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Ospedale romano dovrebbe risarcire familiari paziente con 1 mln di euro, ma non ha i soldi

La vicenda risale al 2012 e riguarda una palermitana morta cinque mesi dopo un intervento di rimozione di un tumore al surrene. E' stato accertato il caso di malasanità, ma il Regina Elena ha le casse vuote

Ospedale romano dovrebbe risarcire familiari paziente con 1 mln di euro, ma non ha i soldi

Palermo - Sette fratelli attendono da due anni il risarcimento di un milione di euro per la morte della sorella ma l’ospedale ha le casse vuote e così, nonostante due sentenze del tribunale di Roma, del risarcimento ancora non c'è traccia.
La vicenda inizia il 21 febbraio 2012 quando Donatella Pellegrino, palermitana di 56 anni, viene sottoposta ad un intervento chirurgico per un adenoma al surrene sinistro nell’ Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, struttura collegata all’Ifo (Istituti Fisioterapici Ospitalieri). Dopo l'intervento la donna ha forti dolori addominali per l’intera notte, la mattina successiva si accerta un danno alla milza che ha determinato un’emorragia interna e lo stesso giorno, il 22 febbraio, si rende necessario un secondo intervento chirurgico. Il 18 aprile la donna è sottoposta ad un terzo intervento, questa volta una tracheotomia a causa del costante peggioramento delle condizioni complessive della paziente. Successivamente si decide lo spostamento in altre due strutture sanitarie di Roma, ma insorge anche una broncopolmonite: il 4 agosto la paziente muore dopo un «calvario» durato più di cinque mesi.


«Abbiamo avviato una causa civile presso il tribunale di Roma rivolgendoci all’Istituto Regina Elena - dice Marco Favarò, avvocato palermitano che rappresenta i sette fratelli della donna deceduta - in primo grado è stato riconosciuto un risarcimento complessivo di un milione di euro. La struttura sanitaria ha chiamato in causa la propria assicurazione, la "AmTrust Europe Limited", con la quale aveva una polizza per responsabilità civile verso terzi. Ma nel corso del processo è emerso che la polizza assicurativa prevedeva una clausola in base alla quale non solo il «fatto doveva essere avvenuto all’ interno del periodo di copertura, ma anche la richiesta di risarcimento doveva pervenire nel corso della validità della polizza stessa, che invece era scaduta il primo aprile 2012 senza essere stata rinnovata dall’ospedale».

In primo grado la tredicesima sezione del Tribunale di Roma aveva riconosciuto nel marzo 2015 un risarcimento di circa un milione di euro, mentre la Corte d’Appello nell’aprile 2016 in fase cautelare ha ridotto l'importo del 50%, sospendendo l’efficacia esecutiva della sentenza nei confronti della compagnia di assicurazione. "Nonostante il riconoscimento e la quantificazione stabilita dall’autorità giudiziaria, ancora i familiari non hanno visto un euro - aggiunge l’avvocato Favarò - la struttura ospedaliera, che fino a poco tempo fa era in gestione commissariale, risulta infatti priva di liquidità: le casse della tesoreria sono vuote. E anche altre strade, ad esempio il pignoramento di crediti che l'ospedale vanta nei confronti delle Asl, sono di fatto impraticabili. In Italia si aiutano i correntisti delle banche in difficoltà, invece le vittime degli errori sanitari sembrano essere dimenticate».  La struttura del Regina Elena, interpellata dall’ANSA (Agenzia nazionale stampa associata) attraverso il loro ufficio stampa, ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. 

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