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Antenna Sicilia, sindacati chiedono un “tavolo” all’assessore regionale

Antenna Sicilia, sindacati chiedono un “tavolo” all’assessore regionale

Le organizzazioni si rivolgono all’assessore Bruno affinché affronti con urgenza la vertenza dei lavoratori della Sige che ha annunciato il licenziamento di 16 lavoratori, su un totale di 23, della storica emittente
Antenna Sicilia, sindacati chiedono un “tavolo” all’assessore regionale
CATANIA - «Tra qualche settimana, dopo avere licenziato i giornalisti e i tecnici, Antenna Sicilia non trasmetterà più né telegiornali né programmi di intrattenimento, scrivendo così in modo fallimentare la parola fine su una storia prestigiosa lunga ormai quasi 40 anni». Lo affermano, in una nota congiunta, l’Associazione siciliana della stampa, la Slc-Cgil e la Fistel-Cisl. I sindacati hanno chiesto all’assessore regionale al Lavoro, Bruno Caruso, «l’apertura di un tavolo di trattative per affrontare con la massima urgenza la vertenza dei lavoratori della Sige che ha annunciato il licenziamento di 16 lavoratori, su un totale di 23, della storica emittente regionale».     «L’azienda, di cui la famiglia Ciancio tramite le proprie società è proprietaria - ricordano Assostampa, Slc-Cgil e Fistel-Cisl - ha avviato nel luglio scorso le procedure previste dalla legge per licenziare i due terzi dei dipendenti, azzerando di fatto la redazione giornalistica e annunciando al contempo di dismettere la produzione di programmi di informazione e di intrattenimento. Questa scelta che sancisce il risultato di una politica industriale miope e di corto respiro - aggiungono i sindacati - infliggerà un nuovo duro colpo all’Informazione in Sicilia con la cancellazione di una “voce” storica e autorevole in un panorama informativo che sta subendo già durissimi colpi e in un contesto diventato sempre più critico dopo l’ingresso del digitale terrestre che, a differenza di tutte le regioni d’Italia - concludono Assostampa, Slc-Cgil e la Fistel-Cisl - non è stato seguito e accompagnato da una apposita legge di sostegno alle aziende e di finanziamento degli indispensabili strumenti di welfare per i lavoratori».

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