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Ars, la buonuscita per i 54 parlamentari non rieletti costa due milioni di euro

E anche se la legislatura è finita il 5 novembre, ai deputati il "mese" sarà pagato per intero

Ars, la buonuscita per i 54 parlamentari non rieletti costa due milioni di euro

Quando fu approvata la riforma dei costi della politica all’Assemblea regionale siciliana, nel 2014, uno dei tagli doveva essere quello della cosiddetta liquidazione dei deputati. Invece ecco in arrivo i soldi che anche i 54 non rieletti il 5 novembre stanno incassando in questi giorni e che costa quasi due milioni alle casse del Parlamento più antico d’Europa.

Gli assegni sono due: ci sono i circa 26.400 euro di liquidazione e gli 11.100 dell’ultimo stipendio maturato malgrado la legislatura sia finita il 5 novembre perché l’Ars nel frattempo resta formalmente in carica senza alcun compito né obbligo di riunirsi fino all’insediamento del nuovo Parlamento in data ancora da stabilire.

Dunque alla liquidazione i deputati, anche i 54 non rieletti, stanno sommando uno stipendio extra per un totale di 37.400 euro. Le cifre non sono uguali per tutti. Alcuni deputati hanno chiesto anticipazioni durante la legislatura, altri sono subentrati in corso d’opera e quindi non hanno maturato tutti gli anni che servono per la liquidazione intera.

Altri ancora sottraggono vari contributi previdenziali o diverse aliquote fiscali. In passato tanto accantonavano i parlamentari tanto veniva restituito a fine legislatura. Così funzionava fino alla fine del 2013 e così è stata calcolata la liquidazione per la legislatura che si è chiusa nell’ottobre 2012.

Dal primo gennaio del 2014 la regola è cambiata. Ed è questa che ora viene applicata ai 90 che hanno appena terminato la legislatura. Con le nuove regole ogni deputato incassa una liquidazione che è pari a una intera mensilità base lorda (6.600 euro per via dei tagli) moltiplicata per 4 anni (il periodo di validità della riforma, entrata in vigore a gennaio 2014): il totale fa appunto circa 26.400. Ma adesso l’unico sacrificio chiesto ai deputati per incassare la liquidazione è l'accantonamento non più del 6,7% mensile ma di appena l’1% dello stipendio base (diaria esclusa), che equivale a 66 euro al mese.

Il testo originario finito all’esame dell’Ars prevedeva la soppressione secca della liquidazione. Poi però è stato reintrodotto con queste nuove regole dall’emendamento firmato da Riccardo Savona, rieletto e indagato con l’accusa per truffa e appropriazione indebita nell’ambito di presunte compravendite immobiliari su cui indaga la guardia di finanza.

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