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«Io, lavoratore invisibile, che con le pizze non riesce ad arrivare a fine mese»

Così un rider racconta la sua vita: «E preferisco non espormi, perché se no rischio di essere licenziato»

«Io, lavoratore invisibile, che con le pizze non riesce ad arrivare a fine mese»

«Preferisco non espormi per non avere problemi con il mio datore di lavoro, ma ammetto di non arrivare a fine mese. Consegno pizze a domicilio da due anni e guadagno 5 euro l’ora. Mi sposto col mio scooter e la benzina la pago io, così come bollo, assicurazione e manutenzione: a fine serata mi rimangono meno di 20 euro». Giulio (nome di fantasia) fa parte dell’esercito invisibile dei “portapizze”. Sì, invisibili, perché ci ricordiamo di loro solo nei pochi istanti che trascorrono tra il suono del campanello e il pagamento della consegna, quando, fame permettendo, finalmente riusciamo a guardarli negli occhi.

Eppure Giulio è un ingegnere di 27 anni che, laureatosi da un anno con il massimo dei voti, impiega il proprio tempo libero a inviare il curriculum nella speranza di ottenere risposte da aziende del settore. Intanto, arrotonda con lavoretti che tanto occasionali non sono: «Ho iniziato a portare pizze a domicilio - dice - per non pesare economicamente sulla mia famiglia. Ancora oggi, se capita, faccio lezioni private e volantinaggio, ma quella di portapizze è la mia attività principale».

Tanti i rischi, pochi gli euro: ha mai chiesto maggiori garanzie al suo datore di lavoro?

«Purtroppo, non c’è di meglio in giro e ogni volta che ci provo, il titolare mi guarda male. Mi pesa l’indifferenza della gente: siamo invisibili per i sindacati e per l’ufficio del lavoro, i proprietari dei locali ci sfruttano e guai ad alzare la voce. Lavoro anche con la febbre, altrimenti non vengo retribuito».

Ha mai pensato di diventare un rider? Almeno loro un contratto ce l’hanno…

«Sono stato a un colloquio per aspiranti rider: all’atto pratico, non cambia quasi nulla. Il mio sogno è riuscire a lavorare per grandi case automobilistiche, ma finora sono arrivate solo proposte di stage non retribuiti… Ho rifiutato anche queste: un uomo senza lavoro, non vive una vita dignitosa».

Giulio taglia il discorso, le sue stesse parole lo feriscono. Sale in sella al motorino, saluta e scompare in mezzo al traffico, tornando ad essere un “invisibile” portapizze.

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