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L'arcivescovo Accolla: «Messina soffre ma non denigrate questa bella città»

Intervista con il nuovo Arcivescovo metropolita di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela. Legato alla sua Siracusa, dove a 26 anni ha iniziato a fare il sacerdote, ama spesso parlare dei siciliani, spronandoli a un riscatto

L'arivescovo Accolla: «Messina soffre ma non denigrate questa bella città»

E la chiacchierata con l'Arcivescovo Accolla ha confermato una cosa. Ogni risposta è accompagnata da uno sguardo sincero, da un tono garbato, senza mai salire sul pulpito.

 

- Lei ha detto che noi siciliani siamo un popolo di sottomessi e che invece dobbiamo reagire. Un messaggio chiaro.

«E’ un messaggio che sento particolarmente. La questione meridionalistica la conosciamo tuttui. Non è che me la sono inventata io durante una predica. Il meridione non solo d’Italia, ma il meridione del mondo diventa simbolo sempre di luoghi dove è necessario un riscatto».

 

- Che tipo di riscatto?

«Sotto vari aspetti, direi. Da quello culturale, a quello economico, finanziario, imprenditoriale, il coraggio, l’autostima dei cittadini. Sappiamo tutti che tante menti illustri, tante risorse sono spese ovunque tranne che nel nostro territorio. I migliori professionisti della Medicina, ad esempio, sono in giro per l’Italia. Al S. Raffaele, Pavia, Firenze. Ce ne sono tanti e sono siciliani. Operano in strutture ben organizzate. Le stesse menti, le stesse menti illustri che abbiamo in Sicilia non hanno spesso le strutture logistiche. Lavorano nella precarietà».

 

- Sta iniziando a conoscere e capire Messina. Che differenza c’è, ad esempio, con la sua Siracusa o con un’altra città siciliana?

«Direi nessuna. Basta vedere le buche nelle strade. Ma i buchi non sono solo nelle strade, ma nel tessuto organizzativo dell’amministrazione della cosa pubblica che non funziona».

 

- Lei è stato catapultato, in pochi giorni, da parroco ad Arcivescovo. C’era bisogno di una figura come la sua in questo momento a Messina?

«Questo lo sa il Santo Padre con i suoi uffici, le sue congregazioni. Non posso saperlo io. Io mi ritengo una persona che ama il Signore. Poi se riuscirò a dare il mio apporto a Messina e alla sua provincia non lo so, lo dirà il tempo. Prendo spunto da un incontro che ho avuto con un gruppo di commercianti alla Beata Eustochia dove ho celebrato Messa. Una delle cose che ho detto è che il nostro buon Dio è un grande imprenditore di gran lunga superiore a loro e a me. Quindi anche la figura dell’imprenditore non è da demonizzare. L’imprenditore è una persona che sa investire, quindi è un uomo di coraggio, è uno che sa rischiare. Ma che sa rischiare per produrre beneficio alla collettività. E ai commercianti ho detto che il nostro Signore è un grandissimo e bravo imprenditore. In genere, dinnanzi alla scommessa sulla carità, dà il cento per cento».

 

- Il suo linguaggio semplice, diretto, l’ha fatta subito amare dai messinesi. Lei è così, come appare?

«Io sono Giovanni Accolla prima di essere l’Arcivescovo. Questo è fuori di dubbio. Una cosa è il personaggio, un’altra è la persona. I personaggi recitano, le persone vivono. Io spero di vivere. Non voglio per niente essere personaggio, ma persona sì».

 

- Parliamo un po’ del sindaco Accorinti?

«Ho stima di Accorinti. Quando l’ho conosciuto mi è sembrata una persona sincera. Ma aggiungo che è una persona, secondo me, senza filtri. Mi è sembrato capace di scommettersi. Non è una persona che recita, ma desidera essere. Quindi ritengo che Accorinti sia una persona autentica. Poi ci sono tanti aspetti quando si gestisce la cosa pubblica che io non conosco».

 

- Cioè quando si entra nel meccanismo perverso della politica?

«Può succedere. Perchè i sogni diventino realtà, i conti con la realtà bisogna farli. Faccio un esempio banale. Se le aiuole non vengono pulite, se gli alberi non vengono potati, spesso dipende dal fatto che non ci sono soldi. Oppure ci vogliono le imprese, poi le lungaggini burocratiche per l’affidamento dei lavori. Tutti aspetti di carattere amministrativo che io sconosco. Posso giudicare positivamente il sindaco dal punto di vista della persona umana».

 

- Le va di dire qualcosa sulla vicenda La Piana?

«I giornalisti hanno il dovere di servire la verità. Comunque dico di prendere atto e di leggere attentamente il comunicato che la Diocesi ha fatto, perchè è rispettosa del ruolo professionale dei giornalisti, ma anche della figura di Monsignor La Piana e della nostra identità ecclesiale».

 

- C’è una cosa che l’ha subito colpita, di bello o di brutto, di Messina o dei messinesi?

«Forse le do una risposta superficiale. Per ora sto cogliendo tutto ciò che è bello. E se il buongiorno si vede dal mattino, Messina come società civile e come realtà ecclesiale è così bella che nessuno può denigrarla. Bisogna però lavorare su tutte le risorse che ci sono in questa città che sono abbondanti, splendide e generose».

 

- Quindi Messina le è entrata subito nel cuore?

«E’ una bellissima città, ma capisco che sta soffrendo. Però credo nell’onestà intellettuale di molti messinesi. La gente non deve farsi influenzare dai cattivi esempi. Abbiamo invece bisogno di tanta solidarietà, di aiutare i sofferenti, gli ultimi, quelli che non ce la fanno da soli ad andare avanti. Nel mio giro nelle parrocchie di Messina ho toccato con mano tanta sofferenza, senso di sfiducia. Ma ad ognuno di queste persone ho cercato di trasmettere coraggio. Non solo a parole, ma con un contatto diretto. Io sono fatto così, ho bisogno d’incontrare le persone, altrimenti sto male».

 

- Un po’ come Papa Francesco.

«Quando il Papa ci dice d’incontrare le persone, crea l’immagine del pastore che deve riunire il proprio gregge. Ma deve esserci un contatto forte, bisogna entrare nella vita delle persone».

 

 

- Nel poco tempo libero che ha, c’è un hobby che coltiva?

«Le sembrerà strano, ma mi piace l’automobilismo...»

 

- La Formula Uno?

«Sì, ma come spettacolo, per passatempo. Non ho proprio un accanimento».

 

- La musica? Che genere?

«La ascolto soprattutto in auto. Non prediligo un genere. Se una canzone è bella non importa chi la canta».

 

- A tavola più carne o pesce?

«Beh, vengo da Siracusa ma arrivo in un’altra città marinara. Quindi preferisco il pesce, ma non disdegno la carne»

 

- Le piace il calcio o lo sport in genere?

«Non sono un appasionato. Però mi hanno detto che Messina e Siracusa giocano nello stesso campionato».

 

- Sa come è finita nei due derby?

L’Arcivescovo accenna un sorriso, poi chiede: «No, mi dica... »

 

- Una vittoria a testa

«Ah, meno male. Così sono pari. Comunque se qualcuno m’invita allo stadio nella prossima partita fra Messina e Siracusa, mi piacerebbe esserci. Però la vedrò un tempo con i tifosi del Siracusa e un altro nella curva dei sostenitori del Messina. Conosco un sacerdote di Siracusa che è molto tifoso. Magari m’incontro con lui allo stadio... ».

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