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Da alberghi per turisti a centri per migranti, anche in Sicilia molti si tuffano nel business dell'accoglienza

«Per molti proprietari di strutture ricettive è diventato redditizio questo rapporto diretto con lo Stato che garantisce pagamenti puntuali e profumati»

Da alberghi per turisti a centri per migranti, anche in Sicilia molti si tuffano nel business dell'accoglienza

SINAGRA - La rabbia dei sindaci è di quelle lucide. Non vogliono solidarietà a forti tinte ideologiche e speculative. Vogliono chiarezza nell’interlocuzione con lo Stato. Ed è giusto. Il problema è che dietro il sistema dell’accoglienza, per quanto indagini, inchieste giudiziarie, interventi dell’anticorruzione possano avere messo tutti sul chi vive, il meccanismo presenta sempre ombre e opacità. O, quando va bene, approssimazione e superficialità.

Il caso che scoppia quassù nasce dal fatto che il gruppo di migranti doveva essere affidato alla cooperativa che si era aggiudicato il bando disponendo di due strutture per l’ospitalità. Così la prefettura aveva seguito l’iter, spedendo 50 migranti che dovevano essere divisi tra Merì e Sinagra.

Peccato che, a procedura avviata, si è scoperto che la struttura di Merì era inagibile e, così, si sono dovuti dirottare tutti i 50 migranti verso Sinagra. In un albergo che aveva avuto l’agibilità dopo una verifica di vigili del fuoco e Asp per “ragioni di emergenza”. Struttura chiusa da tempo, ricordano oggi qui tutti.

Ma non è l’unico caso, anzi la storia delle strutture private messe a disposizione dell’accoglienza agli immigrati va diffondendosi e i sindaci denunciano: «Per molti proprietari di strutture ricettive è diventato redditizio questo rapporto diretto con lo Stato che garantisce pagamenti puntuali e profumati, anziché portare avanti attività di tipo turistico. Eppure sono nate per queste, alcune, magari, sono state ristrutturate con fondi che erano destinati a migliorare la qualità della ricettività finalizzata allo sviluppo dei territori».

Insomma, anziché fare turismo, ecco il business dell’accoglienza dei migranti. Che rende, non serve fare promozione, perché fanno tutto cooperative e società che nascono sapendo bene come muoversi, quali rapporti intrecciare, come, quando e perché partecipare ai bandi.

E qui c’è l’altro sussulto dei sindaci: «Noi abbiamo strutture che potrebbero essere utilizzate e con cui lo Stato potrebbe risparmiare. Invece va, spesso, in maniera molto diversa. Che ci siano interessi poco chiari? Mah...».

Non è che diventino omertosi i sindaci, è che evitano le polemiche e dribblano la materia incandescente dei quattrini che girano vorticosamente intorno ai migranti. Scappati dai loro Paesi come disperati, accolti qui troppo spesso senza veri progetti, senza margini accettabili di vita dignitosa. Ma un affare, anche qui come in patria. Numeri che producono affari per gli altri.

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