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«Convogli strapieni e in ritardo», l’odissea giornaliera dei viaggiatori pendolari

Il racconto di Tania Di Marco. Eppure il treno, con la strada statale “ostaggio” dei lavori in corso, rimane ancora oggi l’unico mezzo per percorrere in “sole” due ore (forse) i 140 km tra Agrigento e Palermo

«Convogli strapieni e in ritardo», l’odissea giornaliera dei viaggiatori pendolari

Le loro proteste avevano invaso la Rete e i social, ma di trovarsi inseriti nel report di Legambiente proprio non se l’aspettavano. Eppure sono le loro denunce e segnalazioni del Comitato dei “Pendolari della Agrigento-Palermo” ad avere contribuito a fare decretare all’associazione ambientalista che quella tra la Città dei Templi e il capoluogo di regione è una delle 10 linee ferrate peggiori in Italia.

«Francamente siamo rimasti molto sorpresi - spiega Tania Di Marco, 31 anni, imprenditrice residente ad Alia, pendolare e presidente del Comitato - ma siamo comunque contenti che questo sia avvenuto, perché vuol dire che almeno qualcuno ascolta le nostre proteste».

Manifestazioni civili, ma a volte plateali le loro, come quella dei mesi scorsi quando nella stazione di Roccapalumba-Alia erano comparsi alcuni cartelli in rima baciata che, in maniera ironica, contestavano ritardi e disservizi.

«A parte le proteste plateali - precisa Di Marco - c’è un numero di reclami che non saprei quantificare. Diciamo che ormai ne facciamo quasi ogni giorno».

Quella del Comitato dei Pendolari è una storia che parte dai social per poi approdare alla “realtà”.

«Il gruppo Facebook nasce 2 anni fa con una quindicina di amici - racconta Di Marco -. Era soprattutto un modo per tenerci informati su quanto avveniva sulla linea ferroviaria. Dopo qualche mese, in occasione dei problemi riscontrati sul tratto di Lercara Friddi dove si sono registrati numerosi smottamenti, i contatti sono aumentati in modo esponenziale. Ci siamo resi conto che in realtà c’erano altri pendolari come noi che cercavano solo di avere informazioni aggiornate. In poco tempo siamo diventati 700, e per molti continuiamo ad essere l’unico modo di avere notizie aggiornate, dato che solo arrivando in stazione sai se il treno è arrivato oppure no. Diciamo che spesso ci si ritrova a cercare di capire come arrivare a Palermo e come tornare a casa».

Ma quali sono le problematiche che ricorrono con maggior frequenza?

«Soprattutto il sovraffollamento: siamo arrivati a viaggiare in 500 su un treno. Il problema è che la provincia di Agrigento viaggia ormai quasi solo sul treno perché alla fine ci vogliono due ore, ma su strada i tempi sono raddoppiati a causa dei lavori in corso sulla statale 121. La situazione a volte non è sostenibile, anche perché, oltre a molti lavoratori e studenti, ci sono anche tanti che viaggiano per motivi di salute: non dimentichiamoci che a Bagheria c’è un centro oncologico. Siamo anche molto preoccupati dalla possibilità che dal prossimo anno si attivi il trenino per raggiungere l’aeroporto “Falcone e Borsellino” dalla stazione di Palermo perché questa evenienza, in assenza di investimenti da parte della Regione per l’acquisto di nuovi treni, potrebbe addirittura peggiore la situazione attuale».

Treni pieni, d’accordo: ma almeno viaggiano in orario?

«Purtroppo abbiamo riscontrato diverse volte ritardi che dipendono dagli incroci di Montemaggiore e Cerda, dove a volte si resta fermi 10, 20 minuti, dato che si viaggia su monorotaia. Tra l’altro i problemi sono quasi sempre nelle stesse linee e negli stessi orari, per esempio il Palermo-Agrigento delle 18,38. Poi c’è un problema con i passaggi a livello: sono troppi e basta che se ne guasti uno perché si debba rimanere fermi finché non interviene Rfi». Vaghe le risposte che i pendolari ricevono: «In quanto Comitato legalmente costituito, partecipiamo anche ad incontri periodici, ma spesso gli enti coinvolti si limitano a scaricarsi la colpa a vicenda».

L’inserimento della Agrigento-Palermo nella “black list” di Legambiente, tuttavia, ha provocato reazioni contrastanti negli agrigentini. In molti, soprattutto sui social, continuano a difendere la linea, sostenendo che nel tempo il servizio è migliorato in modo sensibile e che, oggi, con una Statale “ostaggio” dei lavori di ammodernamento, il treno rimane l’unico modo per percorrere 140 chilometri in circa 2 ore. Ci si deve accontentare...

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