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Così Nello Musumeci cambierà la burocrazia della Regione

Ci sarà lo spoil system: il neo presidente ha avviato le operazioni per la rotazione dei dirigenti. In ascesa Bellomo e Pirillo. Potrebbero saltare i commissari delle città metropolitane

Così Nello Musumeci cambierà la burocrazia della Regione

Nello Musumeci

Tra i dirigenti generali in ascesa rimane in buona evidenza il nome di Fulvio Bellomo, attuale direttore alle Infrastrutture, mentre potrebbe toccare a Maurizio Pirillo, attualmente a capo delle Autonomie locali, il delicato incarico di Ragioniere generale. Giovanni Bologna, che attualmente ricopre questo ruolo potrebbe spostarsi invece alla Funzione pubblica, dove c’è per ora Luciana Giammanco. Tra le indiscrezioni e i tam tam delle possibili nuove nomine anche quella di Sebastiano Tusa, Sovrintendente del Mare della Regione, ai Beni culturali dove troverebbe Vittorio Sgarbi come assessore. Tra i possibili confermati anche Gaetano Valastro che sta curando i principali dossier dei rifiuti. L’abolizione della clausola di salvaguardia per i direttori generali ha fatto sì che a differenza del passato venisse garantito al dirigente in questione un contratto di pari livello, con la decurtazione del semplice 10%.

Ma nel turnover subentrano e si intrecciano anche questioni legate a interpretazioni di leggi che tra loro spesso si sovrappongono. È il caso dell’articolo 13 della legge finanziaria del 2016 che cita: “nell’ipotesi di revoca o modifica degli incarichi di direzione delle strutture di massima dimensione, il trattamento economico fondamentale e accessorio già attribuito per l’incarico di dirigente generale è dovuto fino alla data di cessazione dell’incarico”, o ancora con la sentenza della Corte Costituzionale 11 febbario 2016 n.20 sui meccanismi di decadenza automatica, fondata su cause che non dipendano dalle vicende dei rapporti d’ufficio e quindi sganciate dalla valutazione dei risultati. La decadenza automatica per ragioni politiche dunque non sarebbe contemplata.

Per quanto riguarda la possibile revoca dei commissari della Sanità, operata da Crocetta nell’ultimo periodo di sei mesi della sua attività di governo, questa verrebbe esclusa dalla legge blocca-nomine votata dal parlamento siciliano, rispondendo a criteri differenti con i commissari che sarebbero equiparabili ai direttori delle Asp.

Tra le nomine a rischio anche quelle dei commissari delle città metropolitane di Palermo, Messina e Catania, tra le ultime effettuate da Crocetta. In bilico potrebbero essere Girolamo Di Fazio, Francesco Calanna e Salvo Cocina, mentre si era già dimesso dal Parco di Naxos in cui era stato nominato Nunzio Anastasi.

All’Irsap dove sono stati nominati dal precedente governo due commissari ad acta, Gaetano Clemente e Angela Di Stefano, il direttore generale Gaetano Collura ha convocato per il prossimo 17 novembre i dirigenti interni per predisporre i nuovi contratti che contengono all’interno gli obiettivi da raggiungere.

E poi c’è il capitolo riservato alla guida delle società partecipate. Rimane da capire in che termini si porrà il nuovo esecutivo nei confronti di Antonio Ingroia, amministratore unico di Sicilia digitale, o di Sami Ben Abdelaali, fedelissimo di Crocetta, nominato all’Ircac, di Massimo Finocchiaro (presidente dell’Ast) e di Gaetano Montalbano (Seus che gestisce il 118).

Il governo regionale che va a nascere avrebbe il potere di azzerare tutte queste nomine. Una soluzione va trovata anche per Riscossione Sicilia, dove da un lato ci sarebbe la prorogatio del dimissionario Antonio Fiumefreddo, dall’altra il collegio dei revisori avrebbe avocato a sé il controllo della società. A risolvere lo stallo lo stesso Fiumefreddo che ha reiterato le dimissioni in una lettera dell’otto novembre al nuovo presidente della Regione: «Credo sia una questione di stile - ha commentato - c’è un nuovo presidente e un nuovo corso».

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