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Dell'Utri: «Chiedo giustizia e il diritto di curarmi in ospedale»

L'ex senatore che sta scontando sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa ha scritto una lettera dopo il no del Tribunale di sorveglianza alla sua scarcerazione

Dell'Utri: «Chiedo giustizia e il diritto di curarmi in ospedale»

Marcello Dell'Utri

Una lettera accorata, forte e dai toni decisi in cui non chiede compassione ma giustizia e il riconoscimento dei propri diritti. L’ha scritta dal carcere Marcello Dell’Utri, a cui due giorni fa il tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di sospensione della pena. L’ex senatore sta scontando in cella una condanna a 7 anni per concorso in associazione mafiosa. Nella lettera Dell’Utri, che oggi ha ricevuto in carcere la visita dell’on. Renato Brunetta, torna a chiedere di poter essere curato in
ospedale.

«E' un uomo di 76 anni, malato, ingiustamente detenuto e legittimamente arrabbiato» ha detto dopo l’incontro con Marcello Dell’Utri nel carcere romano di Rebibbia l’on. Renato Brunetta. «Con Dell’Utri - aggiunge il parlamentare - abbiamo parlato per circa mezz'ora, alla presenza della direttrice del carcere e del capo degli agenti di custodia».

Dell’Utri è affetto da patologie cardiache e oncologiche e, dopo la decisione del tribunale di respingere la richiesta di sospensione della pena, ha iniziato lo sciopero del vitto e delle terapie.

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commenti 1
  • luigi sidoti

    10 Dicembre 2017 - 02:02

    Ma che ca...volo è questo reato di concorso esterno in associazione mafiosa, perché esiste una mafia interna ed una mafia. .....all'aria aperta? La gente dice che si tratta di un fatto umano e così doveva essere trattato, io dico di no, si tratta di fatto politico - magistrato. Se è vero che il PD incarico' un suo CTU di fiducia per accertare la veridicità della richiesta, ed a risultato positivo non ne ha tenuto conto e ha riggettato la richiesta,ed allora perché l'ha chiesta, chi paga le spese? Naturalmente li dovrebbe pagare il PM che ha causa un danno erariale inutile! Anche questo può accadere nella Patria del Diritto. Un ricordo per tutti: il Commissario Contrada condannato per lo stesso reato a dieci anni di reclusione e poi assolto con formula di piena assoluzione.

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