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Studenti Medi in corteo a Palermo contro la "Buona scuola"

Hanno aderito ad una protesta nazionale contro «ogni forma di sfruttamento, l'alternanza scuola-lavoro, i presidi manager, l'aziendalizzazione e la privatizzazione delle scuole»

Studenti Medi in corteo a Palermo contro la "Buona scuola"

PALERMO - Migliaia di studenti (secondo una loro stima, cinquemila) delle scuole superiori di Palermo sono scesi stamane in piazza per il primo corteo studentesco dell’anno, organizzato da Studenti Medi contro la riforma della «Buona scuola».
Alle 9 da Piazza Verdi è partito il corteo diretto in via XX settembre davanti la sede di Confindustria. Gli studenti dicono di essere contro «ogni forma di sfruttamento, contro l'alternanza scuola-lavoro, i presidi manager, l'aziendalizzazione e la privatizzazione delle scuole, lo smantellamento degli istituti».


«L'ultimo attacco che abbiamo subito noi studenti - dice Simona Pezzella, studentessa del Regina Margherita - è la riforma della Buona Scuola. Nella scuola-azienda di Renzi si creano soggetti volutamente abituati alla precarietà, al disciplinamento e al lavoro gratuito. E’ questo quello che fa l'alternanza scuola-lavoro, toglie spazio ad un vero apprendimento e vede gli studenti deliberatamente sfruttati e non retribuiti».

Assemblee e manifestazioni si stanno svolgendo anche in altre città d'Italia. «Crediamo che oggi sia fondamentale ricostruire una coscienza critica nel nostro paese. Ripartendo dalla voce degli studenti, da quelle che sono le loro esigenze per poter avere riconosciuto - ha spiegato Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete - il loro ruolo nella società, come il Lavoro, che oggi vediamo sempre più come qualcosa di difficile da raggiungere al termine del percorso di studio, l’Inclusione e l'Integrazione, il Welfare e il Diritto allo Studio, il persistente divario tra Nord e Sud del paese, ma sopratutto vogliamo parlarne in quanto cittadini europei, ripensando un’Europa che rimetta al centro le persone e i loro bisogni. Per queste ragioni è per noi fondamentale tradurre i problemi individuali in rivendicazioni collettive e raccontare una generazione che vuole dare forma e concretezza alle risposte che cerca». «Abbiamo poi l’intenzione - conclude Manfreda - di costruire un manifesto generazionale che raccolga le nostre rivendicazioni e sia in grado di raccontare la condizione precaria in cui viviamo. Crediamo che la risposta alle diseguaglianze possa essere soltanto l’affermazione di diritti, e lo rivendicheremo con forza in tutte le città del Paese». 

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