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Riccardo Terzo, talento d’Europa

Il fagottista palermitano a 27 anni suona già in orchestre internazionali di prestigio. Ultima in ordine di tempo la Gewandhaus di Lipsia che vanta direttori del calibro di Andris Nelssons e Riccardo Chailly. Il giovane concertista: «Era il mio sogno nel cassetto!»

Il suo strumento è un Heckel 14550/2, la marca più importante di fagotti allo stato attuale. Terzo: «Mi dà la possibilità di essere flessibile sia in orchestra sia come solista, prerogativa non comune a tutti gli strumenti». Come solista mozartiano in arrivo una tournèe in Corea e con la Mozarteum Orchester di Salisburgo; concerti in Giappone e un concerto su musiche del compositore André Jolivet a Palermo con l’orchestra del Massimo

Riccardo Terzo

Il giovane fagottista palermitano Riccardo Terzo con il suo Heckel 14550/2

A meno di trent’anni è una straordinaria promessa della musica orchestrale e in particolare del repertorio per fagotto, strumento dal timbro alquanto singolare, proteso a molteplici coloriture, dal tono imponente e profondo a quello umoristico, dalle  interessanti sfumature caratteriali. Lo strumento amato e studiato sin da bambino da Riccardo Terzo, aitante musicista palermitano, che, immerso  da sempre nella musica e felice di proiettarsi ancora sul fronte intercontinentale, ama raccontarsi con la sua passione non comune di fare musica.

Maestro Terzo, lei a soli 27 anni, ha già conseguito un elevatissimo traguardo, vincendo il premio di fagotto più importante al mondo, ovvero il “Gillet-Fox-Basson” al concorso IDRS, l’International Double reed society competition di Columbus, in Georgia ( Stati Uniti). Ovviamente è l’apice di un intenso percorso di  studio  e abnegazione alla musica. Quali sono stati gli input nella scelta del fagotto?
«La musica ha sempre fatto parte della mia vita, sin dall’età di cinque anni in cui ho intrapreso lo studio del pianoforte, seguito dal violoncello che non mi convinceva granchè, e  poi dal fagotto che ho iniziato a sette anni col maestro Maurizio Barigione. Gli input provengono dalla mia famiglia di musicisti: mio padre, infatti, è il primo fagotto della più importante istituzione musicale della mia città, ovvero il Teatro Massimo, mentre mia madre è cantante del coro del teatro. Anche il mio maestro ne faceva parte col ruolo di secondo fagotto».

Riccardo Terzo Gustav Mahler Orchester

Una foto di qualche anno fa di Riccardo Terzo con la Gustav Mahler JungendOrchester

Lei ha studiato al Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo. Che impronta le hanno conferito i suoi maestri e in che misura è rilevante affiancare lo studio della composizione a quello di uno o più strumenti, come nel suo caso  il fagotto e il pianoforte?
«Dopo la scuola media ho affrontato gli studi di composizione col maestro Marco Betta e ho proseguito gli studi del pianoforte al conservatorio, con il maestro Leandro Palacino. Tale percorso ha contribuito ad ampliare la mia preparazione, esulando da quella  del mio strumento a fiato, e in particolare arricchendola dal punto di vista dell’armonia e della conoscenza di musicisti difficili da scoprire in relazione al fagotto, ovvero Beethoven, Brahms, Scriabin, Liszt e Bach. Il repertorio dei fagottisti vanta specialmente brani di musica barocca, come Vivaldi, Telemann e  di musica francese impressionista, come Jolivet, Jean- Francaix, Bitsch».

