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I sindaci dei Nebrodi e il no ai migranti: «Ma non siamo razzisti»

I primi cittadini ribasiscono il no all'accoglienza nell'albergo in disuso di Sinagra ma respingono le accuse e chiedono che si facciano progetti gestiti dai Comuni. Il 20 vertice dal Prefetto

I sindaci dei Nebrodi e il no ai migranti: «Ma non siamo razzisti»

SINAGRA - Si sono presentati in trentaquattro. Trentaquattro sindaci sui quaranta che governano il territorio dei Nebrodi, convocati nel cuore della notte di sabato e nelle primissime ore della mattinata di domenica dai colleghi che sabato pomeriggio hanno preso posizione contro l’arrivo in un albergo di Sinagra di cinquanta immigrati. Arrivo del tutto inatteso, sostanzialmente, ha denunciato il sindaco di Castell’Umberto, Vincenzo Lionetto Civa, una sorta di “improvvisata”, una decisione presa un po’ a tradimento dalla Prefettura di Messina.


La questione è molto avvertita quassù, per questo l’assemblea di ieri è stata così partecipata dai sindaci. Perché tocca a loro dare risposte ai cittadini che domandano in base a quali accordi ci sia questo arrivo di migranti. L’albergo Canguro, struttura dove sono stati sistemati momentaneamente gli immigrati, è in territorio di Sinagra, dove amministra Nino Musca, ma a prendere con grande determinazione in mano la situazione è stato soprattutto Lionetto, perché in pratica l’albergo si affaccia sulle case del suo paese.


«Quando mi ha chiamato la Prefettura per avvertirmi che sarebbero arrivati questi immigrati - racconta Nino Musca - ho subito detto che sarebbe stato opportuno avvertire immediatamente anche Vincenzo Lionetto, proprio per ragioni logistiche».


E così è stato. E lì Lionetto è insorto, in tempo reale, è partita la protesta, è nato il caso Castell’Umberto. “Sindaci contro Prefetto”, “Comuni contro Stato”. In due slogan la sintesi, ma ieri mattina Lionetto, Musca e gli altri sindaci hanno respinto questa ricostruzione. Andando ben oltre.


«Innanzitutto - ci spiega Lionetto - tra noi e il prefetto di Messina non c’è alcuno scontro, tutt’altro. Diciamo che c’è un confronto in questo momento, diciamo che avevamo elaborato strategie differenti con la Prefettura e che questo arrivo improvviso di 50 migranti inattesi e concentrati in un solo comune tradisce un po’ quel che pensavamo si potesse realizzare. Ma è chiaro che il prefetto fa quel che si trova in determinate condizioni costretto a fare. Ha duemila migranti sul molo di Messina da sistemare. Che dovrebbe fare?».


Dunque Lionetto, per così dire, comprende l’inevitabile scelta del prefetto, per risalire alla responsabilità politica di chi sta gestendo in maniera confusa questa nuova fase difficile di accoglienza di migliaia di immigrati. Lionetto ricorda la questione dell’accordo sottoscritto dall’Anci, per cui ai comuni toccherebbe una quota di accoglienza non superiore a 2,5 per ogni 1.000 abitanti. «Quota - spiega - che ha una logica, che risponde anche a criteri di sicurezza da garantire sul territorio, alla percezione che i cittadini hanno della presenza di ospiti».


Ma non c’è solo questo. C’è di più. «C’è - aggiunge il sindaco - che non si capisce perché lo Stato carichi sui Comuni interventi ed emergenze di tutti i tipi, ma per l’accoglienza dei migranti privilegi la strada dell’affidamento a privati. Eppure sono i Comuni che hanno il controllo del territorio, che hanno strutture utilizzabili, ma, aspetto fondamentale, hanno anche assistenti sociali, progetti sociosanitari, tutti elementi indispensabili se si vuole garantire vera accoglienza e assistenza, anche agli immigrati. Allora noi diciamo che, rispettando la norma del 2,5 per 1.000, potrebbero e dovrebbero essere i Comuni stessi a gestire questa situazioni, coordinandosi con le Prefetture. Del resto è anche vero - conclude Lionetto - che le cooperative che si aggiudicano i bandi, alla fine si limitano a garantire i pasti e a dare alloggi agli immigrati. Di che qualità siano le sistemazioni e il vitto non voglio nemmeno dirlo per non fare ancora polemiche, ma resta il fatto che, esaurito questo capitolo, gli immigrati sono abbandonato a loro stessi».

Questo, dunque, vorrebbero dire i sindaci dei Nebrodi al prefetto, senza fare barricate, senza alzare i toni. «Non ci sarà alcun presidio oggi - precisa Lionetto».

Ed è su una linea assolutamente dialogante anche Nino Musca, che ha subito respinto con forza ogni accusa di razzismo. «Accusa decisamente fuori luogo. La nostra preoccupazione è, al contrario, che non si riesca a garantire in queste condizioni una adeguata assistenza agli immigrati. L’albergo Canguro? Da oltre un anno era chiuso, so che è stata fatta una verifica sull’agibilità ed è stato concesso un certificato di “sta bene” legato all’emergenza. Ma qui la questione è legata al fatto che ci troviamo di fronte a privati che si candidano per la gestione di strutture per l’accoglienza e di piani approvati senza che i Comuni di competenza siano informati e coinvolti».

Musca, come del resto Lionetto, fa sapere che non è interessato a solidarietà di questo o quel politico. Anzi, precisa che se Salvini dice che sta con loro, lo condivide solo se la posizione rientra in quella rivendicazione di maggiore collaborazione chiesta nella gestione dell’accoglienza, nient’altro. I sindaci si sa già che incontreranno il prefetto il prossimo 20 luglio. Niente respingimenti, dicono, ma vogliono comunicazioni tempestive, chiarezza nei progetti e un ruolo preciso degli enti locali. Per evitare che al caos globale in corso si aggiungano altre tensioni. Paese per paese, città per città. E forse, tra poco, pure quartiere per quartiere.

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