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Fiumefreddo: «Io brutto anatroccolo?

Fiumefreddo: «Io brutto anatroccolo? Orgoglioso di esserlo se la politica è questa»

Regione, intervista con l’assessore mancato dopo il passo indietro

Regione, intervista con il “quasi” assessore per due volte

Fiumefreddo: «Io brutto anatroccolo? Orgoglioso di esserlo se la politica è questa»

Buonasera, assessore Fiumefreddo.

Assessore a chi? Qui non c’è nessun assessore».    

 

Forse abbiamo sbagliato numero.

«No, sono io! Ma non farò più l’assessore».    

 

Oddio, ma che succede?

«Ho riflettuto in queste ore se accettare l’incarico del presidente Crocetta. Premesso che è un onore servire la propria terra, un dovere in un momento così delicato per la Sicilia, e che io la penso come Simone Weil quando diceva “dove c’è bisogno c’è l’obbligo”... ».    

 

Premesso tutto ciò, ci dice che succede? 

 «Io ho una remora di coscienza. Sono stato nominato a Riscossione Sicilia appena nel febbraio scorso, stiamo facendo un lavoro enorme con risultati importanti. E non me la sento di lasciare per andarmi a sedere su una poltrona più comoda e di maggior potere. Questo, e parlo da padre di famiglia, non è bello per la mia coscienza. Non vedo le condizioni per una scelta diversa: non accetto l’incarico e rimango dove sono, almeno fin quando mi sarà consentito di continuare la mia battaglia. Fin quando avrà un senso».    

 

La sua coscienza le suggerisce anche di costituire un problema, per Crocetta, nel rapporto con gli alleati? 

«Rappresentare un problema, per me, è un motivo d’orgoglio se il “problema” è essere estraneo a un mondo, a un certo modo di fare politica. Credo che sia proprio questo mio modo di essere il motivo per cui il presidente mi volesse per avere un cambio di passo».    

 

Ma perché lo fa?

«Non si può continuare a lasciare la Sicilia senza governo per un posticino in più o in meno. Allora io mi tiro indietro, nella misura in cui dovessi essere alibi per giochi ben più complicati, che non mi interessano né mi appartengono, allora mi sembra giusto dire: io non ci sto».    

 

A Crocetta hanno chiesto ancora la sua testa. Magari sarà stato tentato di mollarla.

«No, onestamente il presidente non ha avuto tentennamenti. Io non me la sento, non ci credo. Mi auguro di sbagliarmi e che questa squadra, all’interno della quale ci sono persone di valore, vada fino in fondo. Auguro una lunga corsa a questo treno, ma dico: no grazie, io scendo qui».    

 

Ci tolga una curiosità: nel primo comunicato ufficiale lei è indicato come «assessore Pd». Perché?

«È un errore, io ero in quota presidente. Il Pd non c’entra nulla».    

 

Ma che rapporto ha col Pd?

«Ho un ottimo rapporto con Raciti e con Faraone, così come con i vertici nazionali di un partito che sta cambiando l’Italia. Ma qui da noi non c’è né Renzi, né la Boschi. In questi quattro mesi di crisi, dal caso Tutino in poi, in Sicilia ho colto un nesso fra i solchi creati nella terra da frane e maltempo e il solco fra i cittadini e il palazzo. In queste condizioni, la vittoria dei 5 Stelle alle Regionali non ha bisogno di analisti: a loro basterà stare fermi».    

 

Quindi non entrare nel Crocetta quater, definito «governicchio» piuttosto che «aborto», per lei potrebbe pagare in termini personali. Non sale perché la barca affonda prima di salpare...

«Pagherà nei confronti di mia figlia, perché la potrò guardare in faccia, degli amici con cui sono cresciuto e dei miei genitori che mi hanno educato in un certo modo. E soprattutto dei miei valori».    

 

Passerà alla storia per essere stato due volte assessore per poche ore. Non ha il complesso del “brutto anatroccolo”? Cos’ha Fiumefreddo che non va?

«Qui non si vogliono persone normali. Quelle che appaiono diverse rispetto al quadro complessivo vengono messe in discussione. C’è da chiedersi se il problema sono le pecore bianche, oramai».    

 

Quanto ha influito nel suo “rating” politico la raffica di pignoramenti ai deputati regionali debitori dell’Erario?

«Per questi politici avere ricevuto gli avvisi di pignoramento dell’indennità, e altre decine ne arriveranno, è una lesa maestà. Ma, se avessi voluto fare una “captatio benevolentiae”, avrei agito contro la mia coscienza».    

 

La sua è una decisione irrevocabile? Non c’è qualcosa che può farle cambiare idea?

«Assolutamente irrevocabile. Bisognerebbe che domani mattina ci fosse un battesimo d’umiltàda parte di tutti gli attori di questa partita siciliana. Ma non mi pare che ci sia questa volontà».

 

Crocetta ha saputo prima della sua scelta?

«Gli ho mandato un sms esprimendogli il senso della mia pena per quello che sta succedendo».       E lui ha risposto? «Non so nemmeno se l’abbia visto. Immagino sia impegnato in frenetiche riunioni. Ma non è più questo, il punto».    

 

(La telefonata si conclude alle 19,50 di ieri. Tre ore dopo arriverà la nota ufficiale di Palazzo d’Orléans: «Preso atto della indisponibilità dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, che ringrazio per l’impegno civile e il contributo... ». È l’alba del Crocetta “quater-bis”. Con 11 caselle occupate. E una vuota).

twitter: @MarioBarresi

 

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