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Terrorismo: Alfano: «Nessun Paese al sicuro

Terrorismo: Alfano: «Nessun Paese al sicuro in corso espulsione tunisino che difese Isis»

E avverte: «Per la sicurezza servirà comprimere la nostra privacy»

E avverte: «Per la sicurezza servirà comprimere la nostra privacy»

Terrorismo: Alfano: «Nessun Paese al sicuro in corso espulsione tunisino che difese Isis»

ROMA - Dal terrorismo alla mafia, dalla minaccia dell’Isis a quella di Cosa Nostra, il ministro dell’Interno Angelino Alfano, ospite a “L’intervista” di Maria Latella a SkyTg24 affronta i temi caldi di questi giorni primo fra tutti la sicurezza. «Il nostro Paese può stare tranquillo - esordisce in ministro agrigentino - il sistema di intelligence e prevenzione funziona. Poi è chiaro che nessun Paese può essere a rischio zero». E sul fatto che rischierebbe il posto di capo del Viminale se dovesse succedere qualcosa in Italia replica affermando: «Il mio posto è poca cosa rispetto al rischio attentanti, me ne frego dei rischi personali, mi sta a cuore garantire sicurezza». Alfano ha sottolineato: «Bisogna lavorare per prevenire che succeda un evento negativo».    

 

Il ministro ha parlato anche del trattato di Schengen, uno delle poche vere conquiste dell’Europa che permette la libera circolazione degli europei all’interno dell’Unione, ma che ora è a rischio. Ma secondo Alfano «Schenghen non è morta, occorre però una revisione per rendere più blindate le frontiere esterne, non tra singoli Paesi ma dall’esterno». E ha spiegato che la «scelta a livello europeo di modificare il trattato di Schengen per l’emergenza terrorismo “comprimerà la privacy, ma è una concessione giustificata per darci maggiore sicurezza». Per Alfano «per difendere la libertà dobbiamo puntare sulla sicurezza e rinunciare ad un pezzo di privacy che è componente della nostra libertà».    

 

Alfano ha parlato anche del tunisino fermato a Catania, Amed, dopo che in una intervista a La7 aveva difeso gli attentato di Parigi: «A proposito di quel ragazzo che in tv ha detto detto parole brutte e sbagliate, lo abbiamo individuato e sono in corso le procedure per l’espulsione». «Abbiamo espulso decine di soggetti islamici radicalizzati, per questi finisce per tutti male», ha sottolineato tra l’altro il ministro dell’Interno.  

 

 Alfano ha affrontato anche le recenti minacce di cui sarebbe stato oggetto da parte della mafia. «Abbiamo stabilizzato il carcere duro e fatto alcune leggi importanti riguardo alle aggressioni patrimoniali: prima quando il boss moriva, i figli potevano beneficiare dei suoi beni illecitamente accumulati, e così se faceva sparire soldi; abbiamo irrobustito le norme del 41 bis e le abbiamo rese stabili. Abbiamo fatto una serie di cose per cui me l’anno giurata fin da quando ero ministro della Giustizia. Non me ne sono curato allora e non me ne curo adesso» è stato il pensiero del ministro. «Ciascun politico italiano - ha proseguito - e a maggior ragione che sia nato e sia stato eletto in Sicilia, ritengo debba dire cose contro le mafia e fare cose contro la mafia, usando ogni voto ricevuto contro la mafia. Personalmente è un impegno morale e l’ho fatto diventare il mio codice etico».

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