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Teatro Biondo, il direttore Alajmo si dimette

Venti di crisi soffiano sull'ente, con stipendi arretrati per i dipendenti e un deficit da 5 milioni di euro. Il Cda non ha preso in considerazione le dimissioni e chiede un piano di rilancio

Teatro Biondo,  il direttore Alajmo si dimette

Roberto Alajmo giornalista e scrittore

PALERMO - Torna a soffiare forte il vento di crisi nel teatro Biondo a Palermo con i lavoratori che non prendono stipendi da due mesi, Regione, Comune e Ministero che non inviano i fondi, con un deficit di circa 5 milioni di euro, e col sindaco Leoluca Orlando che definisce lo Stabile una "isola infelice» invitando al risanamento.


In questo scenario il direttore Roberto Alajmo ha presentato le dimissioni al consiglio di amministrazione, presieduto da Giovanni (RPT Giovanni) Puglisi, che si è riunito oggi ma che non ha neanche preso in considerazione la lettera perché non era all’ordine del giorno. Anzi il Cda ha dato mandato ad Alajmo e al consigliere Vittorio Scaffidi Abbate, «congiuntamente o separatamente, di predisporre un piano straordinario di intervento».


«Tale piano - dice il Cda - pur individuando i tagli possibili in tema di produzione, ospitalità e gestione delle risorse, come deliberato dall’assemblea dei Soci, dovrà, necessariamente, tener conto di criteri e parametri quantitativi e qualitativi posti dalla normativa vigente per garantire le caratteristiche strutturali di Teatro Stabile e, quindi, evitare rischi di contrazione del contributo ministeriale legato a teli requisiti».


Il Cda in una nota dice di aver preso atto della lettera inviata dal Sindaco di Palermo il 28 luglio «e dopo ampia ed approfondita discussione, alla quale sono intervenuti tutti i consiglieri, esprime innanzitutto profondo rammarico per le mancate intese istituzionali tra la Regione Siciliana e il Comune di Palermo. «Il consiglio di amministrazione, inoltre, «ritiene ineludibile l’avvio di una procedura straordinaria di ulteriore contenimento della spesa, tendenzialmente, nei termini e nei limiti indicati nell’assemblea dei Soci del 6 giugno scorso, anche se non può non osservare che la vita amministrativa e artistica del Teatro, per l’esercizio finanziario in corso, si è già esaurita per quasi gli 8/12 del suo iter, e che risente ancora oggi del disagio economico derivante dalla scarsa liquidità di cassa per i ritardi nell’erogazione delle quote associative da parte dei Soci Regione Siciliana e Comune di Palermo». 

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