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Il piano degli esclusi fra ira e carte bollate: «Nulli 340mila voti, un terremoto all'Ars»

Ecco chi intende fare ricorso contro la mancata elezione. E tra loro nasce la «chat dei trombati»

Il piano degli esclusi fra ira e carte bollate: «Nulli 340mila voti, un terremoto all'Ars»

Dagli impresentabili siamo arrivati agli incandidabili ex post. Una raffica di ricorsi (già depositato quello di Giacomo Scala, non eletto con Sicilia Futura a Trapani) sulle presunte irregolarità nella presentazione delle candidature. E in particolare nelle autocertificazioni sulle cause di incompatibilità previste dalla legge 235/2012, la cosiddetta Severino. «In questa norma - è la tesi dei ricorrenti, rilanciata da Vinciullo - all’articolo 17 si abroga l’articolo 15 della legge 55/1990 sulla quale invece è basata la documentazione chiesta ai candidati all’Ars». Un’incongruenza favorita, com’è risaputo, dai moduli forniti dall’Ufficio elettorale della Regione, che già a ottobre aveva chiarito che «sono conformi alla legge regionale 29/1951», poiché «non potevamo fare riferimento che alla norma regionale anche se non è stata adeguata alla legge Severino».

Ma i mancati deputati regionali non sentono ragioni. «Dopo Scala, tanti altri sono andati dall’avvocato per presentare ricorso, io lo farò domani», conferma Vinciullo. In ballo il catanese Marco Forzese (il più votato in Ap-Centristi) e il suo “gemello” palermitano Francesco Scarpinato, ma anche i messinesi Giuseppe Picciolo (di Sicilia Futura, orfana di seggio nel collegio) e Pippo Laccoto (primo dei non eletti nel Pd). Ma la lista dei «colleghi interessati all’argomento, con i quali siamo in contatto» è ancora più lunga: dal siracusano Nicky Paci (primo nell’Udc) ai dem Angelo Villari, Pippo Digiacomo e Giovanni Panepinto (primi dei non eletti rispettivamente a Catania, Ragusa e Agrigento), fino agli agrigentini Totò Cascio (Sicilia Futura) e Salvatore Iacolino (Udc). Fra gli «interessati» anche Nino Germanà, deputato regionale uscente di Ap, ben piazzato in Forza Italia nella Messina delle 17mila preferenze di Luigi Genovese. «Ma l’elenco si allunga di ora in ora. Siamo decine», gongola Vinciullo.

L’interesse che accomuna politici con storie e latitudini diverse è chiaro: «Annullando i voti dei candidati irregolari - dettaglia Vinciullo - succederebbero due cose. Si redistribuirebbero le percentuali delle liste a livello regionale e quindi Ap supererebbe il quorum. Ma, con l’esclusione dei voti di intere liste e di centinaia di candidati, cambierebbe la distribuzione dei seggi nei singoli collegi e si aprirebbero degli spazi sia per i partiti che non l’hanno preso, sia per i candidati ben collocati nelle liste con eletti».

Vinciullo gira con una montagna di carte nel bagagliaio dell’auto. «Sono le copie degli accessi agli atti che ha fatto qualcuno, anche se non tutti gli uffici circoscrizionali stanno rispondendo con rapidità e trasparenza. Evidentemente qualcuno non vuole che completiamo i nostri conteggi». E cos’è questa storia? «Già abbiamo una prima stima dei voti da annullare perché presi da candidati non in regola con la Severino: siamo già a quota 340mila. Capisce che significa? Sarà tutto rivoluzionato, la nuova Ars non sarà quella che vorrebbero insediare». Nelle scartoffie del presidente in pectore del comitato degli esclusi c’è anche una mappa che incrocia collegi e liste. Con due elenchi. «Le liste con la certificazione in regola dappertutto sono Pd, Ap, Sicilia Futura, Arcipelago, Lega-FdI, Cento Passi, tranne in una provincia, e #DiventeràBellissima, carente in due province. Ci risulta invece che i grillini non abbiano presentato i certificati adeguati alla Severino in nessun collegio. Le altre? A macchia di leopardo».

Ci spera davvero, Vinciullo. «Sarà un terremoto, fidatevi». Nessun timore di restare delusi? «No, perché i nostri ricorsi sono fondati». Segue metafora esplicativa: «Se 500 persone per partecipare a un concorso compilano un modulo basato su una legge non in vigore che si fa? Si annulla il concorso». Convincente, al di là del parallelismo elezione-concorso, ma non troppo. E allora Vinciullo sfodera il secondo esempio: «Chi vorrebbe entrare all’Ars senza requisti è come uno che entra dal fruttivendolo e pretende di pagare le mele con le vecchie lire anziché con gli euro... Sono stato convincente?».

Alquanto.

Twitter: @MarioBarresi

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