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Palermo, comunità cerca nuovo alloggio ma «Nessuno affitta a "neri"»

E' quanto racconta la responsabile della "Rosa dei venti" che accoglie nove minori, tra cui otto extracomunitari di colore

Palermo, comunità cerca nuovo alloggio ma «Nessuno affitta a "neri"»

PALERMO - Da due mesi cercano una nuova casa in cui ospitare i nove ragazzi della loro comunità alloggio: un palermitano e otto giovani africani, giunti in Italia senza i genitori dopo la lunga traversata del canale di Sicilia sui barconi. Ma la risposta di decine di palermitani interpellati per l’affitto è sempre la stessa: «se sono extracomunitari non li vogliamo a casa nostra».


A raccontare questa storia di ordinario razzismo, in una città, al contrario, nota per il suo spirito di accoglienza, è Paola Grasso, pedagogista, responsabile della comunità alloggio Rosa dei Venti, gestita dalla cooperativa Sicilia Ambiente.
«La casa in cui siamo stati finora è troppo piccola e non sarebbe dignitoso per i nostri ospiti continuare a viverci. - dice - Perciò abbiamo cominciato a cercare un nuovo alloggio, ma finora la risposta ricevuta è stata avvilente. Appena diciamo che i ragazzi sono africani, o comunque extracomunitari, il rifiuto è netto». «C'è, purtroppo - spiega - un pregiudizio quasi insuperabile per cui la provenienza da certi luoghi viene associata quasi a un pericolo certo. E’ vero che certe comunità alloggio presentano problemi ma la causa non è la nazionalità di chi ci vive, piuttosto le condizioni in cui i ragazzi vengono tenuti o il disagio che si portano dietro».


Al momento la comunità ospita un adolescente palermitano e otto ragazzi stranieri non accompagnati tra i 16 e 20 anni. Uno di loro, Omar, da qualche giorno ha terminato le scuole superiori e si è diplomato. Vengono dal Gambia, dal Ghana, dalla Costa d’Avorio e dal Mali. La comunità riceve dalla Regione 45 euro ad ospite al giorno (contro i 54 stanziati per gli italiani) per tutte le spese: dall’affitto, al vitto, alla paghetta, agli stipendi del personale e alle utenze. Ci lavorano una responsabile, 5 operatori e un’ausiliaria. Ai ragazzi viene fatto fare un corso di italiano all’università, poi generalmente proseguono gli studi. Al momento due stanno seguendo una scuola professionale per meccanici, un altro si vuole diplomare all’istituto turistico. «Cercano di costruirsi un futuro - spiega Paola Grasso - e hanno bisogno di aiuto». 

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