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Stato-mafia, Di Matteo: «Dell'Utri fu tramite boss-Cav». E FI lo querela

Per il pm, tra i giudici storici che istruirono il processo, la sentenza prova la funzione di "cinghia" tra l'ex senatore forzista e Cosa Nostra al tempo in cui il governo Berlusconi si era appena insediato

Stato-mafia, Di Matteo: «Dell'Utri fu tramite boss-Cav». E FI lo querela

Il pm Nino Di Matteo

Roma - «La sentenza dice che Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmissione tra le richieste di cosa nostra e l’allora governo Berlusconi che si era da poco insediato. La corte ritiene provato questo». Lo ha detto il pm Nino Di Matteo, storico magistrato del pool che ha istruito il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, dopo la lettura del verdetto che ha condannato, tra gli altri, Marcello Dell’Utri per minaccia a Corpo politico dello Stato. «Il verdetto - ha aggiunto - dice che il rapporto non si ferma al Berlusconi imprenditore ma arriva al Berlusconi politico».

La risposta di Forza Italia - «Forza Italia respinge con sdegno ogni tentativo di accostare, contro la logica e l’evidenza, il nome di Berlusconi alla vicenda della trattativa stato-mafia. Il fatto che uno dei Pubblici Ministeri coinvolti nel processo - non a caso assiduo partecipante alle iniziative del Movimento Cinque Stelle - si permetta, nonostante questo, di commentare la sentenza adombrando responsabilità del Presidente Berlusconi è di una gravità senza precedenti e sarà oggetto dei necessari passi in ogni sede». Si legge in una nota di FI.


«Sentenza che - si legge in una nota ufficiale di Forza Italia - in attesa di leggere le motivazioni ci appare frutto di un evidente pregiudizio. Ogni atto politico e di governo del Presidente Berlusconi, di Forza Italia nel suo complesso, e di ogni suo singolo esponente è sempre andato nel senso di un contrasto fortissimo alla criminalità mafiosa, sia sul piano dell’incremento delle pene, e dell’individuazione di nuovi strumenti giuridici per una più efficace azione antimafia, sia anche per quanto riguarda l’azione delle forze dell’ordine sotto i nostri governi noi confronti dei responsabili di reati di mafia. Il fatto che uno dei Pubblici Ministeri coinvolti nel processo - non a caso assiduo partecipante alle iniziative del Movimento Cinque Stelle - si permetta, nonostante questo, di commentare la sentenza adombrando responsabilità del Presidente Berlusconi è di una gravità senza precedenti e sarà oggetto dei necessari passi in ogni sede».

«Le parole di Di Matteo sono di una gravità senza precedenti». Lo ha affermato Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa a Campobasso.

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