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Rifiuti siciliani all’estero, Orlando sfida Musumeci

Il sindaco di Palermo: «Una follia illegittima l’Anci ricorrerà al Tar». Il governatore apre: «Serve buon senso tempistica modulabile»

Rifiuti siciliani all’estero, Orlando sfida Musumeci

Orlando prende di mira tanto la «struttura burocratica» che, a detta sua, finora «ha favorito interessi speculativi dei privati e ha causato disservizi ai cittadini»; quanto lo stesso Musumeci, reo di aver emanato «un’ordinanza che oltre ad essere sbagliata nel merito contiene diversi profili di illegittimità nel metodo: basti pensare al fatto che viene chiesto ai Comuni di procedere in soli 15 giorni, in evidente violazione della normativa sugli appalti e anticorruzione, alla stipula di contratti per milioni di euro in un quadro del tutto incerto e poco trasparente per quanto riguarda modalità, tempi e costi di smaltimento dei rifiuti».

C’è spazio anche per le critiche al ddl regionale di riforma del settore «in cui chiaramente – sostiene il presidente dell’Anci Sicilia – emerge la volontà politica di sopprimere le poche realtà pubbliche esistenti, come quella di Palermo». La verità è che sia Palermo sia Catania, assieme ai grossi centri della Sicilia, sono la palla al piede di una raccolta differenziata che non decolla. I due Comuni sono lontani anni luce dal 30%, soglia minima per evitare la migrazione coatta dei rifiuti oltre i confini regionali. Dal primo ottobre, infatti, ogni Comune non potrà portare in discarica più del 70% dei rifiuti prodotti quotidianamente. Orlando vorrebbe che fosse la struttura commissariale «ad assumersi tutte le responsabilità» sull’invio dei rifiuti fuori dalla Sicilia.

Musumeci prima lo gela («È una competenza dei Comuni e non della Regione»), anche se poi predica calma: «Sono convinto che riusciremo con un po’ di buon senso da una parte e dall’altra ad evitare soluzione traumatiche e a premiare la qualità della vita. Stiamo voltando pagina e dobbiamo farlo assieme ai Comuni, anche a quelli fortemente ritardatari. Peraltro, il dipartimento regionale ha già fatto una direttiva con la quale ha fornito ai Comuni tutti i chiarimenti sulle modalità operative e attuative dell’ordinanza. Gli enti locali hanno a disposizione diversi strumenti per dimostrare il percorso virtuoso intrapreso ed evitare, quindi, le sanzioni. Gli step temporali sono diversi e quindi è demagogia sostenere che il raggiungimento dell’obiettivo finale debba avvenire in soli 15 giorni».

Un ulteriore chiarimento, dunque sulla perentorietà del termine del 31 luglio: «Vediamo intanto se c'è la buona volontà - dice Musumeci - e come si stanno muovendo i Comuni, che credo abbiano recepito il messaggio. Questa battaglia dei civiltà non la può vincere solo la Regione, che deve occuparsi di pianificare e lo sta facendo. I Comuni in questi ultimi dieci anni, da quando ci sono le Srr, hanno prodotto un miliardo e 800 milioni circa di debiti. Questo dimostra che la legge 9 non è stata una buona legge e noi la stiamo modificando».

La Regione è impegnata anche sul fronte delle bonifiche delle vecchie discariche: in Sicilia ce ne sono 510 e, spiega Musumeci, «non sappiamo quante siano pericolose per le falde acquifere». Insomma, emergenze su emergenze. Con qualche piccolo spiraglio di luci. Sì perché, accanto ai Comuni “sporcaccioni”, ci sono pure quelli virtuosi: in 150 hanno “scollinato” quota 50% di raccolta differenziata. «In pochi mesi siamo passati dal 15% al 27 % a livello regionale. Coi rifiuti stiamo andando avanti, l'esercito in Sicilia - conclude il governatore rispondendo al grillino Giancarlo Cancelleri - servirebbe per i delinquenti e la criminalità».

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