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Guardie Mediche, l'assessore regionale alla Salute Razza: «Così riformerò il sistema»

«Le aggressioni segnalano carenze e non soltanto sul piano della sicurezza»

Guardie Mediche, l'assessore regionale alla Salute Razza: «Così riformerò il sistema»

Ruggero Razza, assessore alla Salute Regione siciliana

Assessore Razza, una delle sue prime azioni dopo l’insediamento è stato l’incontro con la dottoressa vittima dell’aggressione alla guardia medica di Trecastagni. Com’è andata?

«Avevo sentito telefonicamente la dottoressa Strano la scorsa settimana, ma non ho voluto darne notizia perché volevo prima entrare al meglio nel tema del nostro incontro per formarmi un’opinione e per avere informazioni dettagliate sulla questione delle guardie mediche. Altrimenti sarebbe stata solo una strumentalizzazione. E una donna coraggiosa, che ha sofferto una così grande ingiustizia, non può essere l’occasione di un comunicato stampa».

Cosa vi siete detti nel faccia a faccia?

«Ci siamo detti che le aggressioni nelle guardie mediche segnalano l’esigenza di affrontare finalmente una riforma di sistema di questi presidi in Sicilia».

Su che cosa dovrà essere fondata questa riforma?

«Sul potenziamento del livello di sicurezza, sulla razionalizzazione della mappa delle sedi e sull’integrazione delle guardie mediche con il sistema di emergenza-urgenza con il quale devono coesistere e scambiare informazioni».

Ha già in testa un modello?

«Ci sono dei modelli virtuosi al Nord. In alcune regioni, ad esempio, il sistema integrato di sicurezza è determinato anche dal corretto utilizzo del 118, che segnala al medico di guardia le richieste di intervento che vengono smistate alle singole guardie mediche per le visite domiciliari. Si badi bene: è soltanto uno degli esempi. Io voglio avviare un confronto in due tempi».

Quale sarà il suo primo passo?

«Prima un incontro istituzionale, alla presenza della dottoressa Strano, con gli altri suoi colleghi e colleghe che hanno vissuto vicende analoghe. E in questo contesto mi fa piacere che all’incontro abbia manifestato interesse a partecipare l’Ordine dei medici».

E il secondo tempo di questo confronto in cosa consisterà?

«Dopo questo atto doveroso, per testimoniare la vicinanza del governo e del presidente della Regione, Nello Musumeci, e a chi è stato vittima di questi incresciosi episodi, convocherò un tavolo che metta assieme le Asp e il Dipartimento regionale, concordando, laddove possibile, la presenza dei vertici delle forze dell’ordine. Anche perché garantire la sicurezza dei cittadini, anche in un contesto di strutture sanitarie, è anzitutto un compito dello Stato».

Magari ci sono decine di medici, terrorizzati nell’andare sul posto di lavoro, che vorrebbero sapere qual è il suo obiettivo e in quanto tempo pensa di raggiungerlo.

«Bisogna fare presto, ma le cose giuste necessitano dei tempi giusti. Ritengo che il primo incontro potrà tenersi subito dopo l’insediamento dell’Ars (previsto per venerdì 15, ndr) e che in seguito il tavolo tecnico potrà essere convocato entro la fine di dicembre. L’obiettivo mi sembra chiarissimo: arrivare a una soluzione che comporti la revisione del decreto assessoriale del 2010, riformando i criteri della sicurezza nelle guardie mediche in Sicilia».

La domanda di sicurezza dei cittadini, ma soprattutto degli operatori sanitari, non si limita alle guardie mediche. Aggressioni e minacce sono all’ordine del giorno in pronto soccorso e talvolta anche in corsia.

«Non c’è dubbio che sulla sicurezza dei plessi ospedalieri le aziende del sistema sanitario regionale devono fare di più. Non posso dimenticare i gravi episodi di violenza che hanno caratterizzato le cronache negli ultimi mesi. Ma attenzione: se c’è chi tollera o peggio ancora protegge determinate vicinanze o presenze scomode in alcune aree difficili delle città siciliane, mi aspetto maggiore coraggio e capacità di denuncia».

C’è stata una risposta da parte delle istituzioni?

«Ritengo di sì. E in ogni caso mi fa piacere che la Procura della Repubblica di Catania abbia attenzionato, come accaduto per il caso della dottoressa di Trecastagni, l’efficienza del nostro sistema. Ai magistrati e alle forze dell’ordine, in prima linea non soltanto a Catania, desidero assicurare la piena e leale collaborazione del governo regionale».

Twitter: @MarioBarresi

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