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Capo d'Orlando, il circolo culturale era una casa a luci rosse: due arresti

L'operazione dei carabinieri di Sant'Agata di Militello: in manette i due profittatori. Le ragazze costantemente minacciate. Ai clienti, a richiesta, non solo sesso ma anche droga

Capo d'Orlando, il circolo culturale era una casa a luci rosse: due arresti

I carabinieri si Sant’Agata di Militello in collaborazione con i colleghi di Foggia hanno arrestato su ordine del gip del Tribunale di Patti che ha accolto la richiesta della locale Procura due persone per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. In manette sono finiti Mario Abbadessa di 34 anni (nella foto qui in basso a sinistra) rinchiuso in carcere e Daniele Galano di 38 anni (nella foto a destra) finito ai domiciliari. Una terza persona è risultata, al momento, irreperibile ed è attivamente ricercata.

 I Carabinieri hanno scoperto una strutturata organizzazione dedita allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione. I capi dell’organizzazione, tratti in arresto dall’Arma, avevano registrato come associazioni culturali senza scopo di lucro, attività commerciali destinate ad essere adibite a night club, nei quali, con intimidazioni, minacce e violenze, costringevano le ragazze a prostituirsi.

Gli indagati, dietro la copertura di una fittizia associazione denominata “Lady Hairon” gestivano, di fatto, nel centro di Capo d’Orlando un vero e proprio locale notturno all’interno del quale venivano consumati rapporti sessuali a pagamento tra le ragazze, reclutate dagli indagati ed usate come oggetto, ed i clienti. Le donne, formalmente registrate come socie dell’associazione privata, di fatto erano vere e proprie lavoratrici retribuite con importo fisso giornaliero e, in base agli accordi raggiunti, con quota a percentuale sulle prestazioni extra, consistenti dal semplice intrattenimento del cliente con consumazione di bevande ai servizi sessuali richiesti, che i gestori concordavano con i clienti. I rapporti sessuali venivano consumati nei privé allestiti all’interno del locale notturno oppure all’esterno, previo pagamento della tariffa pattuita. Gli arrestati, insieme all’atto sessuale, potevano procurare, a chi lo richiedesse, anche sostanza stupefacente dietro pagamento di un surplus sul servizio offerto.

Le indagini hanno anche evidenziato episodi di particolare crudeltà, violenza ed aggressività usata dagli indagati nei confronti di alcune ragazze. Le vessazioni inflitte dagli aguzzini erano finalizzate a costringere le donne a prostituirsi, creando nei loro confronti un stato di perenne intimidazione e soggezione, che le induceva a non ribellarsi al volere dei “protettori” per paura di ritorsioni. Le giovani, infatti, erano sottoposte a controllo anche fuori degli orari di lavoro, limitazioni della libertà personale, violenze fisiche e psicologiche, fino al sequestro dei documenti di riconoscimento per impedire la fuga.

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