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Palermo, il giorno del docufilm su Mori e De Donno tra le proteste delle “agende rosse”

Nella Sala Mattarella dell'Ars. Sgarbi: «Torturati dallo Stato per venti anni». Miccichè: «Combattere la mafia senza giustizialismo»

Palermo, il giorno del docufilm su Mori e De Donno tra le proteste della “agende rosse”

Proiezione tra qualche polemica nella sala Mattarella di Palazzo dei Normanni del docufilm di Ambrogio Crespi "Generale Mori - Un’Italia a testa alta".

Un gruppo di rappresentanti del Movimento delle "Agende Rosse" ha infatti protestato davanti all’ingresso della sede dell’Assemblea Regionale Siciliana sollevando le agende rosse.

"Mori e De Donno - ha detto invece l'assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Vittorio Sgarbi, tra i promotori dell’iniziativva - hanno subito una tortura giudiziaria per vent'anni. E una tortura deve avere un limite. Non solo sono eroi ma hanno subito dallo Stato, invece di ricevere riconoscenza, anche ingratitudine e violenza”.

"Spero che un giorno spunti uno scrittore onesto – ha invece detto il presidente dell’Assemblea regionale Gianfranco Miccichè - che riscriva quegli anni e quei decenni che sono troppo pieni di imbrogli. Questo documentario prova a dare un contributo per capire meglio quegli anni. Non è una provocazione come tanti pensano. In questo documentario non si attacca nessuno, si cerca solo di ricostruire la verità di quello che è successo. Dovrebbe essere portato nelle scuole - ha aggiunto Miccichè - perchè i ragazzi non ne hanno idea. Vogliamo combattere la mafia senza giustizialismo, senza ingiustizie e senza pressappochismo, nel rispetto della presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio".

«Il Tribunale di Palermo - ha aggiunto Sgarbi - non può processare lo Stato, processi pure la mafia. Nel comportamento della Procura ci sono profili eversivi».

C'è stato anche un fuoriprogramma quando l'avvocato agrigentino, ex ambientalista, Giuseppe Arnone ha preso la parola pronunciando accusase e improperi contro giornalisti e magistrati. E' stato bloccato dallo stesso Sgarbi e successivamente allontanato dalla sala.

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