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Palermo, faida allo Zen per il controllo dello spaccio: due arresti

In manette due pregiudicati accusati del tentato omicidio di un pregiudicato tunisino

Palermo, faida allo Zen per il controllo dello spaccio: due arresti

Secondo la Polizia sono loro gli uomini che lo scorso 6 ottobre sparararono e accoltellarono Lausgi Khemais, conosciuto come Gabriele Alì, allo Zen. E infatti i poliziotti hanno arrestato su ordine del gip di Palermo e su richiesta della Procura, Voncenzo Viviano e Vincenzo Maranzano. I due sono accusati di tentato omicidio in concorso. L’episodio avvenne pochi giorni dopo un altro tentato omicidio: quello di Calogero Moceo ai danni del padre Benedetto.

Le indagini della Squadra Mobile hanno ricostruito lo scenario del delitto con le tensioni nel quaetiere Zen per il controllo delle piazze di spaccio. I due tentati omicidi sono avvenuti nell’ambito di una serie di contrasti tra due diversi gruppi criminali: uno che fa riferimento a Viviano e Maranzano e l’altro a Lausgi.

A dare una svolta alle indagini sono state le intercettazioni ambientali disposte dalla procura e ascoltate dagli agenti della squadra mobile. E’ quanto emerge dall’ordinanza del Gip del Tribunale di Palermo, Maria Cristina Sala che ha emesso i due provvedimenti di custodia cautelare.

L’inchiesta ha tentato di fare luce alla guerra per lo spaccio di stupefacenti allo Zen. Secondo gli investigatori lo scontro era tra il tunisino Kheimas Lausgi, e i Viviano, Maranzano e i Mazzè. Il padre di Vincenzo Viviano, Claudio, conosciuto nel quartiere come Glaudino è stato condannato per favoreggiamento nell’omicidio di Franco Mazzè avvenuto la domenica delle Palme del 2015.

«Minchià c'è rivuggio», registrano le microspie della polizia intercettando due uomini. "Minchia quello il figlio di Glaudino, ha sparato ad Alì. Oggi c'è stato il manicomio. Lo ha preso qua nel petto». A ricostruire le fasi convulse della sparatoria anche quanto è emerso dagli interrogatori eseguiti dagli agenti.

«Mentre mi trovavo in via Costante Girardengo - dice un impiegato della polleria Food Store - ho visto Gabriele a bordo del ciclomotore Tmax. Stava parlando con il conducente di una vettura bianca. Quando è arrivato una C3 scura. Il conducente è sceso impugnando una pistola e ha iniziato a sparare contro Gabriele. A questo punto ho visto l’uomo ferito scappare».

Dalle verifiche degli agenti emerge che Vincenzo Maranzano ha una C3. Gli agenti della polizia scientifica hanno trovato tracce di polvere da sparo nelle mani sia di Maranzano che Vincenzo Viviano. Quanto successo in quei giorni allo Zen è ancora al centro di indagini. Neppure l’interrogatorio di Kheimas chiarisce quanto accaduto. Anzi lo stesso ferito nonostante il fendente al petto ha ribadito di non ricordare nulla di quanto accaduto.

Come si legge nell’ordinanza lo ha fatto scrivere a verbale. I pm hanno anche annotato una frase di un colloquio informale dello stesso tunisino che affermava testualmente «appena annagghiu, c'ammazzu pure i nutrichi" (appena lo prendo gli ammazzo pure i neonati».

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