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Cuffaro su malattia Dell'Utri: «Gli sia concesso di curarsi in casa»

L'ex presidente della Regione siciliana interviene sul caso dell'ex senatore di Fi che in carcere sta facendo lo sciopero della fame

Cuffaro su malattia Dell'Utri: «Gli sia concesso di curarsi in casa»

Totò Cuffaro

ROMA - «Lo Stato e, in questo caso, la magistratura di sorveglianza, credo debbano restituire il cittadino Marcello Dell’Utri alla sua casa perché possa curarsi e continuare, accompagnato dall’amore della sua famiglia, il suo processo di rieducazione e risocializzazione. Solo in questo modo la giustizia darà valore al significato che la nostra Costituzione assegna alla pena». Lo afferma in una nota l’ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro. «Lo Stato per i suoi figli, tutti, è padre e come tale deve comportarsi. - aggiunge -. Non come un patrigno, privo di umanità e sensibilità. Le istituzioni che lo rappresentano devono saper cogliere questo nobile significato». «So cos'è la sofferenza del carcere - afferma Cuffaro che ha scontato in cella una condanna per favoreggiamento personale a Cosa nostra - e per questo prego perché la nostra giustizia, nella quale continuo a credere ed a affidarmi, possa rivedere la sua decisione e consentire a Dell’Utri di scontare la sua pena in detenzione a casa».

La moglie di Dell'Utri, Miranda Ratti, in un'intervista a Repubblica, afferma perentoria: «Mio marito si deve curare. La sua vicenda dice molto di questo Paese. Quello che sta accadendo è una violazione del principio del diritto alla salute, sancito dalla Costituzione».  «E' cardiopatico, ha subito tre interventi con applicazione di quattro stent, è diabetico con un’ipertensione arteriosa e ha un tumore diagnosticato a luglio per il quale non ha ricevuto finora alcuna cura. Da tre mesi - dice la moglie - Marcello ha una dermatite che non passa. Figuriamoci se hanno l'organizzazione necessaria per la radioterapia. Sembra si sia deciso che debba morire in carcere». «Che giustizia è questa? Cosa ci distingue dal Venezuela di Maduro? La detenzione dovrebbe essere riabilitazione. Da noi è solo punizione».

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