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Musumeci: «Sarò il presidente di tutti. Adesso "ai remi" per redimere questa terra»

Il dato delle urne non è ancora definitivo, ma il responso è ormai chiaro. Nello Musumeci, dopo l'attesa pomeridiana a casa con i suoi familiari, da neo presidente della Regione siciliana ha ringraziato i sostenitori ed esposto i suoi obiettivi all'hotel Nettuno di Catania

Musumeci: «Sarò il presidente di tutti. Adesso "ai remi" per redimere questa terra»

Nello Musumeci

Catania - «Il mio primo compito da presidente della Regione sarà quello di recuperare oltre il 50% di siciliani che ha deciso di non votare. Sono e sarò il presidente di tutti i siciliani. Abbiamo il dovere di lavorare tutti assieme per restituire alla politica credibilità e autorevolezza». Esordisce così il neo presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci davanti alla platea dei sostenitori che per l'intero pomeriggio lo ha atteso all'Hotel Nettuno a Catania. Musumeci, che ha battuto il candidato del M5S Giancarlo Cancelleri, ha preferito attendere un responso certo, anche se ancora in assenza di dati definitivi. L'attesa a casa con i familiari.

Il suo quasi 40% di consensi ha comunque decretato la sua vittoria. «Un sondaggio dice che soltanto il 12% dei siciliani ha fiducia nell'ente Regione - ha affermato il neo presidente -: è un dato preoccupante che deve fare riflettere tutte le forze politiche».

«Con il buon lavoro e la buona politica, dobbiamo recuperare questa fascia di siciliani. E' stata una campagna elettorale dura difficile, tutta in salita. Lo sapevamo. Avvelenata anche da alcune cadute di stile. E' acqua passata. Avverto il peso di una grande responsabilità. Non nascondo le difficoltà che incontrerò lungo il percorso per le condizioni in cui si trova la mia terra. Ma resto convinto che con tutte le forze politiche della coalizione di centrodestra che, ringrazio per la fiducia di aver designato candidato unitario, e con il sostegno responsabile anche delle forze di opposizione, riusciremo a risalire la china. Dobbiamo scrivere una nuova pagina della Sicilia, di questa terra amara, rassegnata che Verga ha voluto descrivere come la terra dei Vinti. La Sicilia non deve più essere un'isola da raccontare, ma da vivere con molti limiti ma anche con straordinarie potenzialità». 

«Questa terra puo' essere redimibile - ha continuato Musumeci nel suo discorso da presidente - ,dobbiamo convertire i rassegnati, i disperati. Dobbiamo alimentare la fiamma della speranza». E dopo aver ringraziato i leader dei principali partiti del centrodestra, Giorgia Meloni in primo luogo ("la prima che ha creduto in me"), Musumeci ha voluto ringraziare anche il suo  movimento perchè "il sogno cominciato nell'autunno 2014 è stato inseguito senza velleità e con l'obiettivo di ridare un futuro a questa terra".

Con tono commosso, Musumeci ha quindi dedicato la vittoria ai suoi tre figli (uno dei quali scomparso qualche anno fa, ndr.), e «ai figli di tutti i siciliani, perchè ogni sforzo sarà fatto per loro. I nostri ragazzi hanno diritti a chiedere un futuro migliore».  Il neo presidente ha poi rimarcato l' impegno antimafia, "pre-requisito dal quale non ci siamo mai allontanati. Non puo' essere soltanto l'impegno del mio governo o della classe dirigente che guiderà la Sicilia ma deve essere l'impegno di tutti i siciliani. A chi dall'alto ci guarda con aria di sufficienza, diciamo che noi crediamo davvero nell'unità d'Italia. L'Italia unita è una garanzia per tutti». «Vivo questi momenti tra sorriso e pianto, vorrei gioire, ma non posso».  

«Questo è un risultato di rilevanza nazionale, il centrodestra si ricompone e apre la strada ad un appuntamento importante che nella prossima primavera dovrà ridare all'Italia un governo degno di questo nome. Questo esperimento riuscito nel laboratorio Sicilia puo' rappresentare un paradigma. Il centrodestra deve fare tanto ancora, dobbiamo fare la differenza, dobbiamo distinguerci e lavorare sulla scorta degli errori commessi nel passato. Questo risultato non sarebbe stato possibile, senza l'impegno dei candidati in tutte le province nell'isola a sostegno del candidato presidente. Vado a Palermo, perchè è la capitale, lì devo ringraziare l'altra grande comunità che come quella etnea e delle altre province, ha ritenuto di dover sposare questa battaglia. Questo è soltanto il primo sogno. Il secondo è quello di dover restituire fra cinque anni a chi verrà dopo di me, una terra normale e libera da ogni zavorra, riappacificatasi con se stessa. Basta con il linguaggio violento e con la delegittimazione dell'avversario. Adesso "ai remi" verso obiettivo comune che è quello della redenzione di questa terra».

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