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Al via processo direttore Telejato: udienza lampo per difetto notifica

Il giornalista Pino Maniaci è accusato di estorsione e diffamazione. L'udienza è stata rinviata all’8 gennaio 2018

Al via processo direttore Telejato: udienza lampo per difetto notifica

Pino Maniaci

Palermo - E’ durata solo pochi minuti la prima udienza, davanti al giudice monocratico di Palermo Mauro Terranova, del processo a carico di Pino Maniaci, il direttore dell’emittente TV Telejato di Partinico, accusato di estorsione e diffamazione. L'udienza è stata rinviata all’8 gennaio 2018 a causa di un difetto di notifica ad alcune delle persone offese del processo. La posizione di Pino Maniaci è stata stralciata solo di recente dal processo principale che vede imputati alcuni boss mafiosi di Borgetto e Partinico. I presunti boss furono arrestati nell’ambito dell’operazione "Kelevra" dello scorso anno. Secondo i giudici che hanno rinviato a giudizio Pino Maniaci, difeso dagli avvocati Antonio Ingroia, ex pm e Bartolo Parrino, le estorsioni si sarebbero consumate tutte e danno di ex amministratori di Borgetto e Partinico. In particolare, l’ex sindaco borgettano Gioacchino De Luca e l’ex assessore Gioacchino Polizzi. L’accusa ritiene che Maniaci avrebbe minacciato servizi televisivi che potessero minare la reputazione degli amministratori. Su De Luca i carabinieri avrebbero accertato estorsioni con la minaccia di divulgare eventuali contatti di alcuni suoi esponenti di giunta con la mafia locale.

L’episodio "incriminato" fu quello della divulgazione di un video in cui venivano ripresi il sindaco e una delegazione di giunta e consiglio appena sbarcati a New York per un viaggio istituzionale per la processione della Madonna del Romitello accolti da presunti mafiosi: "Maniaci sfruttava con velleità minatorie - si legge nelle motivazioni del rinvio a giudizio - il condizionamento mediatico esercitabile mediante la sua emittente televisiva e paventando la diffusione di notizie lesive sull'operato dello stesso sindaco. Polizzi invece sarebbe stato minacciato di rendere nota la sua parentela con alcuni soggetti mafiosi: "Veniva costretto - scrive ancora il giudice Mauro Terranova - ad acquistare una partita di magliette per sé e per l’emittente Telejato per un importo complessivo di 2 mila euro, nonché a pagargli tre mensilità di affitto per un’abitazione". 

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