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Crocetta: «Primarie, accetto la sfida
Io come Pasolini, col corpo nella mischia»

Alla festa del Megafono, nel presepe di Saro. Con meno pastorelli, senza il bue, assente la madonnina. Ma c'è san Beppe (Lumia) che dà la linea: «Più metodo, basta improvvisazioni». Il governatore spara a zero sugli avversari. E si carica: «Che c’è di male se siamo stati più bravi del governo nazionale?»

Crocetta: «Primarie, accetto la sfidaIo come Pasolini, col corpo nella mischia»

CATANIA. Lassù, nel cielo del presepe laico di Rosario Crocetta, la stella cometa passa sempre in ritardo.
Più di un’ora e mezza d’attesa, nella sala conferenze della Baia Verde, per l’avvento dell’evento.

 

La notizia non è questa.
E nemmeno quella che i pastorelli, più sparuti e spauriti rispetto al passato, siano pure spazientiti.

Perché non è soltanto un brindisi d’auguri «fra amici», come dirà l'ospite più atteso. Né una semplice operazione-verità (con tanto di hashtag che fa molto Leopolda: #LaSiciliaRiparte) sulla ripresa nell’Isola.

 
Cchiu Pil
(+1,5) per tutti, occupati in aumento del 2,3%

No, non sono palle sotto l’ultimo albero di Natale prima delle Regionali. È molto di più.

 

È il meraviglioso mondo di Saro.

Una Betlemme senza mangiatoia né manciugghia, più odiosa dell’uvetta nel panettone. Non c’è più l’affidabile bue d’una volta - il rigoroso Antonio Malafarina, che adesso dice cornuti agli asini - e il sostituto sarebbe l’assessore catanese Luigi Bosco; ma sembra troppo bonaccione (parla bene di Enzo Bianco!) per il ruolo.

Certo, a voler fare i precisini, mancherebbe pure la madonnina. Che ora è impersonata - dopo l’uscita di scena di Scilabra, Stancheris, Vancheri e via smadonneggiando - dall’indefessa Mariella Lo Bello. Presente martedì a Palermo, ieri non c’era. L’ultima soluzione a portata di tavolo sarebbe l’ex assessore ai Rifiuti, il toscano Salvatore Calleri. Ma ha fretta: il suo volo sì che è puntuale.

Raggiante, ancor più che ragliante, c’è Peppe Caudo, coordinatore del Megafono. Denuncia «le balle che diventano virali» e rivendica i risultati del governo Crocetta. Attacca il faraoniano Giovanni Bruno, presidente regionale del Pd: «Da un po’ non sentivo la sua voce dall’oltretomba, nemmeno per il referendum».

 

E allora, fra le grottesche assenze nella grotta, giganteggia la presenza di san Beppe. Il senatore Lumia - un po’ per talento naturale, un po’ per tirarla fino all'arrivo di Crocetta - fa un un lungo e appassionato discorso. Parte da lontano. Ma, come sempre, sa dove arrivare. Collega la mafia all’Isis con un arguto parallelismo storico: «L’errore di chi accoglieva i siciliani emigranti, non distinguendo fra buoni e cattivi, non deve commetterlo l’Europa con gli immigrati musulmani».

Rintuzza con affetto Caudo: «Anche se governiamo bene e riusciamo a comunicare meglio, non dimentichiamoci che anche la Clinton, Cameron contro la Brexit e Renzi al referendum erano ottimi comunicatori...». E allora che si fa? Pendono dalle labbra del senatore del Pd, i manager sanitari e i sindaci, le docenti deportate e i precari.

«Badate che gli operai del Minnesota hanno votato Trump». Pausa. Silenzio. L’unico assessore regionale presente, Anthony Barbagallo, sbadiglia. «Insicurezza, diseguaglianze e crisi di rappresentanza», sono le armi di Lumia per combattere «contro il partito della pancia che batte sempre il partito della testa».

Al che il mastodontico Bosco rifiuta di alzarsi in piedi. Battutona: «Ma io ho anche molta testa...».

