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Palermo, ispettori in Tribunale Nel «mirino» le intercettazioni

Palermo, ispettori in Tribunale Nel «mirino» le intercettazioni

Nell’ambito dell’indagine si starebbero approfondendo il tema dell’effettiva documentazione e corretta custodia delle intercettazioni che riguarda anche vicende legate a materiale dell’inchiesta Stato-mafia
Palermo, ispettori in Tribunale Nel «mirino» le intercettazioni
Effettiva documentazione e soprattutto corretta custodia delle intercettazioni. C’è anche questo al centro degli approfondimenti che gli ispettori del ministero della Giustizia stanno conducendo al tribunale di Palermo. Una questione che tocca anche vicende legate a materiale dell’inchiesta Stato-mafia: fra i passaggi centrali di quest’inchiesta, infatti, ci fu nei mesi scorsi quella di alcune intercettazioni di conversazioni dell’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Conversazioni captate indirettamente, che sono state oggetto di un conflitto d’attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale tra il Quirinale e la Procura di Palermo, a seguito del quale la Consulta decise che quelle intercettazioni dovevano essere distrutte. Le telefonate dell’allora Capo dello Stato furono intercettate, su mandato dei pm di Palermo, casualmente, indirettamente appunto, perché le utenze sotto controllo erano altre: in particolare quella dell’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, oggi imputato nel processo sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia all’epoca delle stragi, nei primi anni ‘90, che si sta celebrando di fronte alla Corte d’assiste di Palermo. In tutto quattro conversazioni registrate dal 7 novembre 2011 al 9 maggio 2012: i pm hanno sempre detto che non hanno alcun rilievo penale. I contenuti di quelle conversazioni non sono noti. Recentemente è tornato a parlarne Antonio Ingroia, che da pubblico ministero fu tra i magistrati che lavorarono all’inchiesta Stato-mafia, prima di lasciare la toga e passare alla politica. Cosa dicevano quelle intercettazioni?, gli è stato chiesto in un’intervista. “Non è ancora arrivato il momento, anche se probabilmente un giorno lo racconterò”, “magari attraverso un romanzo, un mezzo che mi consentirebbe di usare certi filtri”, ha aggiunto. È un fatto che la Corte Costituzionale, nel dicembre 2012, ha chiesto la distruzione di quelle intercettazioni perché illegittime. E nella sentenza ribadì che il Capo dello Stato “deve poter contare sulla riservatezza assoluta delle proprie comunicazioni”. Ora nell’ambito di un’ispezione disposta dal Ministero della Giustizia a Palermo, si sta approfondendo anche il tema dell’effettiva documentazione e della corretta custodia delle intercettazioni. L’avvio delle verifiche preliminari al tribunale di Palermo da parte del ministero di via Arenula è scattato, a seguito di segnalazioni e articoli di stampa, già prima, tra l’altro, del caso che ha coinvolto recentemente il giudice Silvana Saguto e i controlli sulla sezione “Misure di prevenzione” di Palermo per la gestione dei beni confiscati alla mafia. E le verifiche - a quanto si è appreso - si estendono, appunto, anche a vicende connesse al materiale dell’inchiesta Stato-mafia, compreso lo snodo delle intercettazioni di Napolitano.

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