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Mafia dei Nebrodi, fermati prima che il clan facesse un agguato ad un proprietario "ribelle"

Fermo convalidato e ordinanza cautelare per nove persone: costringevano i proprietari a non vendere i terreni sui quali cosa nostra, con la minaccia, riusciva ad ottenere contributi da Ue e Agea

Mafia dei Nebrodi, fermati prima che il clan facesse un agguato ad un proprietario "ribelle"

I gip dei Tribunali di Catania, Caltagirone e Ragusa hanno convalidato i fermi delle nove persone fermate lo scorso 13 febbraio dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania e ha anche emesso la contestuale ordinanza cautelare. Per tutti e nove le accuse sono quelle di appartenere ai clan di Bronte, Cesarò e Maniace, di cosa nostra e di essere gli autori di atti estorsivi aggravati dal metodo mafioso. I fermi sono stati eseguiti dai carabinieri del ROS di Catania e della Compagnia di Santo Stefano di Camastra.

L’indagine, denominata Nebrodi ha preso le mosse dall’attentato al presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci che nel maggio dell’anno scorso aveva subito un attentato a San Fratello rimanendo illeso.

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Nel corso delle indagini l’attenzione è stata focalizzata sul particolare risvolto economico legato al possesso di terreni ed animali nell’area. Antoci aveva infatti denunciato che la conduzione dei terreni gestiti dal Parco era stata per lungo tempo affidata ad assetti aziendali vicini ai clan che, in tal modo, riuscivano ad ottenere importanti contributi comunitari erogati dall’Agea e a drenare importanti flussi finanziari destinati al settore agricolo. Da qui era nato il cosidetto protocollo di legalità che tra i requisiti per la partecipazione ai bandi relativi all’affidamento dei terreni pubblici imponeva il possesso della certificazione antimafia. Una circostanza che aveva messo in subbuglio le aziende vicine ai clan che, ovviamente, non erano in grado di ottenere la prescritta certificazione e spingeva le aziende non in regola a rivolgere l’attenzione a terreni privati al fine di acquisire il controllo dei terreni e degli benefici economici.

Già nel giugno scorso il primo filone dell’indagine aveva individuato la figura di Salvatore Catania, considerato un elemento di vertice del clan mafioso che comandava tra i comuni di Bronte, Maletto, Maniace e Cesarò, e saldamente legato a cosa nostra catanese e al clan Santapaola ed Ercolano.

Lo stesso Salvatore Catania, anche in altre inchieste, come quella chiamata Kronos, risultava attivissimo nel settore. Nel corso dell’ultima inchiesta c’è anche il caso di una feroce e violenta intimidazione ad un allevatore cesarese dalle cui indagini è emersa una più ampia attività estorsiva diretta nei confronti di altri allevatori che vedeva al centro della contesa preliminari di acquisto di terreni, con una estensione di circa 120 ettari, ricadenti nel parco dei Nebrodi, per i quali il prezzo finale di acquisto era di 440 mila euro che però avrebbero fruttato almeno 50 mila euro l’anno. L’inchiesta ha dovuto anche lottare con un “impermeabile muro di omertà e reticenze” ma alla fine i carabinieri e la Dda catanese ne sono venuti a capo. Il protagonista era Giovanni Pruiti che insieme a Carmelo Lupica Cristo, Carmelo Triscari Giacucco. Giuseppe Corsaro, Antonino Galati Giordano, Luigi Galati Giordano e Salvo Germanà, si era adoperato nel tentativo di costringere gli allevatori a non formalizzare la vendita dei terreni. Pruiti era legatissimo a Salvatore Catania, circostanza dalla quale si evince come i clan dei Nebrodi fossero legali ai clan catanesi dei Santapola ed Ercolano.

E per impedire quelle compravendite e indurre i proprietari riconoscere come unici interlocutori i clan ci sono stati danneggiamenti, furti, uccisione di animali ed estorsioni. Erano i clan che decidevano con chi fare trattative tra i proprietari terrieri. Erano i clan che intervenivano sugli acquirenti per impedire di fare offerte di acquisto. I fermi son o stati dettati dalla necessità di impedire una ulteriore intimidazione ad uno dei possibili acquirenti di un terreno che sarebbe avvenuta in pieno centro e facendo ricorso ad atti di estrema violenza.

I provvedimenti cautelari sono stati notificati dunque a Roberto Calanni, 36 anni, di Paternò, Salvatore Catania, 55 anni di Bronte, Giuseppe Corsaro, 33 anni di Bronte, Antonino Gallati Giordano, 34 anni di Bronte, Luigi Galati Giordano, 32 anni di Catania, Salvo Germanà, 41 anni di Bronte, Carmelo Lupica Cristo di 62 anni di Tortorici, Giovanni Pruiti, 41 anni di Bronte e Carmelo Triscari Giacucco di 44 anni di Cesarò.

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