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Buon viaggio presidente

Buon viaggio presidente

Rosario Crocetta in Tunisia è come Ignazio Marino ai Caraibi? Non proprio. Il sindaco dimissionario (forse) di Roma, fotografato fra i pesci nei fondali, era in vacanza privata; il governatore - invece - è da ieri a Tunisi per «improrogabili impegni istituzionali». Il “marziano” capitolino non poteva prevedere lo scandalo del funerale-show del boss (semmai la sua colpa è non essere rientrato subito); il presidente della Regione - invece - sa cosa lascia e cosa troverà. Ed è questa la differenza più grave. Crocetta parte per due giorni (doveva stare di più, ma ha ridotto il viaggio) mentre la casa brucia. Nel bel mezzo della crisi, l’ennesima.

 

Affondando il suo terzo governo - stavolta davvero, dopo i bluff e la goliardata dell’«azzeramento politico» - con un post su Facebook. Preceduto dal «pizzino fuori sacco», così lo chiama, in cui evoca la «corda pazza» di Pirandello. La trattativa con Palazzo Chigi per il buco di bilancio? Sospesa. E il nuovo governo? Altre 48 ore di toto-assessori, di guerra fra bande. E chi se occupa? «Citofonare Raciti», è la soluzione del presidente. Che lascia il segretario del Pd, come fosse l’addetto dell’“Ufficio Rimpasto”, a «mantenere le interlocuzioni necessarie». E «al mio ritorno tutto dovrà essere concluso», ammonisce. Nel frattempo la protesta dei forestali paralizza l’Isola. Seguiranno i precari degli enti locali: 30mila. E da ieri, all’Ars, un altro deputato (di maggioranza) è indagato.

 

Tutta l’opposizione, dai grillini al centrodestra, gioca al “tiro al Rosario”. Tanto lui - a Tusa come a Tunisi - dorme sonni tranquilli: sa che nessuno gli staccherà la spina. Per manifesta debolezza elettorale, per mutui accesi, per tenersi lo stipendio. Renzi gli darà ossigeno (contingentato) fino alla primavera del 2017. E allora buon viaggio, presidente. Faccia con comodo. Tanto in due giorni non si riparano i viadotti crollati, né si dà lavoro al 40% di siciliani a spasso. Magari troverà il nuovo governo pronto, al suo rientro. O forse no: ci vorranno il terzultimatum e il penultimatum, prima dell’ultimo ultimatum.

 

Una sola domanda, ci conceda: ma era davvero «improrogabile» - nevvero - questo viaggio in Tunisia? Crocetta, appena atterrato, ha già risposto: «Non sono qui in vacanza. E poi, se serve, si fa prima ad arrivare a Palermo da Tunisi che da Gela». Come se avesse lasciato il cartello «torno subito» sulla saracinesca di Palazzo d’Orléans. twitter: @MarioBarresi

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