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Regione, giallo sui fondi da Roma

Regione, giallo sui fondi da Roma al momento sono soltanto 900 milioni

Ma Faraone: "Saranno 1,4 mld all'anno grazie a riforme concordate"

Regione, giallo sui fondi da Roma al momento sono soltanto 900 milioni

PALERMO. Una doccia fredda, l’emendamento al disegno di legge di stabilità nazionale che stanzia per la Regione siciliana 900 milioni di euro, anziché 1,4 miliardi tanto quanto è il disavanzo stimato per il 2016. E fino a tarda sera, non c’era in commissione Bilancio della Camera neanche l’ombra dell’emendamento, predisposto dalla giunta regionale, che dovrebbe consentire una proroga triennale dei contratti dei precari degli enti locali, delle Asp, delle Camere di commercio e così via, che sono complessivamente 22 mila.

 

L’imponente manifestazione di protesta, capeggiata oltre che dai sindacati, dal presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, che ieri ha bloccato il traffico automobilistico a Palermo, sembra che non abbia sortito alcun effetto sul governo nazionale. Fonti del Partito democratico hanno assicurato che, a Roma, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, e l’on. Angelo Capodicasa sono impegnati in un’estenuante trattativa per risolvere entrambi i problemi.

 

Perché con “soli” 900 milioni di euro non si risolvono i problemi del bilancio e se i precari non ottengono la proroga, molti di essi rimarranno, dal 31 dicembre, senza contratto. La protesta dei precari si potrebbe spostare a Roma. Sindacati e Anci Sicilia hanno deciso di chiedere un incontro immediato con il governo nazionale e la commissione Bilancio, «perché per come è stato scritto, l’emendamento della giunta regionale non ci convince. Persino la proroga non è possibile per tutti. I vincoli normativi e finanziari che hanno già bloccato in passato le proroghe per gli enti in dissesto e predissesto, infatti, restano e rendono il percorso individuato inutile per molti».

 

Per Stefania Prestigiacomo (Forza Italia), «il governo Renzi beffa ancora una volta la Sicilia. Nell’emendamento dei relatori, presentato alla legge di stabilità, l’esecutivo tradisce la Regione in due punti chiave che invece aveva promesso di mantenere. Intanto, non rispetta gli accordi presi, anche con il governatore Crocetta, in merito al contenzioso Stato-Regione. La Sicilia doveva avere 1,4 miliardi di euro - soldi dovuti e non regali all’amministrazione - e invece la maggioranza ha deciso di stanziare solo 900 milioni di euro. Il risultato di questa strampalata situazione sarà il rischio default, o quanto meno il rischio oggettivo e concreto del bilancio provvisorio. Altro punto inevaso dal governo - ha concluso - riguarda la situazione dei precari del settore sanitario e della Regione. La proroga dei contratti è stata semplicemente congelata dall’esecutivo, con un assordante silenzio che spedisce nella disperazione più assoluta circa 15 mila famiglie siciliane che a Palermo hanno chiesto al governo chiarezza ed una presa di responsabilità per risolvere una volta per tutte questa inaccettabile situazione. Su entrambi i fronti, governo assente e incapace. Invece di trincerarsi dietro agli omissis affronti con determinazione e con decisione i problemi e li risolva, se ne è capace».

 

Stefania Prestigiacomo, come anticipato dal capogruppo all’Ars di Forza Italia, Marco Falcone, ieri ha presentato un subemendamento che prevede di destinare alla Regione siciliana 1,4 miliardi di euro. Una mossa che ha colto di sorpresa la maggioranza. «Ci aspettavamo che in questi giorni in commissione Bilancio alla Camera - ha detto Falcone - il governo nazionale favorisse un emendamento capace di riconoscere in maniera strutturale il maltolto alla nostra Isola, cioè non meno di 1 miliardo e 400 milioni di euro annui. Nella notte invece è stata presentata una proposta emendativa che prevede solamente un contributo “una tantum” di 900 milioni di euro, un’elemosina vergognosa che respingiamo con determinazione».

 

Anche il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, ha definito «gravissimo il fatto che ancora il bilancio della Regione non sia arrivato all’Ars, io mi sono stancato di fare richiami, il governo deve venire in Aula. Ho letto che ci sarebbe un emendamento per la Sicilia di 900 milioni di euro e non un miliardo e 400 milioni, ma di cosa stiamo parlando? Sono soldi nostri, nessuno ci fa delle cortesie, così lo Stato è vampiro, e se qualcuno vuole fare il maestrino in politica, pontificando dall’alto di un posto in Parlamento nazionale, se lo può togliere dalla testa, qui non ci sono fessi».

 

Però, il problema resta: non sono noccioline i 500 milioni di euro di “buco” che resterebbe nel bilancio. Anche perché non è semplice improvvisare tagli della spesa. E poi? Il ricorso all’esercizio provvisorio ormai sembra ineludibile, ma con quali speranze di ottenere i 500 milioni che ora vengono negati? A cosa sono serviti decine di tavoli tecnici e incontri politici? In serata, una dichiarazione del sottosegretario all’Istruzione, Faraone, ha fatto balenare qualche speranza: «Confermo quanto detto negli ultimi mesi: verrà mantenuto da parte del governo nazionale, in raccordo col governo regionale, l’impegno di trasferimento di 1,4 miliardi di euro per la Sicilia, che consentiranno di risanare il bilancio della Regione e, soprattutto, di avviare riforme strutturali per l’Isola. Nonostante l’opera costante di iettatori nostalgici della Sicilia che chiedeva assistenzialismo, le riforme concordate tra governo regionale e nazionale andranno avanti e lo stanziamento verrà confermato con provvedimenti del governo nazionale. Si è avviato l’iter affinché queste entrate diventino strutturali per la Sicilia e non più “una tantum” o seguendo logiche emergenziali». Saranno i fatti a confermare o smentire.

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