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Berlusconi vuole riunire i moderati

Berlusconi vuole riunire i moderati «La Regione tornerà al centrodestra»

«In politica vince chi non serba rancore. Ncd? Ci lavora Miccichè...»

Berlusconi vuole riunire i moderati «La Regione tornerà al centrodestra»

Non parla di Salvini, né di Meloni. Altri argomenti non all’ordine del giorno: Amministrative, Verdini e Mediatrade, «perché mi sta a cuore parlare dei temi siciliani, più che di quelli nazionali».

Con questa postilla Silvio Berlusconi concede una lunga intervista al nostro giornale, alla vigilia della sua visita (oggi e domani) a Palermo. Ed è chiaro che se il leader di Forza Italia - schiacciato da destra verso il centro dall’asse Lega-Fratelli d’Italia nel caos di Roma e Torino - ammette di essere «felice» quando «si creano le condizioni perché i moderati stiano tutti assieme», sta parlando ancora di Sicilia.

Eppure dall’Isola-laboratorio, come avvenuto già più volte in passato, potrebbe anche vedere la luce una nuova strategia: «Micciché sta lavorando per questo», ammette, riferendosi già alle alleanze siciliane per i candidati sindaci. Partendo da due presupposti: uno politico («Ncd è un partito costituito da persone di centrodestra») e uno umano («In politica vince chi non serba rancore»). E arrivando a una conclusione: «Il prossimo presidente della Regione sarà del centrodestra, che rappresenta già oggi il 50 per cento dei siciliani». Ma chi scenderà in campo? Per adesso Berlusconi glissa - con eleganza e altrettanta scaltrezza - sulla candidatura di Musumeci, con il quale oggi dovrebbe incontrarsi. «Abbiamo gli uomini giusti, Pogliese è uno di loro», assicura. Dicendosi certo che i siciliani hanno «un giudizio fortemente negativo» su Crocetta, un «disastro» che «mette in imbarazzo il Pd», nonostante «Renzi tenti, disperatamente quanto inutilmente, di penderne le distanze». E i grillini? «Saranno forse il primo partito nei sondaggi, ma non sono capaci di gestire una Regione grande e importante come la Sicilia». Una terra «abbandonata a se stessa» dal governo nazionale. Il simbolo dell’oblio è il Ponte sullo Stretto: un «progetto non alternativo» agli altri sistemi di trasporto, ma che «anzi sarebbe il volàno per mettere a posto anche quelli».

 

Presidente Berlusconi, arriva in una Sicilia che la accoglierà con un bagno di sole e di popolo. Magari per lei sarà un modo per disintossicarsi dai veleni delle Amministrative. Qual è l’obiettivo politico della visita?

«Sono felice di venire in Sicilia. Sono qui per dare un segnale forte: Forza Italia e il centrodestra in questa regione sono ripartiti, abbiamo grandi obbiettivi e grandi prospettive. La Sicilia si prepara a traguardi elettorali importanti, le Regionali, oltre che le Comunali nelle maggiori città. Noi vogliamo vincere, c’è bisogno di una svolta. Il disastro della giunta Crocetta mette in imbarazzo lo stesso Partito democratico».

 

La Sicilia resta comunque una frontiera di Forza Italia, come nel 1994 e nel 2001. Cos’è cambiato dal 61-0 a oggi? La nomina di Micciché a commissario in Sicilia all’fu criticata, da esponenti di Forza Italia, come un «ritorno al passato». In questi mesi la “cura Gianfranco” ha dato segni di vitalità al partito?

«Ho voluto che Gianfranco riprendesse in mano il partito perché lui è la storia di Forza Italia in Sicilia. Mi unisce a lui prima di tutto l’affetto personale, che credo davvero ricambiato, ma anche una grande stima per l’intelligenza politica che ha sempre dimostrato e per l’impegno generoso che ha messo in campo. La Sicilia è una regione complessa, fatta di tante anime diverse e con problemi davvero drammatici. Micciché ha guidato in passato Forza Italia e la coalizione ai più grandi successi, ed oggi sta lavorando per tenere tutti uniti. In un grande partito liberale è normale che ci siano opinioni diverse e anche legittime aspirazioni, ma mi pare che Gianfranco sia riuscito ad unire. Oggi tutti i segnali che mi vengono dalla Sicilia mi dicono che nella regione c’è una gran voglia di centrodestra. Che Forza Italia è di nuovo vitale e aggregante. Vengo in Sicilia per sottolineare l’importanza della missione che Gianfranco sta realizzando».

 

Le Regionali si avvicinano. Che farà il centrodestra? Salvini ha quasi bocciato Musumeci: «No a vecchie frittate». Forza Italia che ne pensa? Ha già in testa un suo candidato? Si è fatto anche il nome dell’eurodeputato Pogliese. E poi: secondo i sondaggi, il Movimento 5 Stelle oggi sarebbe il primo partito, con quasi il doppio dei consensi di Forza Italia e Pd. Il prossimo governatore sarà un grillino?