Lei ha iniziato presto a decollare verso una dimensione europea che l’ha vista passare dall’Orchestra Cherubini diretta da Riccardo Muti. Ci parli del suo apprendistato nelle varie orchestre e dei direttori che  ha trovato più coinvolgenti al fine di un suo proficuo inserimento nell’organico orchestrale.
«Cominciai a quindici anni a fare parte di orchestre giovanili: a quell’età infatti fui chiamato dopo una selezione con cd dalla Jeunesses Musical World Orchestra, una bella realtà che annoverava musicisti di tutto il mondo ed io ne ero il più giovane in assoluto. Poi, a sedici anni, ho ricevuto l’invito dall’orchestra europea EUYO (The European Union Youth Orchestra, con la selezione a Roma e poi a Milano) che mi ha fatto conoscere  molte giovani leve orchestrali di tutta Europa. Il periodo dei 17 anni è stato particolarmente felice per la duplice chiamata sia dall’orchestra Cherubini con Riccardo Muti, sia dalla Gustav Mahler Orchester, fondata quest’ultima negli anni ’80 da Claudio Abbado e credo di più alto livello al mondo. Ho svolto tournée nelle sale più prestigiose del mondo con direttori qualificati come Antonio Pappano, Phillips Jordan e Herbert Blomstedt: ciò mi ha permesso di crescere professionalmente come musicista, di aprirmi ad altre culture e di confrontarmi con altri colleghi per un proficuo scambio di idee».

Lei adesso è primo fagotto alla Mozarteumorchester di Salisburgo, uno splendido traguardo. Fino a quando occuperà questo ruolo?
«Mi sono diplomato anni fa proprio al Mozarteum con il massimo dei voti e la menzione speciale. Sono stato allievo di Marco Postinghel, il primo fagotto dell’orchestra della Radio Bavarese. Lascerò questo posto ad agosto del 2018, in quanto alla fine di novembre del 2017 ho vinto un nuovo posto di lavoro come primo fagotto nell’orchestra più antica del mondo, ovvero quella del Gewandhaus di Lipsia, che risale al 1743. So che lavorerò con direttori fantastici come Andris Nelssons e Riccardo Chailly. Era il mio sogno nel cassetto!».

Riccardo Terzo

Riccardo Terzo

Di recente è approdato con successo al Politeama Garibaldi della sua città  esibendosi con l’Orchestra Sinfonica Siciliana diretta da George Pehlivanian. Che significato ha avuto per lei ritornare nella sua Palermo dopo aver respirato ampiamente le correnti europee?
«A Palermo mi sento come in famiglia, perché diversi musicisti mi hanno visto nascere e crescere, quindi esibirmi nella mia città è stata un’emozione indescrivibile, soprattutto dopo aver vinto un premio così di prestigio in America, quale il Gillet-Fox-Basson in Georgia. L’atmosfera al Politeama è stata fantastica come l’orchestra, ho ricevuto molti elogi sia da colleghi del Teatro Massimo che della sinfonica».

Tra i repertori da Lei frequentati c’è anche quello barocco che abbraccia gli strumenti d’epoca. Lo coltiva ancora al momento attuale?
«Al momento non mi occupo più di musica barocca, in quanto sono stato molto impegnato con repertori moderni, alle prese con un fagotto Heckel 14550/2, la marca più importante di fagotti allo stato attuale».

Che peculiarità presenta questo strumento e cosa la coinvolge di più nel suonarlo?
«Lo strumento Heckel ha una personalità speciale, un suono potente e morbido al tempo stesso, capace di belle dinamiche e di una grande omogeneità. Mi dà la possibilità di essere flessibile sia in orchestra sia come solista, prerogativa non comune a tutti gli strumenti. Mi permette, inoltre, di creare i differenti stati d’animo che la musica mi richiede. Lo ripeto, è uno strumento dalla forte personalità».

Ci accenni a qualche progetto futuro.
«Conto di esibirmi come solista mozartiano in una tournèe in Corea a Seul, Daegu e Busan oltre che con la Mozarteum Orchester di Salisburgo; terrò dei concerti con quartetto di fagotto a Tokyo, Osaka, Nagoya (e in queste città anche una Masterclass) e Miyazaki, un Duet concertino di Strauss per fagotto e clarinetto (Andreas Schablas) con la Kammerorchester Pforzheim in Germania, e un concerto su musiche del compositore André Jolivet a Palermo con l’orchestra del Teatro Massimo».

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