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Palermo, delitto Fragalà, i sei indagati verso il giudizio immediato

La richiesta della Procura sulle sei persone accusate dell'omicidio del penalista avvenuto nel 2010 su ordine dei clan. Il Riesame ha intanto confermato la custodia in carcere per tutti

Omicidio avvocato Fragalà, secondo i pentiti i boss volevano soltanto intimidirlo

Avvocato Enzo Fragalà

La Procura di Palermo chiederà il giudizio immediato per le sei persone accusate dell’omicidio del penalista palermitano Enzo Fragalà, ucciso a bastonate nel 2010 a pochi passi dal suo studio legaòle. Proprio oggi per cinque degli indagati - Francesco Arcuri, Antonino Siragusa, Salvatore Ingrassia, Antonino Abbate e Paolo Cocco - il tribunale del Riesame ha confermato la custodia in carcere rigettando le richieste di revoca della misura cautelare fatte dai legali. Castronovo, Francesco Castronovo invece, il sesto arrestato, non aveva fatto istanza di scarcerazione.

Il giudizio immediato - sulla cui richiesta dovrà pronunciarsi il gip - potrebbe consentire di saltare la fase dell’udienza preliminare. Per tre accusati - Arcuri, Siragusa e Ingrassia - i termini di custodia stanno per scadere perché vennero arrestati anni fa, per la stessa vicenda, e poi scarcerati. Il procedimento venne infatti archiviato. Il carcere già scontato, però, si somma a quello che stanno subendo in virtù della nuova indagine. Fragalà, già nell’elenco dei nemici di Cosa nostra negli anni '90, quando la mafia si scagliò contro i penalisti che non erano riusciti a garantire gli uomini d’onore, sarebbe stato ammazzato su ordine dell’ex capomandamento di Porta Nuova Gregorio di Giovanni (a suo carico però non è stato emesso alcun provvedimento perché non ci sono riscontri ulteriori alle dichiarazioni del pentito Francesco Chiarello che ha consentito di riaprire l’indagine).

Ruolo di promotore avrebbe avuto anche il boss Francesco Arcuri, mentre Antonino Siragusa, Salvatore Ingrassia e Antonino Abbate si sarebbero occupati della fase logistica e di copertura dei killer. Ad ammazzare Fragalà sarebbero stati – secondo la Procura di Palermo - Paolo Cocco e Francesco Castronovo, picciotti al soldo del clan, esperti in pestaggi e danneggiamenti, mai coinvolti prima nell’inchiesta sul delitto.

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