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Regionali Sicilia, Pietro Grasso: «Patetica la scusa di imputarmi la débâcle del Pd»

Il presidente del Senato risponde con una nota agli ultimi commenti dei Dem sulla cattiva performace elettorale del partito. Faraone: «Non me la sono presa con lui, ma se fossimo stati uniti avremmo vinto»

Pietro Grasso ha lasciato il gruppo del Pd al Senato

ROMA - «Imputare a Grasso il risultato che si va profilando per il Pd, peraltro in linea con tutte le ultime competizioni amministrative e referendarie, è quindi una patetica scusa, utile solo ad impedire altre e più approfondite riflessioni, di carattere politico e non personalistico, in merito al bilancio della fase attuale e alle prospettive di quelle future». Così in una nota il portavoce del presidente del Senato commenta le ultime affermazioni in area Dem, dove sono stati in molti a spiegare la cattiva performance elettorale con la mancata discesa in campo di Grasso, accusato di "scarso coraggio". 

«Sullo stile e l’eleganza dei commenti di alcuni importanti esponenti del Partito Democratico - continua la nota del presidente del Senato - in merito al coraggio del presidente Grasso non resta che confermare ancor di più le motivazioni per le quali il presidente si è dimesso dal gruppo del Pd: merito, metodi e contenuti dell’attuale classe dirigente del partito sono molto lontani da quelli dimostrati dal presidente in tutta la sua opera a servizio dello Stato e delle Istituzioni».

La nota spiega poi che «Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha comunicato ufficialmente e con parole inequivocabili l'impossibilità, per motivi di carattere istituzionale, di candidarsi alla Regione Siciliana il 25 giugno scorso».

«Non si può certamente addebitare a Grasso - prosegue - il fatto che, al di là dell’ardita ipotesi di far dimettere la seconda carica dello Stato per competere all’elezione del Governatore della Sicilia, per lunghe settimane non si sia delineato alcun piano alternativo».

«Non me la sono presa con Grasso. Credo che se avessimo riproposto il modello Palermo con tutte le liste che hanno sostenuto Leoluca Orlando alle amministrative probabilmente avremmo vinto. La candidatura di Grasso era stata messa in campo all’inizio e ci ha tenuto per settimane in sospeso prima di darci una risposta. Comunque sia se fossimo partiti uniti probabilmente avremmo vinto, questo è un dato oggettivo». Così il sottosegretario alla salute Davide Faraone ai cronisti a Palermo, commentando i primi dati sulle regionali in Sicilia. 

Per il sottosegretario alla Salute Davide Faraone gli elettori in Sicilia «hanno praticato quello che normalmente avviene al secondo turno delle amministrative». "Non vendendoci uniti e poco convinti - ha detto Faraone nel comitato elettorale di Fabrizio Micari a Palermo - hanno scelto Musumeci o Cancelleri. Hanno considerano queste elezioni come un ballottaggio ma al primo turno. Non è stata una valutazione su Micari, ma una scelta determinata dal fatto che o Musumeci o Cancelleri avrebbero vinto». «Quando il centro sinistra si presenta diviso - ha osservato riferendosi al voto disgiunto - gli elettori ci vedono poco credibili ed alle urne votano un candidato deputato e una lista che più si avvicina e quello che pensano e un presidente diverso».  «Il dato oggettivo è stato quello di una sconfitta. E in questa sconfitta c'è tanto della volontà di alcune forze politiche di rompere un’unità che invece ci avrebbe visto assolutamente competitivi». 

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