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Micari, il rebus della "quinta gamba"

Orlando consegna i suoi candidati di Arcipelago Sicilia al rettore, che rassicura: «La lista sarà la più forte possibile». Ma nei collegi ancora buchi (voragine a Catania). Ora "trasfusione" del Pd. Unione col Megafono? Crocetta dice no

Micari, il rebus della "quinta gamba"

Fabrizio Micari

Ma la faccenda è seria. La quinta gamba del centrosinistra alle Regionali è ancora una protesi zoppicante.

Dice però il candidato governatore: «La lista “Micari presidente” ci sarà certamente, stiamo cercando di fare in modo di presentare una lista più forte possibile». Una chiara rassicurazione rispetto alle difficoltà, rivelate ieri dal nostro giornale, di mettere in piedi Arcipelago Sicilia, espressione del civismo e dei territori (ma di fatto anche la “lista del presidente”) alla quale lavora da tempo Leoluca Orlando. A Fabrizoo Micari, all’uscita dalla segreteria regionale del Pd, i cronisti chiedono del rapporto con Orlando: «Problemi? Nessuno, con Leoluca c'è un rapporto continuo». Poco dopo il sindaco rende noto di aver «trasmesso» al rettore «l’elenco delle numerose disponibilità di candidatura raccolte in queste settimane per la lista Micari Presidente». Candidati che sono «uno sprone affinché tutti i partiti e le forze politiche che sostengono Micari siano capaci di agire con spirito di collaborazione e coalizione».

E allora? Vero è che nella Leoluca’s List ci sono nomi competitivi (i sindaci Giuseppe Ferrara e Giosuè Maniaci e Tonino Russo a Palermo; il primo cittadino di Troina, Fabio Venezia, nell’Ennese), eppure quell’elenco, in Sicilia centro-orientale, presenta molti buchi. Che si aprono fino a diventare una voragine, a Catania. Dove si registra un quasi-addio di Alessandro Porto, capogruppo di “Con Bianco per Catania” a Palazzo degli Elefanti. Porto, considerato «il candidato del sindaco», ha già riempito la città di 6x3 con il suo nome (ma senza simbolo) legato al centrosinistra. E ora? «La crisi del progetto Micari mi impone una seria riflessione», dice. «La dimostrazione evidente di questo è l’inconsistenza della lista Arcipelago», ammette. Denunciando: «Quello che sembrava il campo largo è diventato un campo ristretto». Porto. definendosi «un uomo dell’Udc che decise di appoggiare Bianco», dà un indizio sulla sua scelta: «Una soluzione che abbia maggiore affinità con la mia storia politica». Le malelingue sostengono che dietro al trasloco di Porto nel centrodestra ci sia lo zampino di Giovanni Pistorio, al quale il consigliere ex Mpa è da sempre legato. L’ex assessore regionale - che però sta ufficialmente con i Centristi di D’Alia e quindi con il centrosinistra - ieri ha sdegnosamente smentito. Con tesi convincente: se dovesse vincere Micari, l’eurodeputato Giovanni La Via farebbe il vice e per Pistorio scatterebbe il seggio a Bruxelles.

Al di là dello strano caso del consigliere Porto, il nodo della lista di Micari resta. Come risolverlo? L’idea che trapela è quella dei «vasi comunicanti» con il Pd, che metterebbe suoi i candidati. In effetti il segretario regionale Fausto Raciti ammette che «abbiamo energie da distribuire per rafforzare tutta la coalizione».

Il caso è chiuso con una trasfusione da emeroteca dell’Avis? Non proprio. Perché, annotano i dem più realisti, «i nostri non andranno a fare i tappabuchi in una lista che il 5% lo vede col binocolo». Del resto, sibilano i più maliziosi, lo stesso Raciti (e non solo) non vedeva l’ora di sfruttare un momento di debolezza di Orlando, che «con la consegna delle liste s’è di fatto disimpegnato». E allora? Torna, sottovoce, la pazza idea svelata ieri da La Sicilia. Mettere assieme Arcipelago e Megafono in un’unica “lista del presidente”. Un’eresia? Forse. Eppure ieri un paio di ambasciatori dem hanno fatto visita agli uffici elettorali della Regione. Con un quesito ben preciso: è possibile unificare due simboli già depositati in uno nuovo? Gli interlocutori avrebbero espresso perplessità, ma ci sarebbe un sentiero: se i candidati firmassero una liberatoria di accettazione, il “matrimonio” sarebbe fattibile.

Teoricamente. Perché c’è sempre il muro di Rosario Crocetta. Che ieri mattina ha confermato il suo rifiuto: «Il Megafono c'è e continuerà a esserci, non solo alle Regionali, ma anche alle Politica. L'idea di trovare un simbolo diverso dal Megafono non è condivisibile a tre giorni dalla presentazione delle liste, con i nostri candidati già in campagna elettorale con manifesti e facsimili stampati». Eppure, fra i “saggi” della coalizione, si ragiona di uno spiraglio. Ora che l’Arcipelago è “deorlandizzato”, per Crocetta (che, al di là dei proclami, stima la sua lista al 4%) la fusione sarebbe un doppio successo: il “pass” per l’Ars al Megafono e un riconoscimento politico di salvatore della lista del presidente. A quale prezzo? «Basta che il Pd rispetti tutti gli impegni presi con Crocetta», si spinge a immaginare un dem. Forse un fan di Zalone: Siamo una squadra fortissimi/ fatta di gente fantastici/ e nun putimm' perde/ e fa figur' e mmerd' perché noi siamo bravissimi/ e super pagatissimi/ e se finiamo nel balatro/ la colpa è solo dell'arbitro.

Canticchia. E sogna un’utopia.

Twitter: @MarioBarresi

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