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Raffineria Gela, no di Confindustria al nuovo “piano” del Comune

Raffineria Gela, no di Confindustria al nuovo “piano” del Comune

Dopo al Mise una delegazione municipale presenterà una nuova bozza di accordo di programma da sottoporre all’advisor Invitalia. Gli industriali: «Fuga in avanti»
Raffineria Gela, no di Confindustria al nuovo “piano” del Comune
PALERMO - «A Gela la situazione è ogni giorno più delicata. Sulla riconversione della raffineria c’è un lungo percorso intrapreso che vede coinvolte tutte le parti sociali e le associazioni di categoria. Per questo contestiamo l’iniziativa intrapresa dal Comune di Gela: una vera fuga in avanti che non possiamo condividere anche per i modi». È quanto sostengono Carmelo Turco, delegato di Confindustria Sicilia per i rapporti con le imprese dei settori petrolchimico e della raffinazione, e Marco Venturi, presidente di Confindustria Centro Sicilia. Una presa di posizione netta nei confronti del Comune di Gela che domani al ministero dello Sviluppo Economico, presenterà una nuova bozza di accordo di programma da sottoporre all’advisor Invitalia.     «Esiste un protocollo sottoscritto da tutte le parti sociali e datoriali. C’è un tavolo tecnico presso la prefettura di Caltanissetta - proseguono Turco e Venturi - a cui pure partecipa il comune di Gela. Per questo fatichiamo a comprendere la decisione unilaterale dell’amministrazione comunale che ha scelto di lavorare secondo i vecchi metodi della politica, non condividendo le proprie determinazioni con nessuno».   Occorre - secondo Confindustria - tenere accesi i riflettori sulla raffineria di Gela, rilanciando l’attuazione del protocollo d’intesa del 6 novembre 2014, e giungere il più presto possibile alla definizione delle misure attuative discendenti dalla dichiarazione di area di crisi complessa del sito di Gela da cui dipendono i i 2,2 miliardi di investimenti programmati da Eni. Per questo «auspichiamo un maggiore senso di responsabilità da parte di tutti, in primo luogo da parte dell’amministrazione comunale di Gela, in considerazione del fatto che - concludono da Turco e Venturi - operai e imprese vivono un momento di gravissima crisi».

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