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Messina, l'approdo a Sud: «Emersi i limiti nel progetto e nella costruzione»

Antonino De Simone e Francesco Di Sarcina, commissario straordinario e segretario dell’Authority, analizzano costi e piani mirati a garantire migliore funzionalità e sviluppo nei collegamenti dello Stretto

Messina, l'approdo a Sud: «Emersi i limiti nel progetto e nella costruzione»

Ing. Di Sarcina, un porto, quello di Tremestieri, perennemente insabbiato. Ma, ci chiediamo, chi lo ha progettato, eseguendo probabilmente anche prove di laboratorio su modelli in scala, non è stato in grado di prevedere questo problema perenne?

«Noi siamo vittima di tale situazione, che abbiamo ereditato. Stiamo quindi cercando di gestirla al meglio per dare risposte ai problemi della viabilità cittadina in alternativa alla rada San Francesco. Il porto di Tremestieri fu creato con procedura emergenziale e la gestione del procedimento affidata alla Prefettura; la competenza passò quindi alla Regione e infine a noi. Progetto e costruzione, però, hanno mostrato limiti. Insomma, un’incauta progettazione. Nella relazione dello studio di fattibilità del Genio civile di Messina e del Genio civile Opere marittime di Palermo era stato addirittura previsto un massimo di 15 giorni l’anno in cui non si sarebbe potuto traghettare a causa di particolari situazioni meteomarine... L’attenzione non è stata quindi focalizzata sui possibili insabbiamenti, ma solo sul moto ondoso».

E’ possibile quantificare le spese sostenute dalla nascita fino ad oggi per il dragaggio del porto di Tremestieri?

«Noi lo gestiamo praticamente dal 2007, ma i primi insabbiamenti sono successivi. Abbiamo pagato circa 2 milioni e mezzo di euro per rifare la testata del molo in cemento armato crollata durante una mareggiata. Dal 2010 al 2016, invece, abbiamo speso 150mila euro l’anno (quindi 900mila euro complessivi) per i dragaggi. Un esborso totale, pertanto, di circa 3 milioni e mezzo a fronte di introiti, dal 2008 a oggi, di poco più di 5 milioni di euro provenienti dai canoni concessori».

Commissario De Simone, recentemente si è accelerato l’iter per l’incremento del numero delle invasature e quindi per l’ampliamento dell’approdo. E’ stata firmata l’aggiudicazione definitiva dei lavori da 72 milioni alla Coedmar e il prossimo step sarà il passaggio di competenze di stazione appaltante dal Comune di Messina all’Autorità portuale. Ma quali opere saranno create per impedire ulteriori insabbiamenti?

«I nuovi approdi nasceranno a Sud rispetto a quelli attuali e saranno protetti da un sistema di dighe e fosse appositamente studiate. Per quelli attuali abbiamo invece due soluzioni per mantenerli pienamente operativi: la creazione di un pennello a Sud dello stesso e di una enorme fossa marina, o “trappola”, da dragare con opere di manutenzione periodica (aspettiamo l’ok da Palermo). Certo, il complesso di opere di bonifica dei fondali comporta delle spese. Ma anche la progettazione economica per i nuovi moli prevede ovviamente un bilancio positivo dato da entrate per 700mila euro l’anno dalle concessioni, contro un costo di 200mila euro per la manutenzione dell’imbocco dello specchio d’acqua, praticamente alle spalle del pennello che dovrà proteggere le vecchie invasature. Tutta la sabbia potrà inoltre essere utilizzata per il ripascimento della linea costiera antistante le vie Veglia e Carbonara erosa dal mare. Una gestione in attivo, quindi senza alcuna sofferenza economica».

Movimento merci, traffico passeggeri e croceristi in calo… Cosa sta succedendo al porto di Messina?

«Merci e passeggeri subiscono l’attuale momento di crisi che da noi è più evidente perché i picchi, in passato, sono stati più alti rispetto ad altri siti. Molte compagnie di crociera americane hanno poi deciso di ridurre la presenza nel Mediterraneo. E poi il crocierismo procede a cicli: vi sono fasi di salita a cui segue una discesa e così via. I grafici degli ultimi dati registrati, comunque, ci lasciano ben sperare in una ripresa complessiva».

Ing. Di Sarcina, la portualità di Messina è adesso inserita nell’ambito dell’Authority Tirreno meridionale e dello Stretto». Petizioni e prese di posizioni politiche contrarie al decreto firmato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, sono giunte da più parti, ma certamente un po’ in ritardo. Lacrime di coccodrillo?

«Non è semplice cambiare una legge dello Stato. Se si intende rimettere tutto in discussione è necessaria una posizione univoca delle forze politiche. Noi, da dipendenti dell’Autorità portuale, abbiamo il dovere di accettare le leggi e di garantire il massimo impegno per difendere i cittadini di Messina».

Comitato portuale

Il Comitato portuale è composto da Antonino De Simone, Commissario straordinario dell’Autorità portuale (a destra nella foto); Francesco Di Sarcina, Segretario generale (a sinistra) e da rappresentanti di vari enti: Nazzareno Laganà (Comandante del porto di Messina), Fabio Rottino (Comandante porto di Milazzo), Ivan Santi Spina (Ufficio Dogane Messina), Giovanni Coppola (Genio civile OO. MM.), Rosario Crocetta (Presidente Regione), Renato Accorinti (sindaco della Città Metropolitanoa e di Messina), Daniele Borzì (CC.I.AA.), Giovanni Formica (sindaco di Milazzo), Giuseppe Sciotto (sindaco di Pace del Mela), Pasquale Aliprandi (sindaco di S. Filippo del Mela), Vincenzo Franza (Armatori), Alessandra Latino (Industriali), Mauro Nicosia (Imprenditori), Ivo Blandina (Spedizionieri), Giovanni Lisciotto (Agenti e Raccomandatari marittimi), Francesco Gentiluomo (Autotrasportatori), Giovanni Russo (Dipendenti Autorità portuale), Giovanni Grasso, Roberta Marullo, Antonietta Rogolino , Maurizio Grioli, Maria Velardi (Lavoratori portuali), Carmelo Rogolino (Imprese ferroviarie).

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