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Palermo, rubavano le auto e poi chiedevano il riscatto: 23 arresti

Il blitz della Polizia. L'organizzazione riusciva a guadagnare anche 200 mila euro al mese ed aveva suscitato anche l'interesse di Cosa nostra

Palermo, rubavano le auto e poi chiedevano il riscatto: 23 arresti

Una vasta operazione anti crimine è stata messa a segno nella notte dalla Polizia di Palermo, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo, nei confronti di una organizzazione criminale dedita alle estorsioni, con il furto di auto secondo il cosiddetto sistema del «cavallo di ritorno» ed a rapine, furti e ricettazioni di veicoli.

Circa 200 agenti coordinati dalla Squadra Mobile di Palermo, diretta da Rodolfo Ruperti, hanno eseguito 23 ordinanze di custodia cautelare.

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In carcere sono finiti Leonardo Algeri, 37 anni Lillo Fanara, 23 anni Massimiliano Castelluccio, 48 anni Salvatore Casamento, 32 anni Antonino Noto, 34 anni Francesco Quattrocchi, 20 anni Emanuele Casamento, 24 anni. Ai domiciliari sono andati: Marcello Sirchia, 41 anni, Roberto Presti, 21 anni, Pasquale Ferrara, 30 anni, Pietro Di Mariano, 45 anni, Gaetano Castelluccio, 37 anni, Giuseppe Di Maria, 76 anni, Gioacchino Lo Buono, 27 anni, Marcello Falcone, 43 anni, Sebastiano Andrea Marchese, 53 anni, Vincenzo Lo Verso, 47 anni, Luca Cirò, 39 anni, Antonino Presti, 51 anni, residente a Misilmeri, Salvatore Adimino, 28 anni, Salvatore Carollo, 26 anni, Giuseppe Di Maria, 42 anni, Marcello Falcone, 43 anni, Ciro Li Castri, 61 anni, residente a Misilmeri, Vincenzo Marchese, 28 anni, Anna Rita Marino, 38 anni.

Le indagini hanno avuto inizio nel settembre 2015; in pochi mesi i poliziotti della Sezione Criminalità Organizzata della Mobile hanno individuato l’organizzazione, ricostruendone l'attività e i ruoli dei componenti.

Alcuni si occupavano dei furti dei veicoli, altri fornivano luoghi sicuri dove custodire i mezzi rubati fino a quando si concludeva la «trattativa» con le vittime e, infine, intermediari avevano il compito di contattare queste ultime per prospettare la possibilità di recuperare la refurtiva.


Nel corso dell’attività investigativa conclusa con i provvedimenti restrittivi, è stato possibile accertare come l'organizzazione, capace di produrre ingentissimi guadagni, avesse suscitato l’interesse delle famiglie mafiose palermitane. È stato infatti accertato che la banda era in grado di rubare un centinaio di veicoli al mese con un guadagno di circa 200 mila euro. I mezzi sottratti erano prevalentemente veicoli commerciali.

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