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Altofonte, confiscata azienda ad imprenditore vicino ai clan

La Guardia di Finanza ha eseguito un provvedimento del tribunale nei confronti di Andrea Di Matteo. In appello è stato assolto dall'accusa di associazione mafiosa, ma, secondo i magistrati, i suoi rapporti con cosa nostra quale tramite per la raccolta del pizzo, sarebbero inequivocabili. I beni sottratti hanno un valore di circa 4,5 milioni

Altofonte, confiscata  azienda ad imprenditore vicino ai clan

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo hanno confiscato una impresa di costruzioni con sede ad Altofonte nel Palermitano e riconducibile a Andrea Di Matteo, del valore di circa 4,5 milioni di euro.

Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo. Di Matteo era stato arrestato nel 2010 con l’accusa di aver fatto parte della famiglia mafiosa di “San Giuseppe Jato – Altofonte”, all’interno della quale svolgeva, in particolare, il ruolo di tramite per la trasmissione di messaggi tra i componenti del sodalizio e il latitante Domenico Raccuglia, al quale Di Matteo stesso aveva anche fornito denaro e ospitalità. In appello, Di Matteo è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa, ma la stessa sentenza della Corte aveva sottolineato come i colloqui intercettati tra lo stesso ed alcuni imprenditori, nonché le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Michelangelo Camarda, Giuseppe La Rosa, Nicolò Lazio e Domenico La Barber, dimostrassero che Di Matteo aveva svolto il ruolo di tramite con il capomafia Domenico Raccuglia e di “collettore” delle estorsioni ad Altofonte.

L’azienda di costruzioni, la Nuseco srl era stata sequestrata nel 2014 pur essendo intestata ad un prestanome.

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