«No, il prossimo governatore sarà di centrodestra. Già oggi il centrodestra rappresenta il 50% dei siciliani. Il Movimento 5 stelle forse sarà il primo partito, anche se su questo ho molti dubbi. Ma anche se riuscissero ad arrivare primi, non hanno capacità di coalizione. E comunque i grillini non hanno la cultura di governo necessaria per gestire una regione grande e importante come la Sicilia. Non hanno le idee né gli uomini adatti. I siciliani sono persone troppo ragionevoli per correre un rischio del genere, che peggiorerebbe ulteriormente i già gravi problemi dell’isola. Quanto al Pd, dopo l’esperienza Crocetta, dalla quale Renzi ha tentato disperatamente quanto inutilmente di prendere le distanze, non vedo con quale coraggio si propongano ancora per governare. Noi siamo gli unici in grado di dare una speranza alla Sicilia. Abbiamo gli uomini giusti per farlo, e uno di loro è certamente Pogliese, ma parlare di candidature è ancora prematuro. Quello che è certo è che coinvolgeremo i siciliani, le categorie, le imprese, il mondo del lavoro e delle professioni, i giovani, perché vogliamo vincere con loro e per loro».

Ma oggi al governo della Sicilia c’è comunque Crocetta. Che giudizio dà della sua esperienza?

«Forse è più facile chiedere direttamente un giudizio ai siciliani. Il mio è come il loro: gravemente negativo. Proprio per questo invoco la necessità di una svolta, e prima sarà, meglio sarà per tutti i siciliani. Ma il mio giudizio negativo non riguarda solo l’operato del Governatore Crocetta: in questi anni ha governato grazie all’appoggio del partito che lo ha scelto, il Partito democratico. È al Pd, non solo alla persona di Crocetta, che dobbiamo chiedere conto del disastro degli ultimi anni».

Questa è anche la terra dove Ncd ha il maggiore bacino di voti. Da qualche mese appoggia, seppur sotto mentite spoglie, il governo Crocetta. Ma in molti comuni siciliani Ncd sosterrà candidati di centrodestra. Ritiene che sia davvero insanabile la frattura con Alfano?

«In politica vince chi non serba rancore. Io so che Ncd è un partito costituito da donne e uomini che vengono dal centrodestra, la cui collocazione naturale è con noi. E sono solo felice quando, come a Milano, si creano le condizioni perché i moderati stiano tutti insieme; mi auguro che questo succeda anche in Sicilia. Miccichè sta lavorando per questo, e gli esponenti di Ncd sanno che questa è per loro l’unica strategia ragionevole. Quindi sono ottimista, e so che con i moderati faremo grandi cose. La gente ci chiede di stare uniti, non divisi. La posizione di Ncd a livello nazionale ovviamente mi dispiace, ma ora stiamo parlando della Sicilia. Mi sta a cuore parlare dei temi siciliani, più che di quelli nazionali».

Il sud è assente dall’agenda del governo. Quali sono, secondo lei, i maggiori ritardi di Renzi rispetto alle esigenze del Mezzogiorno e della Sicilia?

«Le defaillances di Renzi sono ben evidenti: basta confrontare i nostri investimenti in Sicilia con i loro. Noi abbiamo realizzato la Palermo-Messina e la Catania-Siracusa, abbiamo riportato l’acqua a Palermo, dove la popolazione era ridotta a poter disporre di poche ore di acqua corrente un giorno sì e l’altro no, abbiamo portato il tasso di disoccupazione al 14%, mentre oggi è risalito al 24%. In Sicilia non è più stato investito un solo euro nelle infrastrutture. Questo non lo dico io, lo dice l’ultimo rapporto della Banca d’Italia».

 

Una delle priorità sono le infrastrutture: la Sicilia è spesso spaccata causa di crolli e interruzioni. Siamo destinati a restare un’isola isolata? Alfano ha rilanciato il progetto del Ponte sullo Stretto, ma Delrio l’ha subito ridimensionato. Renzi dice: si farà, ma prima strade e ferrovie. Il Ponte è sempre un’opera attuale e necessaria?

«La Sicilia è davvero abbandonata a se stessa, e l’abbandono del grande progetto del Ponte sullo Stretto è l’emblema di questo fallimento. Un progetto che noi avevamo creato, implementato e in buona parte anche finanziato. Certo che resto convinto che sia necessario, per avvicinare la Sicilia e i siciliani all’Europa. Non è un progetto alternativo alla sistemazione dei collegamenti ordinari, che ora si trovano in una condizione drammatica, anzi sarebbe il volano per mettere a posto anche quelli. Certo, ripartire ora significa rifare tutto, ma io credo che continui ad essere la strada da seguire. Nel frattempo, naturalmente, la Sicilia non può rimanere a pezzi, divisa in tronconi, con le strade che crollano e la ferrovia lentissima e inefficiente. Per noi la Sicilia è importante per tanti motivi, non ultimo il fatto che è la regione italiana più esposta al dramma degli sbarchi e nel possibile mirino dei terroristi. D’altronde la posizione strategica della Sicilia è anche una grande opportunità. Dobbiamo deciderci finalmente a sfruttarla davvero».

twitter: @MarioBarresi

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