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Il Pd a Catania, un partito con i nervi a pezzi

Il Pd a Catania, un partito con i nervi a pezzi

Il Pd a Catania, un partito con i nervi a pezzi

CATANIA. Enzo Bianco, sul fare della sera, indossa i panni del pompiere. E si fa spazio, fre le fiamme della casa che brucia, con un proverbio siciliano: «Cu avi chiu sali conza ‘a minestra». Il sindaco di Catania prova a metterci una pezza. Ma il Pd, sotto il Vulcano, ha i nervi a pezzi, al termine di una giornata ad altissima tensione: accuse pesantissime, anche oltre il limite dell’offesa personale.

 

Il dibattito sul partito “cuffarizzato” diventa un pretesto per una resa dei conti. Che, evidentemente, covava da mesi. Sin dal compromesso, a questo punto carta straccia, che portò nell’ottobre del 2013 all’interregno del segretario provinciale Enzo Napoli per chiudere l’infinita telenovela fra i contendenti Jacopo Torrisi e Mauro Mangano.

Non sono nemmeno le 7,30 del mattino, quando ad aprire il fuoco è Luca Sammartino, deputato regionale vicinissimo a Davide Faraone: «Basta baroni, notabili e signori delle tessere. Basta con le lezioni di moralità tenute sempre dalle medesime persone». Un giudizio sulla situazione siciliana, ma con un preciso riferimento territoriale: «In un provincia come quella di Catania nella quale la maggior parte dei circoli non ha neanche una sede fisica e dunque viene percepito come inesistente, appare surreale che non si sia fatto neanche un calendario pubblico per la campagna di tesseramento».

Il golden boy renziano ex Articolo 4, additato di una presunta “scalata” al Pd catanese, giura: «Oggi non c’è una sola tessera che possa essere riferita a Luca Sammartino, oltre la mia, e non si tratta certamente di carenze di consenso o di seguito». E racconta: «Avevo chiesto che il tesseramento si svolgesse secondo le regole per far vivere ai tanti militanti e simpatizzanti la scelta di aderire fisicamente a un progetto fatto di idee e dei valori andando a ritirare personalmente la propria tessera. Ma i “signori delle tessere” hanno avuto paura di una simile operazione trasparenza e hanno scelto una campagna vecchia maniera, quasi “carbonara”».

Apriti cielo. Il segretario provinciale, Enzo Napoli, si dice «letteralmente esterrefatto» dall’uscita del deputato renziano, ironizzando che «probabilmente la scarsa dimestichezza con il Pd lo ha indotto in confusione». Dunque, «Sammartino cerchi i baroni altrove ed eviti le provocazioni». Il segretario chiarisce: «Nei pochi casi in cui abbiamo avuto sentore di un consistente aumento delle richieste di iscrizioni, come Bronte e Paternò, abbiamo provveduto a inviare alcuni membri della segreteria provinciale proprio per garantire che fosse garantito il massimo della trasparenza nelle procedure di adesione».

 

Niente baroni delle tessere, dunque, ma «tanti segretari di circolo che, con fatica e dedizione, cercano di far vivere e crescere il partito nel territorio». Con riflessione finale al veleno dedicata a Sammartino: «Non vorrei fosse proprio questo, paradossalmente, a non essergli di gradimento».

 

Sammartino controreplica: «Napoli mente sapendo di mentire». E lo sfida «a un confronto pubblico davanti all’organo di garanzia nazionale». Con stilettata finale: Napoli «è stato troppo impegnato nei gabinetti degli assessorati regionali per accorgersi di quanto stava accadendo nel partito che avrebbe dovuto guidare». Tanto da non «convocare neanche a convocare una direzione provinciale, né ad organizzare il tesseramento». In soccorso di Napoli arriva la “giovane turca” Concetta Raia: «Il Pd a Catania è un partito trasparente, democratico non ha mai conosciuto o alimentato forme di “carboneria” anzi tutt’altro. Purtroppo, non va negato, che in alcuni circoli si stava per verificare l’adesione per blocchi di tessere, ma va altrettanto ricordato come i segretari dei circoli, regolarmente eletti nei congressi abbiano “stoppato” prontamente. Mi dispiace che qualcuno non abbia ancora capito cosa vuol dire stare dentro un partito, nessuna paura del nuovo che avanza».

 

Ma anche il deputato nazionale Giuseppe Berretta, vicino al ministro Andrea Orlando, si toglie qualche sassolino dalla scarpa. «Anziché attaccare chi chiede una maggiore apertura del Pd, Napoli farebbe bene a chiarire i criteri e le modalità con cui è stato condotto il tesseramento nella nostra provincia Aggiungendo: «Se Sammartino è giovane del Pd, io lo sono molto meno e da tempo metto in luce i gravi problemi politici ed organizzativi del partito catanese, e non sono il solo».

Alcuni esempi? «La direzione provinciale del partito non si riunisce dal marzo scorso, il tesseramento 2015 si è protratto fino al 31 gennaio scorso e oltre, in moltissimi comuni le operazioni si sono svolte solo in extremis, mentre tanti circoli sono privi degli organismi dirigenti». Berretta denuncia inoltre che «nella città di Catania alcuni circoli di quartiere, come Ognina-Picanello, hanno lamentato episodi che hanno limitato la partecipazione dei cittadini. È questo il partito aperto e inclusivo di cui parla Enzo Napoli? ».

 

Beretta conclude il ragionamento: «Non vi è alcun dubbio: le logiche correntizie e notabilari prevalgono su tutto, purtroppo accade da anni e questo ha frenato bruscamente la voglia di partecipazione e le energie positive che ci sono ancora nel nostro partito. Non si può proseguire così e non possiamo più rimandare oltre la convocazione del congresso provinciale». Il sindaco Bianco - renziano doc, ma senza vincoli di subordinazione a Faraone e quindi senza alcun obbligo di smaccata solidarietà a Sammartino - in serata prova a trovare un equilibrio. «Bisogna aprire alle nuove realtà, senza alzare le barriere ma allo stesso tempo senza perdere la propria identità», dice. Ammettendo che a Catania «ci sono stati dei problemi organizzativi alquanto delicati», adesso auspica che nel partito «si riprenda, tutti assieme l’attività politica in modo rapido ed efficace». Ma, soltanto per smaltire le tossine velenose di ieri, ci vorranno settimane.

twitter: @MarioBarresi

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