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Psicodramma M5S a Palermo, si ritira un altro dei candidati a sindaco: in corsa solo due

In corsa restano solo l’avvocato Ugo Forello e il poliziotto Igor Gelarda.In serata si è ritirato anche Giancarlo Caparotta, nei giorni scorsi avevano detto no anche Tiziana Di Pasquale, Giulia Argiroffi. Defezioni anche nella lista al Consiglio comunale

Psicodramma M5S a Palermo, si ritira un altro dei candidati a sindaco: in corso solo due

Dei 5 finalisti scelti dalla rete per arrivare al candidato a sindaco di Palermo del M5S, ne restano soltanto due: l’ultimo forfait è quello di Giancarlo Caparotta, annunciato stasera su facebook.
«Affido a Fb - scrive nel suo post - alcune parole sincere per raggiungere tutti quelli che non ho potuto incontrare di persona, come avrei voluto; tutti quelli che, con impegno sincero, stanno contribuendo ad un entusiasmante percorso per la città di Palermo. Entusiasmo è la parola che meglio esprime il mio sentire in queste ore, soprattutto dopo il confronto delle 'graticolè e le numerose manifestazioni di stima che noi tutti, prima e dopo il palco, abbiamo ricevuto».
«Ma ho maturato la consapevolezza - conclude - che il senso di questo processo risiede nel lavoro di una squadra in cui ciascun giocatore può e deve esprimere le proprie capacità al meglio. E per questo sarà un piacere e un onore per me continuare con voi questo percorso, rimanendo nel novero dei candidati al Consiglio comunale o in ruoli che il nostro sindaco eletto vorrà attribuirmi». In corsa restano a questo punto solo l’avvocato Ugo Forello e il poliziotto Igor Gelarda. 

Ma a Palermo nel M5s c'è una vera e propria faida che comincia a preoccupare lo staff di Grillo. La rosa dei candidati a sindaco perde pezzi, così come la lista per le Comunali, ridotta ormai a 30 componenti. E l’emorragia, a sentire gli umori di alcuni attivisti, non si sarebbe arrestata. Altre defaillance sono già messe in conto. C'è chi comincia a sospettare un piano per boicottare la partecipazione del Movimento alle comunali della prossima primavera. Tra lo staff e alcuni portavoce che seguono l’evoluzione della vicenda s'è aperto ormai un filo diretto e costante per evitare il peggio.

Tre dei cinque candidati a sindaco hanno abbandonato la corsa a pochi giorni dal voto online, col quale gli iscritti al blog dovranno scegliere il nome da lanciare verso la poltrona di Palazzo delle Aquile. La prima a dare forfait è stata Tiziana Di Pasquale, ingegnere, poco prima delle graticole, il confronto pubblico tra i candidati celebrato lunedì scorso in un cinema davanti a una platea di circa 200 persone. Costretta a smentire più volte chi la considera vicina al gruppo dei 'monacì che ha disertato in massa le graticole, Di Pasquale in un post ha criticato il clima all’interno del M5S, rinunciando pure alla candidatura come consigliere. Passo indietro compiuto pure dall’altra candidata donna, Giulia Argiroffi. La sua intenzione l’aveva comunicata per mail allo staff di Grillo prima delle 'graticolè, ma aveva accettato l'invito a fare comunque il confronto; Argiroffi rimane però nella lista degli aspiranti consiglieri. E in serata ha detto no anche il terzo dei cinque candidati Giancarlo Caparotta.

Anche la lista continua a perdere pezzi. Con un post su Fb, Ivana Cimò ieri ha ritirato la sua candidatura, un bel guaio per il M5s. La legge elettorale impone la doppia preferenza di genere, per cui l’esiguo numero di donne in corsa fa abbassare la soglia dei candidabili. Nel M5s si fanno i conti, c'è chi non esclude altri forfait imminenti. Oggi si è tirato fuori Alberto Munda. Così la lista scende a quota 30, rispetto ai 40 nomi che ogni partito può indicare. Per scongiurare il tracollo avanza l’ipotesi tra le 'colombè di una richiesta di deroga a Grillo per rimpiazzare in lista chi ha scelto di tirarsi fuori. Si vedrà.

Dopo lo scandalo delle firme false su cui la Procura si appresta a chiudere l’inchiesta, il M5s s'è spaccato. Nel meet-up storico, 'il Grillo di Palermò, rimangono saldi i 'monacì mentre alcuni attivisti hanno optato per Palermo in movimento, il nuovo meet-up costituito da Adriano Varrica, grillino della prima ora, molto vicino ai deputati regionali, in particolare a Claudia La Rocca che, assieme al collega Giorgio Ciaccio, ha scelto di collaborare con i pm; a differenza dei deputati nazionali indagati - Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino - che non hanno risposto ai pm e che sono stati sospesi dai probiviri del M5s, La Rocca e Ciaccio si sono auto-sospesi.

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