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Micari, la «sfida gentile» si scontra con i sindaci

Verso le Regionali: il candidato del centrosinistra ha aperto a Catania la campagna elettorale

Micari, la «sfida gentile» si scontra con i sindaci

Il vero dramma è quella sala vuota. Il rettore di Palermo apre la campagna elettorale “fuori casa”, a Catania. Scelta ambiziosa e coraggiosa. Ma alle Ciminiere ci sono meno di 300 persone: la sala ha imbarazzanti vuoti; la platea resta chiusa. «C’è stato un brevissimo preavviso», la linea ufficiale del Pd e degli alleati. Ma, nel retropalco, un esperto mondiale di riempimento-sale ammette: «Il problema è che ognuno dice: “Micari non è mio”. È di tutti e di nessuno, quindi se ne sono fregati e abbiamo fatto ‘sta malacumparsa».

Il rettore, all’arrivo, è fiducioso: «Non ero preoccupato per i primi sondaggi, non mi esalto per questi che mi vedono in testa. Mancano 50 giorni, dobbiamo conquistarci la fiducia degli elettori. Sono qui per presentare i miei programmi e le mie idee».

Ecco, appunto. In nome dello slogan che campeggia sul palco, la sua è una «sfida gentile». I giovani e il lavoro, il lavoro per i giovani: è la «priorità assoluta», dice al giornalista Luca Ciliberti. E poi infrastrutture e turismo, diritti e responsabilità. Con tono rassicurante e (sin troppo) pacato. Timido applauso quando cita don Puglisi. Ma a Catania Micari «non scalda i cuori», per citare una definizione di Giovanni La Via, che ora è lì sul palco con lui in nome del tandem, non più ticket. L’europarlamentare alfaniano, tutt’altro che un comiziante che eccita le folle, accanto a Micari sembra un mattatore alla Fiorello. «Né politico né un tecnico, sono un... politecnico». Questa terra «è già bellissima, non lo deve diventare». Micari? «È La Via giusta per la Sicilia». Enzo Bianco, come sempre, fa gli onori di casa sul palco. E da cuoco provetto mette pepe quanto basta. Esorcizzando lo spettro, spaventoso per tanti motivi, del centrodestra («la nostalgia del bel tempo andato») e di Musumeci (il suo «atteggiamento nostalgico lo conosciamo, in città»).

All’entrata il rettore frena su “Generazione Next”: «Vedremo se c'è la possibilità di fare un’altra lista». Sul palco, poi, chiarisce il ruolo di “Arcipelago Sicilia” di Leoluca Orlando: «La lista dei territori è di fatto la lista del presidente, il quinto petalo di questo fiore». Una purga per i malpancisti del movimento. «Ci eravamo persuasi di un civismo reale e maturo, invece si parla di un’elettoralistica lista del presidente», sbotta Giovanni Ruvolo, sindaco di Caltanissetta. Che mette in guardia su «una politica verticistica e leaderistica». Ruvolo aspetta da Micari «un chiaro pronunciamento sulla prospettiva della lista», lanciando l’allarme su «prove tecniche, bluff pilotati e “patti della seppia”».

Pacatamente e sommessamente (come il Crozza-Veltroni) il rettore lancia la sua «sfida di determinazione, ma anche di garbo e di gentilezza». Il dosaggio delle tre componenti, leggendo gli sguardi attoniti dei big del centrosinistra, va rivisto. «Questa sala è il simbolo di come ci siamo ridotti», commenta laconico Niccolò Notarbartolo, in arte “Il Signor No”, consigliere dem non allineato. «Ma avremo delle liste fortissime», suona la carica la deputata all’Ars Valeria Sudano.

Micari stecca la prima? Di certo non convince. Più sbadigli che emozioni. La notizia più eccitante è un retroscena colto in corridoio. Emiliano Abramo, leader della Comunità di Sant’Egidio a lungo corteggiato come “candidato civico”, racconta di una telefonata ricevuta da Pippo Baudo: «Era in Sardegna nella villa accanto al ministro Martina che gli ha chiesto notizie su di me. Lui, Baudo, non mi conosceva e così ha chiesto il mio numero a Salvo La Rosa, il presentatore che condivide con me l’esperienza di volontario». Tutto molto bello. Ci mancava questo, nello spettacolo del Pd siciliano. Col (legittimo) sospetto che sia stato un perfido scherzo ordito dall’ex assessore Giovanni Pizzo...

Twitter: @MarioBarresi

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commenti 1
  • mercatore

    16 Settembre 2017 - 18:06

    I vari accompagnatori di Micari, ovvero Bianco, Burtone, Castiglione, Sammartino, Sudano e altri avrebbero dovuto, per una questione di rispetto, avere certezza sulla presenza di gente in sala. Così hanno creato grave imbarazzo al candidato Micari e dato adito ai media locali di definire Micari un candidato già in difficoltà. Mi sembrano scene da dilettanti.

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