannino è il segretario regionale della Flai Cgil, eletto alla guida della segreteria regionale da pochi giorni. Il tempo di incassare complimenti e auguri, ma anche di esprimere comprensibile soddisfazione per il varo della legge, che è stata cavallo di battaglia anche della Flai Cgil catanese che Mannino ha diretto sino all’altro giorno e che ha prodotto anche il docufilm Terranera (che ha ottenuto grandi apprezzamenti per l’approfondimento fatto sulla questione del caporalato), ed eccolo subito al lavoro.

«Oggi saremo a Rosarno - racconta - per un incontro cui parteciperà anche il ministro Martina e i rappresentanti di Cia, Coldiretti e Confagricoltura. E al centro del dibattito ci sarà, naturalmente, la nuova legge sul caporalato. Che è una grande conquista, indubbiamente. Ma, adesso, si tratta di lavorare seriamente tutti per passare, dopo la pubblicazione dei decreti attuativi, alla fase concreta. E’ una grande occasione, ma non sarà facile».

Mannino è uno abituato a misurarsi sul campo, per questo miscela opportunamente ottimismo e prudenza. Importante la legge, ora applicarla. E Mannino, anzi, dice che si può anche cominciare ad anticipare un po’ di quei provvedimenti previsti dalla legge stessa.

«Innanzitutto - spiega - è fondamentale che la legge preveda gli strumenti per colpire sia chi gestisce il caporalato, sia le aziende che assumono i lavoratori irregolari. Così sarà possibile, finalmente, condurre un’azione diretta contro chi sfrutta il lavoro nelle campagne, alimentando circuiti di illegalità. E questo significa che, contestualmente, si potranno e dovranno premiare le imprese virtuose, quelle che rispettano le leggi, quelle che sono andate incontro anche a pesanti sacrifici in questi anni, ma non hanno accettato scorciatoie né compromessi».

Incentivi per le aziende agricole, in sostanza, che negli ultimi tre anni almeno non sono andate incontro a noie legate ad assunzioni non regolari, che hanno rispettato le scadenze contributive e il rispetto dei contratti di ingaggio.

«Queste aziende - dice ancora Mannino - saranno inserite nella Rete del lavoro agricolo di qualità, che consentirà, appunto, di godere di sconti fiscali e di altri incentivi premiali».

Per garantire questi bonus si punta sugli 800 milioni di euro a disposizione della cabina di regia del lavoro di qualità, destinati prevalentemente a Puglia, Calabria e Sicilia. Non sarà la soluzione, naturalmente, ma potrebbe arrivare qualche boccata d’ossigeno per imprese che stanno facendo i conti con situazioni molto complicate. E, però, si continua a ricordare da tutte le parti, che non i soldi non mancano per rilanciare il comparto.

«Certo che no, perché c’è quella misura del Psr con 2 miliardi e 200 milioni che devono essere utilizzati al meglio. E bisogna puntare su incentivi e premi destinati a chi chiude la filiera e lo fa garantendo la legalità in tutti i passaggi, dall’inizio alla fine».

Non sarà facile. I soldi servono perché le imprese agricole vanno sostenute e perché in questi anni di crisi non sono stati pochi gli imprenditori che si sono piegati alla logica del caporalato e del lavoro nero pur di resistere. Ma la strada, dimostrano i fatti, non è quella. Anche perché, e siamo alla guerra imminente, chi ha controllato in questi anni in mancanza di leggi precise ed inequivocabili, dure e rigorose, il mercato del lavoro irregolare, non si arrenderà così facilmente.

«La mafia - dice Mannino senza mezzi termini - negli ultimi anni si è spostata dall’edilizia, comparto al collasso, all’agricoltura, controllando tutte le attività illecite che vi ruotano intorno, a cominciare dalla manodopera. E’ chiaro che rischiamo di trovarci davanti ad un conflitto, non facile. Per questo bisogna avere tutti quanti in mano gli strumenti indispensabili per contrastare quella controffensiva che le organizzazioni criminali non mancheranno di scatenare».

Giuseppe Berretta, relatore del Pd sul provvedimento contro il caporalato, spiega: «Questo provvedimento vuole combattere un fenomeno vergognoso, diffusissimo soprattutto nelle campagne italiane, che colpisce circa 400 mila lavoratori sia italiani che stranieri. L’ultima legge del Parlamento risaliva addirittura agli anni '60 per cui è stato fondamentale intervenire. La legge prevede pesanti sanzioni penali per l’intermediario e per il datore di lavoro che sfruttino i lavoratori approfittando del loro stato di bisogno».

Anche il ministro Martina dice che lo strumento varato è fondamentale: «C'è tanto lavoro da fare e una legge da sola non basta, ma le direzione che abbiamo tracciato è inequivocabile. Dobbiamo lavorare uniti per non avere mai più schiavi nei campi. Ora abbiamo più strumenti utili per continuare una battaglia che deve essere quotidiana, perché sulla dignità delle persone non si tratta. L'agricoltura si è messa alla testa di questo cambiamento, che serve anche a isolare chi sfrutta e salvaguardare le migliaia di aziende in regola che subiscono un’ingiusta concorrenza sleale. E’ ancora più importante averla approvata oggi che la campagna agrumicola è alle porte».

Ed ecco, a proposito di campagna alle porte, Mannino aggiunge: «La Sicilia, proprio con la raccolta degli agrumi che comincerà tra un mese, sarà il primo test diretto per capire come la legge costringerà e spingerà tutti ad una inversione di rotta. I controlli? Non è facile, ma ci saranno. E abbiamo apprezzato l’azione condotta già dall’assessore regionale Micciché che ha creato un coordinamento tra tutte le forze in campo impegnate, appunto, a controllare il rispetto delle leggi sul lavoro».

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