E in tutto questo Crocetta che c’entra? La risposta, fra le righe, è in un proclama: «Il 2017 - scandisce Lumia - sarà l’anno del metodo. Non si può improvvisare, né pasticciare». Il che, detto dallo spin doctor del governatore più Sturm und Drang  della storia sicula, è un bel cambio di passo. «Non si può scimmiottare la pancia, perché la gente sceglie quella originale. E sbagliamo a pensare “tanto ci pensa Crocetta”», ammonisce, severo, il senatore. Alt alla «guerra preventiva al governatore», addio al Pd del «conflitto a somma zero». Ora, auspica, «dobbiamo passare dall’Io al Noi, perché se no non si va da nessuna parte».

 

A questo punto arriva Crocetta, con i re magi della scorta. E tanti doni. Il più atteso è un certificato di esistenza in vita. Per il Megafono: lista elettorale, poi gruppo all’Ars e oggi chissà. Movimento immobile. E invece no: «Siamo un’idea. Non una forza politica politicante e politichese». Ammette la «delusione profonda per i tanti parlamentari chi ci hanno lasciati», ma assicura che «il Megafono ci sarà fin quando la gente ci riconosce per strada». E, di conseguenza, giura: «Starò fuori, andrò in giro a raccontare gli straordinari successi del mio governo. Un Rosario Crocetta inchiodato nel Palazzo a risolvere i problemi della Sicilia, loro, se lo possono scordare!».

Ma loro chi? «I profeti di sventura che fanno campagna elettorale da tre anni contro di me. Gli stessi che ho battuto, senza ascarismi e senza accettare diktat, senza dovermi piegare a Roma». Non fa nomi, ma evoca cognomi. «C’è qualcuno che gioca sporco sui precari e vuol far saltare il banco».

 

Lui, insomma, c’è. Combattivo e più ottimista che mai. Contro «gli amici del santo di Raffadali» e i «robot della Casaleggio Corporation». E contro chi, nel Pd, lo ha già rottamato. Sbagliando, dice Crocetta. Perché «i cittadini sanno che se rivinco io ci saranno cinquel milioni di presidenti della Regione, senza di me la Sicilia tornerà nelle mani dei vecchi volponi del passato o dei direttori oscuri eterodiretto». Ce l'hanno tutti con lui, ma non sanno quello che fanno. «E poi che c’è di male se siamo stati più bravi del governo nazionale?», s'interroga. Non sarà tutto oro quello che luccica, ma d'incenso ce n'è. Per la mirra ci stiamo attrezzando.

 

È l’inizio della fine. Del discorso. «Mettiamo che accetto la sfida che qualcuno ha lanciato per le primarie». Dai, mettiamo pure: «Loro criticano e distruggono e noi dovremmo stare fermi?». Sì, per adesso sì. Anche perché sta arrivando l’anno del metodo, per battere con la testa il partito della pancia passando dall'Io al Noi: l’ha detto Lumia! Ma Crocetta, eccentrico ed egocentrico, usa - diciamo - il cuore. Evocando ancora le primarie: «Quando qualcuno mi sfida, io accetto sempre la sfida. Eccomi, sono pronto. Io ci sono».

 

Lui c’è. «Come Pasolini, con il corpo nella mischia».
Rieccolo, è tornato. Il bambinello di Gela. Magari non se n’era mai andato. E, soprattutto, non vuole andarsene. Applausi, auguri, spumante e panettone. Con pochi, indomiti, pastorelli. Ma è già sera tardi; fuori piove forte. Eppure - qui, ora - la grotta di Crocetta sembra un po’ meno al freddo e al gelo. O forse è solo suggestione. Saranno le lucine della festa?
Twitter: @MarioBarresi

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commenti 1
  • GICORD

    22 Dicembre 2016 - 23:11

    che dire paragonarsi a Pasolini!!! altra roba P.P. grande poeta, regista sublime, romanziere eccelso, giornalista. Insomma un'ARTISTA che ha fatto della propria vita un'opera d'arte. Crocetta e lo steesso? ai pasteri l'ardua sentenza noi non possiamo far altro che....... piangere o ridere ma c'è poco da ridere sulla terra di sicilia. Ci rattrista il cuore nel vedere una regione a statuto speciale che di speciale ha solo le poltrone e molta ignoranza. Ciao bella Sicilia spera sempre, non godere del passato florido e meraviglioso, del cielo limpido che puoi toccare con un dito, dei paesaggi che ti rodono l'anima per la bellezza. Fai un salto, come puo farlo un gigante che viene dai miti per raggiungere l'infinito. Fallo presto prima che sia troppo tardi, perchè gia ora è tardi

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