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Malafarina: «Meglio un foruncolo ora che le ferite dopo»

Malafarina: «Meglio un foruncolo ora che le ferite dopo»

Malafarina: «Meglio un foruncolo ora che le ferite dopo»

Onorevole Antonio Malafarina, avete fatto andare il panettone di traverso a Crocetta...

«Forse la cosa ha avuto una risonanza maggiore di quanto pensassimo. Ma è meglio tirare via oggi un piccolo foruncolo, ammesso che piccolo sia, che doverci leccare le ferite un domani».

 

Lei e Di Giacinto, con l’astensione, avete affossato il Dpef. Era davvero il vostro piano?

 «Per la verità, ai numeri non abbiamo badato più di tanto. Contariamente ad altre volte in cui ho sempre contato i presenti, stavolta non l’ho fatto. Per un qual certo disinteresse, dando per scontato che in aula ci fossero i numeri».

 

E invece non c’erano. Ma perché l’avete fatto? Proprio voi, gli ex pretoriani di Crocetta...

«L’astensione l’avevamo annunciata. Questo Dpef ha dei pregi. Ma soprattutto molte lacune».

 

Quali?

«Io all’Ars ho chiesto a Baccei lo stesso che, inascoltato, chiedo al governo da tempo: inserire la semplificazione amministrativa, misure a sostegno del credito per le imprese e una programmazione seria sul turismo, dove la Li Calzi non ha fatto un piano, e sui rifiuti».

 

E se ci saranno questi punti lo voterete?

«Sicuramente».

 

Il flop all’Ars ha una forte valenza politica.

«Certo che ce l’ha! In una maggioranza composta da 56 deputati, il fatto che in aula ce ne sia meno della metà è grave».

 

È colpa del traffico di Palermo per lo shopping?

«È irresponsabilità delle forze politiche: su un atto decisivo per la Sicilia all’Ars c’era mezzo Pd, non c’era Sicilia Futura, non c’era gran parte dell’Udc, né il mezzo gruppo della Lantieri... ».

 

Manca il Malafarina “mediano di mischia”...

«In passato alcuni provvedimenti sono passati per il rotto della cuffia perché c’era il sottoscritto che si occupava di chiamare all’ordine i deputati di maggioranza nelle sedute importanti».

 

E adesso?

«Io non l’ho fatto più. Ora dovrebbe farlo qualcun altro. C’è un capogruppo del partito di maggioranza? Che si dedicasse più efficacemente a garantire la presenza in aula dei deputati».

 

E Malafarina e Di Giacinto diventano decisivi...

«Sì, basta l’astensione di due deputati, sempre presenti in aula e che sempre hanno votato a favore degli atti del governo, per evidenziare una situazione in cui non c’è serietà politica».

 

Sia sincero: ce l’avete con Crocetta perché vi ha tenuti fuori da rimpasto e commissioni. La vendetta è un piatto freddo natalizio?

«No, no. Non attribuiamo né al rimpasto, né alle commissioni significati che non hanno».

 

Però ci siete rimasti male: siete ben poco rappresentati.

«Per la verità non siamo rappresentati per nulla, né nelle commissioni né altrove. Ma il punto è che in una maggioranza si discute collegialmente di programmi e di rappresentanza. Qui ci sono soltanto contatti bilaterali, senza di noi. Nelle poche occasioni di confronto gli altri parlavano solo di poltrone, l’unico a parlare dei problemi della Sicilia sono stato io».

 

Malafarina prova a risolvere problemi, gli altri sono tutti col manuale Cencelli...

«Il manuale Cencelli mi può anche stare bene, se è utile a rasserenare gli animi. Ma da solo non basta e qui non è soltanto responsabilità di Crocetta. Questi hanno voluto un governo politico e alla prima occasione utile, sul Dpef, la grande assente è stata proprio la politica».

 

Cosa si può fare per rimediare?

«Non certo quello che è stato fatto: presentare un ordine del giorno a firma del capogruppo del Pd senza consultare i capigruppo degli alleati. Questa la dice lunga su come si interpreta il significato della parola maggioranza».

 

Si è notata la sua assenza alla convention catanese di auguri del Megafono...

«Il Megafono dovrebbe essere ristrutturato da tre anni. Io ho cercato di tenere assieme le persone nelle province, ma ho ottenuto solo critiche. Il gioco sta nelle mani del presidente: se lui mi invita all’ultimo momento a una convention della quale fino a qualche ora prima non conosco l’esistenza né i contenuti, io non ci vado».

 

 E allora addio Megafono?

«Io non ho più avuto dal presidente un invito a esercitare un ruolo o un impegno».

 

Quindi si sente libero. E magari andrà col Psi?

«La grande promessa era il Megafono, ma è un’idea che non si è realizzata. Non vedo in altre forze politiche la vivacità che potrebbe attrarmi».

 

Lei ha detto di recente: «La rivoluzione di Crocetta è fallita».

«Le rivoluzioni non si fanno con le parole, ma con i fatti. E con persone che ti stanno accanto e che vanno ascoltate. Tutto ciò non è successo».

 

Ha sentito il presidente dopo il voto sul Dpef?

«No, non ci siamo parlati».

twitter: @MarioBarresi

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