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Almaviva annuncia esuberiA Palermo 1670 vanno a casa

Almaviva annuncia esuberi A Palermo 1670 vanno a casa

Per l'azienda contrazione dei ricavi del 33%. Per i sindacati è una catastrofe sociale di portata devastante. Domani lavoratori in piazza per protestare

Almaviva annuncia esuberi A Palermo 1670 vanno a casa

Palermo  - Almaviva ha confermato 1670 licenziamenti nel call center di Palermo. A renderlo noto la Uilcom Sicilia al termine di un incontro con l'azienda che ha illustrato i numeri relativi al margine diretto di produzione. Una decisione, sottolinea il sindacato, "devastante per migliaia di famiglie". Domani i lavoratori torneranno a protestare, "per sollecitare la politica ad assumere un ruolo attivo".A Palermo, riporta il sindacato, il rapporto ha certificato il 9,6% di ricavi a fronte di un obiettivo minimo che si sarebbe dovuto attestare attorno al 21%. Secondo l'azienda, questi risultati, dovuti ai processi di delocalizzazione delle gare al massimo ribasso e delle assenze di regole utili al settore dell'outsourcing, hanno costretto al licenziamento. 

 

 Il piano di riorganizzazione di Alamaviva  "è diretto al necessario obiettivo di garantire condizioni di equilibrio industriale e di avviare, nel medio periodo, un percorso di rilancio del posizionamento di mercato nel settore". È quanto scrive il gruppo, leader nel settore dei call center nella nota nella quale ha annunciato una  riduzione di  personale.  Almaviva scrive che "in uno scenario di mercato dominato da fattori distorsivi che seguitano ad alterare profondamente il contesto competitivo, dal mancato rispetto delle norme sulle delocalizzazioni di attività in Paesi extra UE all'utilizzo opportunistico degli incentivi per l'occupazione, contrassegnato dal calo progressivo dei volumi totali lavorati in Italia e dalla continua compressione del prezzo dei servizi," tra il 2011 e il 2015  ha registrato in Italia una contrazione dei ricavi del 33%. Il gruppo ha anche comunicato licenziamenti nelle sedi di Roma (981) e di Napoli (400).

 

 

Domani, a Palermo, i lavoratori Almaviva si ritroveranno in piazza Indipendenza, davanti la sede della Presidenza della Regione siciliana, a partire dalle 9 per protestare contro l'avvio delle procedure di mobilità per 1670 dipendenti a tempo indeterminato della sede palermitana. «È' una catastrofe sociale di portata devastante» dicono Eliana Puma, Rsu Fistel Cisl, e Francesco Assisi, segretario Fistel Cisl Palermo Trapani. «Nei prossimi giorni i negoziati saranno serrati e difficilissimi - aggiungono -, perché non possiamo rassegnarci a questo stato di cose e alla posizione assunta dall'azienda». In particolare il sindacato punta il dito contro l'atteggiamento di Almaviva, che non solo dichiara gli esuberi, ma "di fatto sancisce anche il rifiuto di continuare a utilizzare gli ammortizzatori sociali, considerati costosi, poco flessibili e di difficile gestione". Per Puma e Assisi anche i committenti "devono assumersi le responsabilità, perché sono loro che hanno determinato questo stato di cose con la corsa al massimo ribasso delle gare, trasgredendo ogni regola e calpestando i diritti dei lavoratori".

 

E ancora per i sindacati ci sarebbe una perdita strutturale di un milione di euro al mese nei tre siti di Palermo, Napoli e Roma dietro l'avvio delle procedure di licenziamento collettivo per 3 mila operatori del settore. A renderlo noto è la Fistel Cisl al termine dell'incontro durato quattro ore nella sede dell'azienda a Palermo. "Abbiamo seri dubbi sul piano di riorganizzazione - dice il segretario provinciale di Palermo/Trapani della Fistel Cisl Francesco Assisi - I licenziamenti a Palermo non sono giustificati dalle perdite dell'azienda, così come anche la decisione di non accedere agli ammortizzatori sociali per il personale in esubero che così viene lasciato senza alcun paracadute sociale. Le commesse in questi anni sono state distribuite in modo da creare perdite in alcuni siti e margini operativi in altri, che sono in attivo. Chiediamo di rivedere le posizioni aziendali, Almaviva ci dica se vuole continuare a mantenere il sito di Palermo, in caso contrario faremo pressioni, insieme alle istituzioni, sui committenti per mantenere il lavoro a Palermo anche con altri gestori".

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